di Giuseppe Gagliano – Le due esplosioni avvenute a Damasco nei pressi dell’albergo che ospitava il presidente francese Emmanuel Macron durante la sua visita ufficiale hanno riportato al centro le fragilità del nuovo corso siriano. L’attacco, che ha provocato almeno diciotto feriti, tra cui quattro agenti di polizia, ha colpito il significato politico della missione del capo dell’Eliseo, giunto nella capitale per incontrare Ahmed al Sharaa e sostenere il ritorno della Siria sulla scena diplomatica internazionale.L’episodio rappresenta un duro colpo per il nuovo governo siriano, impegnato a dimostrare di poter garantire sicurezza e stabilità dopo la caduta di Bashar al Assad. Pur senza modificare il programma della visita, le esplosioni hanno evidenziato quanto il controllo del territorio resti incompleto in un Paese ancora attraversato da tensioni interne, rivalità settarie e dalla presenza di gruppi jihadisti.Negli ultimi mesi lo Stato islamico ha intensificato gli attacchi contro le forze governative, confermando che la minaccia terroristica continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla ricostruzione politica del Paese. In una fase di transizione, anche attentati di portata limitata possono produrre un forte impatto simbolico e compromettere gli sforzi di normalizzazione.La visita di Macron si inserisce inoltre nella strategia francese di recuperare un ruolo nel nuovo equilibrio mediorientale. Dopo la fine del regime di Assad, la Siria è tornata al centro della competizione tra potenze regionali e internazionali, con Turchia, monarchie del Golfo, Stati Uniti, Russia, Iran e Israele impegnati a ridefinire i propri spazi di influenza. Parigi punta a rafforzare la propria presenza politica ed economica partecipando alla futura ricostruzione del Paese.Proprio la ricostruzione rappresenta la sfida decisiva. La Siria necessita di ingenti investimenti nelle infrastrutture, nell’energia, nelle telecomunicazioni e nei servizi essenziali, ma l’instabilità continua a scoraggiare governi e investitori. Senza un effettivo controllo della sicurezza, la prospettiva di attrarre capitali stranieri resta infatti estremamente limitata.Le esplosioni di Damasco dimostrano quindi che il riconoscimento internazionale del nuovo governo non può prescindere dalla capacità di garantire ordine e stabilità. La Siria resta sospesa tra il superamento del vecchio regime e la costruzione di un nuovo equilibrio politico, mentre la normalizzazione continua a dipendere dalla capacità dello Stato di imporre il proprio controllo sul territorio.