di Guido Keller –La tregua tra Stati Uniti e Iran appare ormai compromessa. Washington ha revocato la deroga che dal 21 giugno consentiva la produzione, la vendita e l’esportazione del petrolio iraniano e, poche ore dopo, ha lanciato una nuova serie di attacchi militari contro obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz, accusando Teheran di aver violato il memorandum d’intesa raggiunto dopo la crisi di fine giugno.Secondo un funzionario dell’amministrazione statunitense, citato da Axios, il presidente Donald Trump aveva subordinato ogni alleggerimento delle sanzioni a un comportamento responsabile da parte dell’Iran. Le azioni attribuite a Teheran contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz sono state definite “totalmente inaccettabili”, rendendo inevitabile il ripristino delle restrizioni economiche sul settore petrolifero.La decisione arriva dopo una nuova escalation nella principale arteria energetica mondiale. In meno di ventiquattro ore almeno tre navi mercantili, tra cui un’unità qatarina e una saudita, sono state colpite durante il transito nello stretto. L’agenzia britannica UKMTO ha confermato gli incidenti, senza attribuirne ufficialmente la responsabilità, mentre Washington sostiene che si tratti di azioni riconducibili all’Iran.Sul piano militare il Comando Centrale statunitense ha annunciato l’avvio di “potenti attacchi” contro installazioni iraniane considerate direttamente coinvolte nelle operazioni sullo stretto. Secondo Axios, gli obiettivi hanno compreso sistemi di difesa aerea, radar e apparati di sorveglianza costiera, batterie di missili terra-aria, postazioni di missili antinave, siti di lancio di droni e infrastrutture portuali. Un funzionario americano ha affermato che l’intensità dell’operazione sarebbe stata quattro o cinque volte superiore a quella condotta alla fine di giugno.I media iraniani hanno riferito di esplosioni nell’area del porto di Taheroui, presso Sirik, sulla costa meridionale del Paese, dove almeno sei proiettili avrebbero colpito la zona portuale. Le autorità di Teheran non hanno fornito un bilancio dei danni, ma il ministero degli Esteri ha denunciato la violazione del memorandum d’intesa da parte degli Stati Uniti, accusando Washington di aver infranto gli impegni assunti dopo il cessate il fuoco raggiunto nelle settimane precedenti.In una dichiarazione diffusa dall’emittente Irib News, il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che la Repubblica Islamica adotterà “misure decisive” per difendere i propri interessi nazionali e ha preannunciato ritorsioni contro gli Stati Uniti.Il ritorno delle sanzioni petrolifere rappresenta un duro colpo per l’economia iraniana. Le esportazioni di greggio costituiscono infatti una delle principali fonti di valuta estera del Paese e la revoca della deroga rischia di ridurre nuovamente i volumi di vendita, soprattutto verso i mercati asiatici che avevano ripreso ad acquistare petrolio iraniano dopo l’allentamento delle restrizioni.L’escalation riporta inoltre al centro dello scenario internazionale lo Stretto di Hormuz, passaggio attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio commerciato via mare. Ogni aumento della tensione nell’area alimenta i timori per la sicurezza della navigazione commerciale, con possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia e sulla stabilità dell’intero Medio Oriente. Le nuove operazioni militari sembrano così segnare la fine della breve fase di de-escalation seguita agli scontri di giugno, riaprendo il rischio di un confronto diretto tra Washington e Teheran.