Meta ha fatto marcia indietro su una delle funzioni più contestate degli ultimi giorni: la possibilità di generare immagini AI taggando account Instagram pubblici, introdotta con il modello Muse Image, è stata disattivata dopo un'ondata di critiche. La funzione, annunciata martedì, permetteva a chiunque di usare i contenuti di qualsiasi profilo pubblico come riferimento per generare immagini con l'AI, senza che il proprietario dell'account avesse dato il proprio consenso.Meta ha aggiornato il proprio blog post con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni: "Abbiamo ascoltato i feedback che indicano che questa funzione non ha centrato l'obiettivo, quindi non è più disponibile." L'azienda ha precisato che l'intenzione era offrire uno strumento creativo e dare alle persone il controllo sull'uso dei propri contenuti pubblici, ma evidentemente la realtà era ben diversa. Il problema centrale era strutturale: il sistema era opt-out per impostazione predefinita, il che significa che chiunque avesse un profilo pubblico su Instagram era automaticamente incluso, a meno che non andasse a cercare l'opzione di esclusione nelle impostazioni. Un meccanismo che, come spesso accade, la stragrande maggioranza degli utenti non avrebbe mai trovato.Le reazioni più dure sono arrivate da chi lavora sulla tutela delle persone vulnerabili. Haley McNamara, direttrice esecutiva del National Center on Sexual Exploitation, ha dichiarato: "Non solo questo erode ovviamente i nostri diritti sulla nostra immagine, ma è uno strumento ovvio per il sextortion e altri truffatori. Adottare un design ad alto rischio e poi mettere sulle spalle degli individui l'onere di fare opt-out è inaccettabile." Anche il Screen Actors Guild aveva già raccomandato ai propri iscritti di disattivare la funzione, diffondendo le istruzioni per farlo.L'articolo Meta disattiva la funzione AI che usava le foto Instagram senza consenso: ecco i dettagli sembra essere il primo su Smartworld.