Come si "parlano" gli animali tra loro?

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La comunicazione interspecifica, quella cioè che avviene tra animali di specie diverse, potrebbe sembrare un evento eccezionale: è molto diffusa l'idea che lo scambio di informazioni sia riservato ai membri del proprio gruppo tassonomico, che sicuramente capiscono quello che viene loro "detto".In realtà, la comunicazione interspecifica è onnipresente in natura, e usa una altrettanto enorme varietà di segnali per funzionare: uno studio su Animal Behavior raccoglie tutto quello che sappiamo sull'argomento.. Un mondo di comunicazioniLo studio è una review di una sessantina di studi, firmata da altrettanti ricercatori che lavorano nei campi più disparati, dalla zoologia alla linguistica. È la più ampia raccolta mai pubblicata di studi incentrati sulla comunicazione interspecifica, e comprende esempi da ogni angolo del regno animale, dai pesci agli insetti fino ai mammiferi. In generale, lo studio definisce "cooperazione" un'attività che richiede che gli individui coordinino il tempismo delle loro azioni per ottenere risultati utili a entrambi.. Gli esempi si sprecano: i facoceri, per esempio, hanno inventato una serie di "pose" che incoraggiano gli uccelli a pulirli – una sanificazione dai parassiti in cambio di un buon pasto, come succede anche nei pesci pulitori, che hanno imparato a muoversi in modo tale da comunicare ai pesci predatori "non sono da mangiare, sono qui per pulirti".Ci sono anche casi che coinvolgono gli umani, per esempio quello degli uccelli indicatori che, con il loro canto, indicano ai locali dove si trovino gli alveari più vicini.. Scambio di serviziIn generale, comunque, si possono notare alcuni trend. Il più importante è che la comunicazione interspecifica ruota sempre intorno a uno scambio: due esemplari di specie diverse che si coordinano per accedere a fonti di cibo, oppure che barattano la protezione dai predatori in cambio di servizi specifici; nei casi più estremi c'è chi comunica per salvarsi la vita, come fanno certe larve di farfalla che "parlano" alle formiche con vibrazioni e segnali chimici per convincerle a non farsi mangiare.. Gli autori fanno anche notare che non tutta la comunicazione interspecifica è prevedibile: ci sono segnali che variano a seconda del contesto. Per esempio il modo in cui certi delfini indicano ai pescatori dove gettare le reti, sapendo che ci guadagneranno un pasto: in diverse parti del mondo, i cetacei hanno sviluppato segnali diversi, in una sorta di dialetto condiviso.Lo studio si chiude mettendo in guardia contro il rischio di concentrarsi solo sui segnali più evidenti (di solito quelli visivi) quando si studiano queste comunicazioni: ce ne sono altrettanti meno visibili ma non meno importanti..