Quanto mi costa? Ecco la raccolta firme contro le promesse irrealizzabili in campagna elettorale

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In campagna elettorale i partiti fanno a gara a chi promette di più, proponendo mirabolanti tagli di tasse e aumenti di spesa, ma i cittadini sanno quanto costa realizzare queste promesse e da dove verranno i soldi per finanziarle? L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ha stimato che, alle elezioni del 2018 e del 2022, ci sono state forze politiche che hanno promosso nei loro programmi misure da 140-150 miliardi all’anno. Una volta al governo, poi, i vincitori hanno dovuto ammettere che non c’erano abbastanza risorse per realizzare le misure proposte.Per affrontare la questione, la Fondazione Einaudi e l’economista Carlo Cottarelli hanno lanciato oggi in Senato la campagna “Quanto mi costa?”: una raccolta di firme online, con relativa mobilitazione social di cittadini e volti noti, a sostegno del disegno di legge “Misure per la trasparenza dei programmi elettorali dei partiti”, depositato a inizio legislatura proprio da Cottarelli, nella sua breve esperienza da parlamentare. È possibile sottoscrivere la petizione, che chiede al legislatore di discutere in aula il provvedimento, ai link fondazioneluigieinaudi.it e change.org. “Si tratta di approvare una norma di civiltà che ha come fine quello di rendere più serio e trasparente il dibattito politico”, ha detto il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto. “La campagna elettorale è, per definizione, il momento più alto della democrazia, forse con questa legge la finiremo di fare la gara a chi la spara più grossa”.Il disegno di legge stabilisce che i programmi elettorali per le elezioni politiche dovranno indicare obbligatoriamente non solo quello che i partiti propongono di fare, ma anche il costo delle misure e le relative fonti di finanziamento. “Legittimo dire che le maggiori spese o i tagli di tasse saranno finanziati facendo nuovo debito”, ha spiegato Cottarelli, “ma lo si deve dire chiaramente indicando alternativamente le coperture, come il taglio di altre spese o l’aumento di altre tasse”. Per evitare che le previsioni dei partiti siano irrealistiche, il testo affida all’Ufficio Parlamentare di Bilancio il compito di fornire una valutazione su quanto indicato nei programmi. “Altri Paesi avanzati seguono un simile approccio”, ha sottolineato Cottarelli. “Nei Paesi Bassi l’Ufficio per l’Analisi della Politica Economica (CPB), ispirato dal primo premio Nobel per l’economia Jan Tinbergen, valuta da decenni i programmi elettorali dei partiti. L’adesione è volontaria, ma è ormai prassi consolidata. Svezia, Australia, Canada fanno la stessa cosa e questa pratica si sta diffondendo a nuovi Paesi, tra cui la Grecia”.Il disegno di legge, spiega il segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini, “potrebbe essere subito discusso al Senato come provvedimento a sé stante o trasformato in un emendamento da includere alla legge elettorale in via di approvazione alla Camera”.Hanno già aderito all’iniziativa personalità note come Tito Boeri, Ferruccio De Bortoli, Sebastiano Barisoni, Giordano Bruno Guerri, Davide Giacalone, Luciana Lamorgese, Giacomo Poretti e Fabio Fazio. “Non si tratta di limitare la libertà politica dei partiti, né di impedire proposte ambiziose, si tratta di rendere il confronto politico più responsabile e più rispettoso dei cittadini”, si legge nella petizione. “Del resto, faremmo mai amministrare il nostro condominio da qualcuno che ci promette un nuovo ascensore, ma non ci dice quanto costa e come si finanzierebbe la spesa? Eppure, per il Condominio Italia facciamo proprio questo. È ora di cambiare”.