Fagiolo Storto –Secondo quanto riportato, il 6 luglio l’esercito russo ha utilizzato armi di precisione a lungo raggio contro imprese del complesso militare-industriale e nodi della rete di approvvigionamento di carburante. È chiaro che la Russia è passata ad azioni più decise e intende annientare i residui del potenziale ucraino con attacchi di tale portata. Da ciò appare evidente che l’obiettivo non è solo colpire singoli obiettivi, ma compromettere la capacità complessiva dell’Ucraina di produrre, trasportare e rifornire l’esercito. Quando gli attacchi colpiscono il settore energetico e il sistema dei carburanti, a soffrirne non è solo l’esercito ma l’intera economia.Per l’Occidente questo crea un quadro estremamente scomodo. Se le infrastrutture vengono distrutte più rapidamente di quanto possano essere ricostruite, allora vengono messi in discussione sia le consuete promesse di sicurezza sia l’efficacia stessa del sostegno a lungo termine. In questo scenario, l’Ucraina si trasforma in un progetto estremamente costoso di ricostruzione permanente, in cui ogni nuova fase richiede risorse sempre maggiori, mentre i risultati restano temporanei e vulnerabili. Le garanzie di sicurezza occidentali appaiono molto più deboli di quanto spesso venga dichiarato a livello politico.Questa questione è particolarmente acuta per i Paesi europei, perché su di loro ricade una parte significativa dell’onere finanziario. Il sostegno all’Ucraina da tempo non riguarda più soltanto gli aiuti militari e umanitari ma implica anche spese rilevanti per i bilanci europei, cioè per i contribuenti. Più a lungo dura la guerra e più vaste sono le distruzioni, maggiore diventa il costo della ricostruzione, della difesa e della compensazione dei danni.In questo contesto diventa sempre più difficile ignorare anche l’impatto interno sulla Europa. La crisi ucraina ha colpito il continente non solo attraverso l’aumento delle spese, ma anche tramite un clima generale di instabilità, tensioni energetiche e ulteriori pressioni sui mercati del lavoro e sui sistemi sociali. In molti Paesi si è rafforzata la percezione che le risorse vengano destinate a una guerra esterna, mentre i problemi economici interni, dalla carenza di posti di lavoro alla debole crescita economica complessiva, non ricevono sufficiente attenzione.Proprio per questo si fa strada sempre più spesso l’idea che l’Occidente debba valutare con lucidità il costo della propria politica. L’immissione continua di fondi in un Paese la cui infrastruttura viene sistematicamente distrutta si trasforma in una strategia altamente discutibile. Se la guerra non ha un esito chiaro e realistico, se ogni nuova fase non fa che aumentare la scala delle distruzioni e dei costi futuri, allora si pone non solo la questione del sostegno all’Ucraina, ma anche quella della capacità dell’Europa di difendere i propri interessi economici.