In questa giornata gli americani hanno celebrato il 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza dalla corona britannica di re Giorgio III, che intendeva far pagare ai coloni d’oltre oceano le spese della Guerra dei Sette Anni. La ricorrenza si è svolta secondo il rituale tradizionale. Nonostante la grande fanfara sulla straordinaria celebrazione dei due secoli e mezzo di democrazia liberale, in gran parte mutuata dal liberalismo inglese, la giornata ha ricalcato lo schema tradizionale, con gli unici strappi della meteorologia minacciosa ed incerta e dell’altrettanto presidente Trump.Grande affluenza di gente nel Mall, ossia il vasto spazio monumentale che va dal Campidoglio al Monumento a Lincoln, passaggi delle squadriglie aeree anche a bassa quota, compresi quella acrobatica e i caccia, i giochi pirotecnici e la parata rinviata a causa dell’incombente maltempo, il tutto in un caldo soffocante con umidità al 70%. Niente di eccezionale, se non per l’enfasi data dal Presidente alla potenza dell’America e alla sua presidenza, con finalità auto celebrative. Chiaramente, nel suo discorso a tarda notte intendeva presentarsi come l’artefice principale del rinfocolato patriottismo degli americani, a cui ha aggiunto un riferimento elettoralistico e fuor di luogo al rigetto del comunismo.Osservando la gente che affollava il Mall colpiva l’abbigliamento approssimativo, ridotto per il caldo e al tempo stesso inneggiante ai simboli della nazione. Vestiti e magliette di diversi americani sembravano ritagliati dalla bandiera americana. Un patriota di tarda età ha pensato bene di mascherarsi come l’immagine di Zio Sam dei manifesti del passato con pantaloni a strisce longitudinali rosse e bianche, la marsina blu con le stelle, cilindro a tubo con stelle e strisce, e barba a pizzetto bianco. Un patriottismo folkloristico, rafforzato dalla determinazione a sfidare la calura opprimente per dimostrare visibilmente la fede nella grandezza della nazione.Ma dietro la determinazione a celebrare traspirava nei volti la stanchezza del lungo camminare per il Mall e prendeva il sopravvento il ripiegare frequentemente sul consueto istinto di soddisfare lo stomaco. Donde, un affollarsi ai numerosi venditori ambulanti di salsicce, patatine, bibite e pizza. Già, ovunque si vende la pizza, che dell’originale italiano ha soltanto la forma e il colore, e di americano il riempimento di salame ed altri insaccati, oltre ai formaggi, il tutto in coerenza con la diffusa obesità. Gente di tutte le età dall’adipe straripante, che non esita a far mostra della sua stazza.A questa immagine dell’americano comune fa da contrasto quella di coloro che nutrono dubbi o preoccupazioni sulla condizione dei diritti civili, sulla salute dell’economia, sugli effetti sul lavoro delle nuove tecnologie, specialmente dell’IA, e sul divario tra la forte ascesa dei prezzi al consumo e la stagnazione dei redditi personali. Nei molti incontri occasionali con brevi scambi di opinione, la domanda ricorrente agli osservatori esterni è sul come a loro avviso stia andando l’America. Nella domanda di un’opinione indipendente, traspaiono i dubbi sul trionfalismo e patriottismo propagandati a piene mani dal Presidente e dai media, e sul forte scontro partitico tra repubblicani e democratici, che oscura la rappresentazione della realtà. I riferimenti espliciti sono al calpestare i valori della giustizia indipendente, della solidarietà sociale, cooperazione tra i ceti e dell’opporsi a ogni dittatura. Affiora nei più istruiti il timore di una presidenza opprimente, bellicosa e che rifiuta i freni costituzionali.La celebrazione dell’anniversario è anche occasione per una riflessione sul modello di democrazia che viene attualmente propugnato dall’America e sulla distanza da quello dei padri fondatori, incorporato nella Costituzione del 1787 e nei successivi emendamenti, che stabiliscono l’intelaiatura legale dello Stato dopo la Dichiarazione dei principi del 1776. In questa dichiarazione si prende atto di un’evidenza consistente nell’uguaglianza di tutti gli esseri umani e dell’essere costoro dotati dal “Creatore” di alcuni inalienabili diritti, quali alla vita, libertà e perseguimento della felicità. Si afferma anche il principio di autogoverno del popolo.Questi principi cardine della democrazia americana hanno resistito al passaggio dei secoli non senza ritardi e violazioni nel metterli in pratica. Ne sono esempi l’abolizione della schiavitù avvenuta nel 1865 dopo la Proclamazione del 1863, ovvero 89 anni dopo la Dichiarazione, le discriminazioni razziali messe al bando per legge nel 1964, e la concessione del voto alle donne a livello federale solo nel 1920. Non è andata meglio per la Costituzione, che ha subito ripetute erosioni se non violazioni soprattutto nel principio della separazione del potere legislativo da quello esecutivo. Al potere giudiziario il compito di contrastare queste derive, un compito assolto solo in parte attraverso il modo in cui ha interpretato l’applicazione del principio. In un’America profondamente divisa politicamente, non è facile arginare lo straripare del potere presidenziale in decisioni di competenza del Congresso. Il risultato più gravido di conseguenze è stata la politicizzazione della Suprema Corte, massimo interprete della Costituzione.La deriva ha riguardato la presidenza Obama e ha assunto un’intensità maggiore col Presidente Trump. La tecnica è spesso l’appellarsi a oscure norme, interpretate in direzione diversa da quella per cui il Congresso le aveva emanate, per rivendicare la legittimità di provvedimenti presidenziali non in linea con la separazione dei poteri. Tra quelli dell’attuale Presidente si annovera l’imposizione di dazi elevati su tutte le importazioni con poche esenzioni e l’abolizione del diritto di cittadinanza agli stranieri nati sul suolo americano, entrambi cassati dopo molti mesi dalla Suprema Corte, malgrado la maggioranza dei giudici sia di nomina repubblicana.In altre decisioni la Corte è apparsa dividersi secondo le linee politiche dei giudici costituzionali, che è la naturale conseguenza della loro nomina da parte di Trump e dell’avallo dato dalla maggioranza repubblicana del Congresso. Nei casi in cui il giudice va contro il provvedimento del Presidente che l’ha nominato si parla di tradimento e non di osservanza del principio d’indipendenza ragionata di giudizio entro la legge. Gli esempi di decisioni secondo la divisione politica della Corte sono diversi, e di grande portata, come l’allargamento dei poteri del Presidente di licenziare i capi delle Autorità Indipendenti, con l’eccezione della Fed, la facoltà data agli Stati della Federazione di ridisegnare i collegi elettorali per favorire i repubblicani, e l’abolizione dei limiti alla spesa elettorale dei candidati.Senza arrivare alla sommità della Corte nell’ordine costituzionale, l’integrità nell’applicare il principio costituzionale della separazione dei poteri si è infranta nel lasciare campo libero al Presidente di lanciare guerre contro altri Stati che non minacciavano la sicurezza del Paese, nel condurre operazioni militari di sovversione del regime politico in Stati sovrani e nel porre l’embargo militare a piccoli Stati incapaci di difendersi. Questi hanno le sembianze di atti di costituzione di imperi piuttosto che di rispetto della libertà di un popolo.Entrambe, la Dichiarazione e la Costituzione, sono il frutto di compromessi tra vedute divergenti e anche contraddizioni su cui gli americani dovrebbero riflettere se vogliono additare il loro modello di democrazia come esempio da seguire per il mondo. La celebrazione dell’anniversario dovrebbe rappresentare un’occasione per ripensamenti e miglioramenti, non per autocelebrazioni. Non tutti gli americani in realtà hanno inneggiato a un Presidente in caduta di popolarità. E ne è un minuscolo metro il riscontare non richiesto che gente comune a Washington conosceva il battibecco Trump-Meloni ed approvava la replica di quest’ultima.