Qui al bar non abbiamo ancora visto l’Odissea razzialmente corretta di Christopher Nolan, ma intanto ci rallegriamo del fatto che il Premio Strega si possa vincere a prescindere dalle patenti ideologiche delle femministe. A conquistarlo, infatti, è stato il favorito della vigilia, lo scrittore Michele Mari, con il suo “I convitati di pietra”, edito da Einaudi. L’autore era finito sulla graticola per una sua uscita, allorché aveva detto che la compianta Michela Murgia era una donna arrabbiata e frustrata a causa della sua bruttezza. Commenti che avevano indotto ad avviare una crociata un’altra finalista dello Strega, amica personale della Murgia: Teresa Ciabatti, che poi si è classificata penultima. Nel frattempo, Mari si era pure scusato, sostenendo di non aver mai voluto offendere la defunta scrittrice per il suo aspetto fisico.Il punto è che, sull’onda della polemica, si era persino levata la richiesta di escludere lo scrittore dalla competizione. Il solito tremendo siparietto del woke, incapace di distinguere gli artisti dalle loro opere, prigioniero della nevrosi della pulizia linguistica e dello psicoreato. L’organizzazione dello Strega ha resistito. E a spuntarla è stato non solo il libro che è piaciuto di più, ma se vogliamo, anche quello del candidato meno “impegnato”. Basti dire che il secondo classificato, Matteo Nucci, nel suo intervento ci ha tenuto a ricordare il “genocidio del popolo palestinese”. Gente fatta con lo stampino, serigrafie della sinistra quasi colta, perfette per le torride serate mondane della Roma d’estate. Presto andremo anche al cinema a guardare Nolan. Intanto, godiamoci questa piccola sconfitta del woke, messo alla porta proprio lì dove era stato di casa.Il Barista, 9 luglio 2026L'articolo Forse il woke è morto pure allo Strega proviene da Nicolaporro.it.