Gio, 9 Lug 2026Esattamente vent’anni fa gli Azzurri sconfiggevano la Francia ai calci di rigore, salendo sul tetto del mondo per la quarta volta nella loro storia.DiMarco SacchiCondividi l'articolo(Foto: Shaun Botterill/Getty Images)Ci sono 70mila persone all’Olympiastadion di Berlino e oltre 25 milioni di spettatori davanti alla televisione in Italia, quando alle 22.42 del 9 luglio 2006 Fabio Grosso prende la rincorsa. Davanti a lui c’è Fabien Barthez, alle spalle un Paese intero che trattiene il fiato. È il rigore decisivo della finale mondiale tra Italia e Francia, che permette agli Azzurri di laurearsi campioni del mondo per la quarta volta nella loro storia.Fabio Grosso non calciava un rigore da cinque anni, dai tempi del Chieti in C2. Ma in quel Mondiale era già diventato uno degli uomini del destino: decisivo all’ultimo minuto contro l’Australia negli ottavi di finale (grazie a un rigore generoso procuratosi ne finale di gara), protagonista indiscusso nella semifinale contro la Germania con il gol che ha aperto la strada alla finalissima. A Berlino, dal dischetto, sceglie l’angolo opposto al tuffo di Barthez. La palla entra, l’Italia è campione del mondo.È l’apoteosi della Nazionale di Marcello Lippi, il punto più alto di una generazione capace di resistere a tutto: alla pressione, allo scandalo Calciopoli esploso poche settimane prima in Serie A, alle difficoltà di una finale durissima. Una partita in cui la Francia ha messo in difficoltà la Nazionale, ben prima dell’episodio destinato a entrare nella storia: la testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi.Un’espulsione rimasta nella memoria collettiva non solo per la portata simbolica — l’ultima partita della carriera di Zidane — ma anche per le modalità della decisione arbitrale. Una sorta di “primo caso VAR” ante litteram, quando la tecnologia ancora non era entrata sul terreno di gioco: l’arbitro Horacio Elizondo espulse il capitano francese dopo il confronto con gli assistenti, in seguito a un episodio sfuggito inizialmente alla sua visuale.Vent’anni dopo, quella notte resta una delle immagini più potenti della storia sportiva italiana. Ma è anche l’ultimo grande bagliore mondiale del nostro calcio. Italia-Francia del 9 luglio 2006 è stata infatti l’ultima partita a eliminazione diretta giocata dagli Azzurri in un Mondiale. Da allora, il vuoto:eliminazione ai gironi nel 2010 in Sudafricaaltra uscita nella fase a gruppi nel 2014 in Brasilepoi le mancate qualificazioni al Mondiale 2018, al Mondiale 2022 e al Mondiale 2026.Nel mezzo l’Italia ha saputo anche tornare sul tetto d’Europa, vincendo l’Europeo nel 2021 a Wembley contro l’Inghilterra. Un’impresa straordinaria, arrivata ai rigori come a Berlino, che ha regalato un’altra notte indimenticabile al calcio italiano. Ma il Mondiale, da allora, è rimasto un territorio proibito: mai più una gara da dentro o fuori, mai più un quarto, una semifinale, una finale.Per questo il 9 luglio 2006 è una ricorrenza dolce e amara. Dolce, perché quella notte resta irripetibile: i rigori di Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso; Buffon decisivo su Zidane nei supplementari; Cannavaro monumentale; Lippi portato in trionfo; la Coppa sollevata al cielo di Berlino. Amara, perché quel trionfo non è diventato l’inizio di un nuovo ciclo mondiale, ma l’ultimo capitolo di una stagione irripetibile.Le ragioni sono tante: la difficoltà nel valorizzare i giovani, un sistema dei vivai spesso più concentrato sul risultato immediato che sulla formazione, una Serie A che per anni ha perso terreno economico e tecnico rispetto ai principali campionati europei. Problemi profondi, ai quali il successo europeo del 2021 ha dato sollievo e orgoglio, ma non una soluzione definitiva.Eppure, proprio perché il presente è così distante, quella notte di Berlino conserva una forza ancora maggiore. Nella pancia dell’Olympiastadion, nello spogliatoio dei campioni del mondo, entrarono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la ministra dello Sport Giovanna Melandri. Quella foto, vent’anni dopo, non sbiadisce, ma il calcio italiano è chiamato a ritrovare la strada smarrita da quella notte in poi: perché il ricordo di Berlino resti un punto di partenza, e non soltanto l’ultima immagine di un tempo che sembra non tornare più.Developed by 3x1010