Iran. La delegazione saudita al funerale di Khamenei: un duro colpo per Trump

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di Enrico Oliari – Sono state oltre settanta le delegazioni straniere giunte a Teheran per i funerali della Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, assassinato lo scorso 28 febbraio dagli Stati Uniti attraverso un bombardamento mirato. Il ministro degli Esteri iraniano ha definito la nutrita partecipazione dei vari Paesi come un “gesto che lascerà un ricordo inalienabile” nelle relazioni con quei Paesi e, se era scontata l’assenza dei Paesi occidentali, a dare un segnale politicamente forte è stata la partecipazione della delegazione saudita, guidata dal viceministro degli Esteri Waleed al-Khuraiji.Iran e Arabia Saudita sono nemici da sempre, sia per ragioni storiche, sia teologiche, sia per la guerra d’influenza in Medio Oriente. Tanto per dire, i ribelli Houthi dello Yemen sono finanziati e armati proprio dall’Iran e, grazie a ciò, sono stati in grado di annichilire le operazioni della coalizione araba guidata dai sauditi, arrivando persino a colpire Riyad con missili e a distruggere impianti petroliferi nel territorio saudita.La presenza della delegazione saudita al funerale di Khamenei dimostra innanzitutto che Israele è ormai un Paese isolato e che, dopo la mattanza di Gaza, la dichiarata intenzione di annettere la Cisgiordania e i molti fronti aperti da Benjamin Netanyahu (compreso l’attacco alla delegazione di Hamas a Doha, in Qatar), hanno fatto saltare definitivamente i colloqui ufficiosi per portare i sauditi negli Accordi di Abramo.Vi è poi un secondo fattore, non meno importante: l’Iran è uscito de facto vincitore dalla guerra voluta da Benjamin Netanyahu e da Donald Trump, dimostrando di essere in grado di colpire pesantemente Israele e di strangolare l’economia mondiale, una capacità di resistenza e resilienza che anche i sauditi hanno voluto riconoscere.Infine, i sauditi hanno voluto dimostrare di essere intenzionati a difendere la propria autonomia e quindi di non essere vassalli di Washington. La stessa considerazione devono averla avuta anche il Qatar, presente con il presidente del Parlamento Hassan bin Abdullah al-Ghanim; l’Iraq (Paese colpito dall’Iran nella recente guerra), presente con il presidente Nizar Mohammad Saeed Amidi; la Regione autonoma del Kurdistan iracheno (altro territorio dove gli iraniani hanno colpito obiettivi Usa), presente con il presidente Nechirvan Barzani; l’Oman, presente con il presidente del Consiglio di Stato Abdulmalik al-Khalili. Hanno preso parte, tra gli altri, le delegazioni di Pakistan, Egitto, Afghanistan, Corea del Nord, Libano, Serbia, Bulgaria, Malesia, Uzbekistan, Nicaragua, Kirghizistan, Turchia, Repubblica del Congo, Kazakistan, Turkmenistan e Namibia. Per la Russia ha preso parte alle esequie il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dimitri Medvedev.Un quadro che dimostra come l’Iran sia un Paese tutt’altro che isolato e abbia una presenza tutt’altro che trascurabile nel panorama politico internazionale. Un duro colpo per l’immagine e la politica di Donald Trump.Oltre alla Guida suprema, alla cerimonia vi erano le bare del genero, della figlia maggiore, di una nipotina di 14 mesi e della nuora, nonché moglie dell’attuale leader Mojtaba Khamenei.