Cristante: “Sono un lavoratore, sto sempre sul pezzo. Roma richiede tanto: passi da campione a scarsone in un attimo”

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Bryan Cristante, 31 anni, gli ultimi otto nella Capitale a correre su e giù per il campo con la maglia giallorossa, si confessa in una lunga intervista concessa a Sportweek per la Gazzetta dello Sport. Nato in Friuli, cresciuto a Milano, della Città Eterna il centrocampista della Roma ha assorbito usi e costumi. E qualche espressione tipica. “Confesso: mortacci tua è diventato un intercalare. Mi esce in tante occasioni, non posso farci niente. Ormai vado in automatico”.Trecentosessantaquattro presenze nella Roma: quali sono le tre che salgono sul podio? “Oddio, le tre che vanno sul podio… Le due finali di Coppa sicuramente, la prima di Conference che abbiamo vinto sul Feyenoord ma anche l’altra, dell’Europa League, persa ai rigori contro il Siviglia. Poi, senza andare troppo indietro nel tempo, ti dico l’ultima giornata di questo campionato a Verona in cui ci siamo garantiti il ritorno in Champions, una manifestazione che mancava tutti – società, giocatori e tifosi – da troppo tempo”.Otto anni a Roma pesano il doppio rispetto allo stesso periodo in un club e in una città diversi? “Ma no… Roma è una città di cui ti innamori subito, già al primo giorno. Arrivi e, dove ti giriti giri, rimani folgorato dalla sua bellezza. Lo stadio, poi, ti dà qualcosa in più: la carica dei tifosi romanisti non la scopro io, l’inno sulle note della canzone di Venditti è da pelle d’oca. Di sicuro, questa è una città che richiede tanto e che non è sempre facile. Tutto quello che ti dà – calore, entusiasmo e passione – quando le cose vanno bene si trasforma in pressione, in un’urgenza che diventa stress e non è semplice da gestire se non arrivano i risultati. È il rovescio della medaglia”.E come se ne esce? “Devi saper mantenere l’equilibrio. A Roma si passa troppo velocemente dall’esaltazione alla depressione, un giorno sei un campione e quello dopo uno scarsone… È così che si compromette una intera stagione. Quest’anno, che avessimo vinto oppure perso, siamo stati bravi a resettare appena finita la partita, concentrandoci subito sulla successiva”.Cosa significa essere capitano di una squadra come la Roma? “Sembrerà scontato, ma è davvero un onore essere il capitano di una squadra che porta il nome di una città enorme, in tutti i sensi, come questa. Ho l’orgoglio, insieme a Pellegrini o a Mancini, di trasmettere ai più giovani il senso di appartenenza a questo club così visceralmente legato alla gente che lo sostiene”.Cosa ti ha dato Mourinho e cosa Gasperini? “Non solo a me, ma a tutta la squadra, Mourinho ha dato concretezza. Ci ha trasmesso il suo carisma, inculcandoci il concetto di vittoria; il bisogno, direi, di vincere. Con lui abbiamo fatto due grandi stagioni, vincendo una Coppa e perdendone un’altra ai rigori. Mister Gasperini è forte, c’è poco da fare. lo che avevo già avuto la fortuna di averlo all’Atalanta, sapevo che bisogna solo andargli dietro perché è uno che ha fatto benissimo ovunque, e lo ha dimostrato pure al primo anno in una piazza esigente come questa”.LEGGI ANCHE – Cristante: “Roma un pezzo della mia vita. Che emozione l’inno prima della partita”Cosa ti rende così indispensabile per ogni tecnico che ti ha allenato? “Io sono un lavoratore. Mi piace andare in campo, lavorare tutti i giorni, ed essere sempre sul pezzo, fare quello che mi chiede l’allenatore. Fin da ragazzo ho sempre dato tutto”.FONTE: Gazzetta dello SportL'articolo Cristante: “Sono un lavoratore, sto sempre sul pezzo. Roma richiede tanto: passi da campione a scarsone in un attimo” proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.