Proletari di tutto il mondo unitevi, i proletari non hanno nulla da perdere se non le loro catene, la storia di ogni società è storia di lotta di classe, la religione è l’oppio dei popoli: con la fuffa retorica quel gran ciarlatano di Marx ci avrebbe potuto riempire la Biblioteca di Alessandria, nelle sue fumisterie rivoluzionarie ognuno si può servire a piacere e invece la regola aurea del comunismo è una sola, molto semplice, sempre quella e sempre bella: c’è sempre un comunista più comunista che te rompe li cojoni. Il comunista, infatti, è un buono a nulla ma alienato e come tale agitato dall’irrefrenabile impulso a litigare, dividersi, scindersi, farsi fuori, contestarsi, detestarsi; così come l’Islam il comunismo è un sistema ideologico fondato sull’odio fanatico e omicida. Sempre e dovunque, al Politburo come a Posillipo.A Napoli, per esempio, l’esordio del campolargo coi soliti Fantastici 4, Lella, Conte e il duo impresariale del peggio, Bonelli&Fratoianni, parte col botto e manca poco diventi camposanto. Succede, e siamo già al grottesco, che il neogovernatore Fico li raduna tutti a piazza del Gesù per gasarsi dopo appena 7 mesi di gestione, in un remake del film “Abbiamo sconfitto la povertà”, oggi risolta in “vi ho dato l’acqua pubblica”, ma non fa in tempo a celebrarsi che subito scoppia la bagarre: alcuni provocatori di Potere al Popolo, l’ala oltranzista a sinistra di ogni sinistra, fanno un fuoricampo, cominciano a menare, a strappar bandiere, sono lì per un motivo, senza riguardo per la Serena Bortone che, armata delle migliori intenzioni propal, difende la notoria tradizione di equilibrio e assoluta indipendenza dai partiti dell’informazione Rai.I cani arrabbiati di PAP latrano, quelli sul palco s’incazzano, Conte, nella più convincente imitazione di se stesso, li invita a “smeddere di vare i venomeni e venire gui a barlare”, il compagno Tesla, il Frato, ci prova con il suo vaniloquio da liceale fuori quota ma non incanta nessuno, la Lella pare la Donna Invisibile, Bonelli, in mancanza di sassi da tirare ai balordi, sbrocca e (che poca fantasia, che prevedibilità) li definisce fascisti vannacciani che fanno il gioco delle destre. Un cinema!Comunismo, malattia infantile del casinismo. Finisce al solito modo, da assemblea studentesca nel gran sbracciare frenetico da oggi le comiche, urla, insulti, bestemmie, sputi modello allenatore dell’Egitto, uno sportivo vero, un musulmano moderato, mancano solo le torte in faccia ma i buffoni ci stanno tutti. Davvero un esordio spettacolare, nel segno dell’unità e della concordia. Ma che fa? Nell’immaturità congenita dell’alienismo diciassettista niente può mai andar bene, c’è sempre il nemico da assaltare perché possibilista, trattativista, riformista di merda, no, noi vogliamo tutto, subito, adesso e voi siete dei falsi rivoluzionari, dei rinnegati.No, compagni, non cadete nelle provocazioni, noi andiamo lontano, verso il governo, il potere, ma non al popolo, il popolo va guidato, gestito, salvato da se stesso, dalle sue smanie e illusioni, dai suoi fraintendimenti: eccolo l’eterno conflitto tra il burocratismo partitocratico leninista e il velleitarismo anarcoide balordo di quelli che la rivoluzione la sbraitano ma non la faranno mai e un po’ perché non sanno da dove si comincia e molto perché gli sta bene il tatticismo sul quale sputano, se poi ce n’è anche per loro. Il comunismo è la solita farsa delle teste calde che, come diceva Peppone “sono dei bravi ragazzi ma hanno un po’ la malattia giovanile dell’estremismo”. Ma una farsa non innocua, come una fiera che se sfugge di mano può diventare pericolosa, degenerare per anni senza che nessuno riesca domarla.Nel 1963, pochi mesi prima di morire, il segretario PCI Togliatti va alla Normale di Pisa a tenere un discorso e un giovane corsista presuntuoso lo attacca in fama di calabrache, di parolaio: è un trauma, come bestemmiare in Chiesa, il leader europeo prediletto da Stalin gode di un’aura comunista sacrale, “il Migliore” non ha mai osato discuterlo nessuno all’interno del partito, figurarsi un ragazzino spocchioso, ma il ragazzino è lì per provocare e Togliatti pare quasi scioccato, forse sente per la prima volta messo in discussione il suo potere illimitato: “Ci provi lei a fare la rivoluzione”. “Ci provo, ci provo” risponde beffardo Adriano Sofri, non ancora capo di Lotta Continua. Dicono che il ‘68 sia cominciato da lì, che la deriva terroristica a sinistra sia partita da lì. Esagerazioni, forse, ma si potrà anche dire, e questo è meno campato per aria, che dietro la controversa condanna per l’omicidio del commissario Calabresi ci sta la memoria elefantesca del partito, il PCI non dimentica, neanche a trenta, quaranta anni di distanza. Fonti mai confermate riferiscono di un dialogo in galera fra Sofri e d’Alema, “Tu Massimo lo sai cosa è successo e perché io sto dentro, è il partito che se l’è legata al dito” e il successore del Migliore che non risponde ma annuisce, non obietta, lascia capire che è proprio così.Altri tempi e gli scalzacani di PAP non sono i boss di LC, sono solo tafani che rompono i coglioni il giusto ma non azzardano gesti inconsulti, provocazioni tafazzesche: il teppismo, il terrorismo a prato basso la sinistra lo ha appaltato ai maranza, ai clandestini che si possono sempre far passare per pazzi e invece fanno il lavoro sporco di pungolare il governo di destra, di tenerlo sulle spine col ricatto dell’insicurezza. E anche questo è un segreto di Pulcinella come lo è il fatto che la sinistra del campolargo, barricadera a parole ma molto meno nei fatti, non vuole rogne, non può permettersi di indispettire il cattocomunista Mattarella, che la garantisce, né di mettersi contro l’Unione Europea che provvede a far fuori Vannacci ma in cambio chiede una moderazione di facciata, una responsabilizzazione formale. Vedete come hanno subito disinnescato la mina vagante Salis, come le hanno fatto subito capire che la fuffa barricadera va bene ma la rivoluzione dei balocchi va lasciata ai falliti dei centri sociali, agli esaltati di Potere al Popolo.Alla fine, il comunismo sta tutto qui: nell’inesausto conflitto tra gli impazienti, gli immaturi, i sanguinari che vogliono il potere servito caldo sulla canna del fucile e chi ha imparato che è meglio la Tesla oggi, che la rivoluzione Godot può benissimo risolversi in un pranzo di gala. Certo a Napoli non c’è la dialettica tragica della storia, non le infamie della Terza Internazionale contro le socialdemocrazie, è una patetica scena ridicola tra sanculotti e paraculi e se ne può anche ridere, si può osservare che il campolargo parte col botto, ma è meglio non dimenticare che questi sono, restano comunisti in mille sfumature di rosso, come tali buoni a niente ma capaci di tutto, e, appena possono, del peggio. Ma un peggio senza fondo, abissale, all’occorrenza infame. Senza eccezioni.Max Del Papa, 9 luglio 2026L'articolo Che ridere il Campo Largo contestato: c’è sempre uno più comunista che ti rompe li cojoni proviene da Nicolaporro.it.