Lo sfregio dell’algerino Saidi a una povera vittima, una marocchina 23enne colpevole di averlo incrociato nei sotterranei della metro di Duomo, è sfregio permanente a un sistema dove tutti sono discolpati essendo colpevoli: ciascuno nel suo ruolo, giudice, poliziotto, mettiamoci pure i mediatori, gli assistenti, gli psicoillogici, ha le sue buone ragioni per buttarla nel fatalismo legalistico, è andata così perché non si poteva far diversamente, perché le regole sono queste, perché doveva andare così.Hanno tutti la loro ragione che però sostanzia un grande torto, la rovina di una povera ragazza sfigurata per sempre perché il sistema sociale, democratico, fondato sulle norme non ha saputo né voluto proteggerla se queste norme sono congegnate, incastrate in modo da portare all’inerzia generale che si risolve nello scaricabarile dinanzi al sopruso. Un balordo magrebino acciuffato di notte perché sta razziando da macchine forzate a caso ma non possono tenerlo dentro e non possono spedirlo al centro di transito di via Corelli perché non ha precedenti formali, è un delinquente conclamato ma non va espulso avendo ricevuto da un giudice dei “termini a difesa” di sapore farsesco, fai quello che vuoi e non ripresentarti fra tre mesi che non ti vogliamo.Non poteva far niente il magistrato? Non poteva la pattuglia? Sì che potevano, magari forzando il reticolo del garantismo iniquo per amor di giustizia e di coscienza. Ma hanno preferito lavarsene le mani, tutti. Ogni legge, lo sappiamo, è suscettibile di interpretazione e per fermare un clandestino ladro flagrante basta considerarlo pericoloso socialmente quale è, tant’è vero che poche ore dopo deturpa una malcapitata per capriccio.Ad accrescere la cifra del grottesco sta il fatto che un balordo, uno sbandato del mondo non gode dei privilegi legali di un Lavitola, insomma non ci vuol niente a impacchettarlo e poi rispedirlo al suo paese: è un problema di volontà, di assunzione di responsabilità: nessuno vuole sporcarsi le mani a cominciare dal giudice che pensa: si arrangi lui e chi avrà la disgrazia di attraversargli la strada. Su X ho chiesto, esasperato, se quel giudice dorme la notte: finora hanno interagito in trentamila, segno che la mia insofferenza è ampiamente condivisa, e le risposte sono figlie di un sarcasmo disperato: “Dorme, dorme tra due guanciali, ANM e CSM”, “Dorme con 8 gocce di Piddì”. Comprensibile, ma questo andazzo, del quale mi assumo primaria responsabilità, di esorcizzare tutto con qualche ironia social è solo la ammissione della resa.Certo non scopriamo niente, certo il “corruptissima republica plurimae leges” non era una novità neppure ai tempi degli antichi romani, se una burocrazia vuole imporre l’ingiustizia formale le basta metastizzarsi, le basta moltiplicare i suoi obblighi e facoltà e divieti. In Italia, patria del Diritto dai Romani, ogni governo annuncia la guerra alle leggi inutili e ci dedica addirittura un ministero, cioè accresce la burocrazia che vuole sfoltire, e le leggi crescono sempre, per ogni cosa se ne invocano dieci, cento, con relativi nomi demenziali, “femminicidio”, “automobilicido”, “ecocidio”, mai “clandestinicidio”, e più questi titoli sono strampalati e più nella loro vaghezza paralizzano senza risolvere, sanzionano senza punire, difendono il cannibale.In Italia si stima in circa trecentomila il numero delle leggi, il 50% delle quali confliggenti, ossia per ogni legge ce n’è un’altra che la contraddice e volendo la paralizza, il che si risolve in una fiera della irresponsabilità per le istituzioni e nell’inferno in terra per gli inermi. Dal reticolo normativo deresponsabilizzante si salva il nordafricano cacciatore, non la preda nordafricana che gli passa davanti; per completare il quadro della fellonia, mettiamoci pure l’atteggiamento dell’informazione che fa finta di niente, finge di credere alle versioni ufficiale che la burocrazia giudiziaria sceglie per lavarsene le mani: “Non risultano motivazioni religiose”.E ce ne vuole, se il balordo Saidi urla alla poveretta “non osare guardarmi sono un maschio musulmano”. Ma che fa? Non conta la realtà dei fatti ma l’ufficialità della menzogna. A Perugia la magistratura ha sancito il divieto di diffondere la nazionalità degli indagati stranieri”: è una palese illegalità, una violazione del diritto di cronaca al limite della provocazione, ma la locale testata Perugia Today parla di “svolta” e di “informazione sobria e imparziale per tutelare la presunzione di innocenza e l’immagine dell’ordine giudiziario”.L’immagine di sicuro, dati gli sfondoni e le complicità diffuse, ma è un’autotutela che sa molto di omertà e di autoritarismo. La verità sta molto altrove, sta in un disinteresse che rasenta l’eversione; che poi si debba a personale indifferenza o a più oscuri intenti destabilizzanti verso un governo sgradito, è questione che lascia il tempo che trova perché quello che conta davvero, che determina la situazione è il mantenimento dell’impunità di chi adotta le decisioni. Sempre a Milano, nella stessa notte, in via Pini, subito dopo il tunnel che esaurisce la via Porpora per immettere in via Rombon, in un giardinetto prospiciente al complesso delle scuole elementari un egiziano pluripregiudicato trentottenne prima cerca di decapitare 4 patetici “city angels”, poi, non riuscendoci, ci prova con la polizia accorsa e infine mentre lo portano via accampa i suoi diritti: “Lasciatemi, devo ucciderne dieci in nome di Allah”.Gli hanno offerto una coca-cola e lo hanno lasciato andare spiegando che la motivazione fanatica era da escludere, che era colpa del riscaldamento globale. Poi si potrà dire, teorizzare che è meglio così, meglio mentire spudoratamente piuttosto che alimentare il panico; che se si viene a sapere che solo a Milano di invasati così ce ne sono cinquanta o centomila, pronti a esplodere, è la fine. Ma sono spiegazioni di comodo che mascherano la complicità come l’impotenza. Alla fine a perderci è solo una ragazza nordafricana che a Milano ha ritrovato il nordafrica, violento, criminale, maschilista, islamista, e profondamente, irrimediabilmente iniquo.Max Del Papa, 12 luglio 2026L'articolo Diciamolo: la giustizia ha aiutato Saidi a sfregiare la ragazza proviene da Nicolaporro.it.