di Francesco Pontelli – C’è un sottile filo conduttore che unisce i corridoi di Bruxelles, le torri di Francoforte e gli schermi dei nostri smartphone. Passo dopo passo, sotto la bandiera della sicurezza collettiva e della modernizzazione tecnologica, si sta delineando un’architettura sociale e digitale che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficilmente immaginabile. Due scelte politiche dell’Unione Europea, apparentemente distinte ma profondamente sinergiche, stanno infatti ridisegnando i confini delle libertà fondamentali: il cosiddetto Chat Control e l’introduzione dell’euro digitale.Il dibattito europeo è stato recentemente animato dal voto del Parlamento europeo sul rinnovo e sull’estensione delle deroghe alla direttiva ePrivacy, elemento centrale della proposta nota come Chat Control. Dietro il dichiarato obiettivo di combattere la pedopornografia e proteggere i minori online, la proposta originaria della Commissione europea prevede un meccanismo senza precedenti: obbligare, o comunque spingere fortemente, i fornitori di servizi di messaggistica, come WhatsApp, Signal, Telegram e i client di posta elettronica, a effettuare una scansione automatica e preventiva dei messaggi, delle immagini e delle comunicazioni private degli utenti.La principale criticità riguarda l’aggiramento della crittografia end-to-end, la tecnologia che garantisce che soltanto mittente e destinatario possano leggere un messaggio. Per rendere possibile il controllo ipotizzato, i software dovrebbero analizzare i contenuti direttamente sui dispositivi degli utenti prima della cifratura oppure richiedere ai gestori di creare apposite “backdoor”, ossia porte di accesso ai sistemi.In questo nuovo contesto di controllo digitale, numerosi giuristi hanno espresso forti perplessità, sostenendo che un simile sistema equivarrebbe all’apertura e alla lettura preventiva di tutta la corrispondenza cartacea, con possibili implicazioni rispetto agli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Il rischio, secondo tali critiche, non sarebbe rappresentato soltanto dagli eventuali errori degli algoritmi, i cosiddetti falsi positivi che potrebbero coinvolgere cittadini innocenti, ma anche dalla creazione di un’infrastruttura permanente di sorveglianza di massa, suscettibile di essere utilizzata in futuro per finalità diverse da quelle originariamente dichiarate.Parallelamente la Banca centrale europea prosegue il percorso verso l’introduzione dell’euro digitale, la valuta digitale della banca centrale (CBDC). Presentato come un’alternativa moderna al contante e come uno strumento per rafforzare la sovranità monetaria europea rispetto ai grandi operatori tecnologici internazionali, l’euro digitale solleva, secondo i suoi critici, interrogativi rilevanti sul piano delle libertà individuali.A differenza del contante, che garantisce un elevato grado di anonimato e piena libertà di utilizzo, una valuta emessa direttamente in forma digitale dalla banca centrale è, per sua natura, tracciabile e potenzialmente programmabile. Ciò significa che l’autorità emittente potrebbe disporre degli strumenti tecnici per registrare ogni transazione economica e, in linea teorica, introdurre limiti di spesa, scadenze di utilizzo del denaro o blocchi dei fondi sulla base di criteri normativi, fiscali o di altra natura.Sebbene le istituzioni europee abbiano più volte assicurato che il progetto rispetterà la privacy dei cittadini, la concentrazione di simili capacità nelle mani di un unico organismo tecnocratico rappresenta, secondo questa lettura, un punto di svolta per le libertà economiche, politiche e individuali.Considerati singolarmente, questi provvedimenti possono apparire come semplici riforme tecniche. Osservati nel loro insieme, delineano invece, secondo i loro oppositori, il profilo di una possibile distopia digitale.Una società nella quale lo Stato, o un’entità sovranazionale, possa monitorare in tempo reale le comunicazioni private e, contemporaneamente, esercitare un controllo sul portafoglio digitale dei cittadini. In uno scenario di questo tipo, il dissenso politico, la critica o, più in generale, comportamenti ritenuti non conformi potrebbero essere scoraggiati attraverso limitazioni economiche oppure mediante sistemi automatizzati di segnalazione delle comunicazioni.L’Europa, storicamente considerata la culla dei diritti individuali, della tutela della privacy e delle libertà civili, rischia così, secondo questa prospettiva, di trasformarsi nel laboratorio di un nuovo modello di controllo centralizzato. La transizione ecologica e digitale non dovrebbe avvenire a scapito dei diritti fondamentali, individuali e collettivi.È su questo terreno che si gioca una delle sfide più importanti per il futuro della democrazia europea.