Il BarBIP è una nuova realtà milanese, finalizzata all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità; ne parlo particolarmente con piacere per due ragioni: si trova in via Solari 22, poco distante da casa mia, e inoltre, mi ha incuriosito, fin da subito, la sua denominazione: il locale che “toglie l’asterisco alla disabilità”.Al suo interno, sulla parete più in vista si legge la frase alquanto significativa che non lascia alcun spazio a interpretazioni: “Bip è il suono della censura. L’asterisco è il suo segno. Per anni ha coperto parole, storie, persone. Anche la disabilità, spesso, è stata trattata così: da segnalare e da attenuare. Noi abbiamo scelto di togliere l’asterisco”. Tale scritta riassume in modo chiaro la filosofia del bar, espressa già molto bene nel nome “BarBIP”. “Bip” è il segnale sonoro, che per molti anni in televisione, ha coperto parole o parte del discorso, giudicati offensivi e inappropriati. Secondo gli ideatori del locale, qualcosa di simile, in passato, è avvenuto nei confronti delle persone con disabilità, le stesse, per diverso tempo, sono state identificate attraverso una definizione, una diagnosi o un limite, e non per le loro capacità, aspirazioni e caratteristiche personali. Da tale assioma è nato il claim ”Togli l’asterisco. Guarda davvero”; l’asterisco, simbolo grafico e logo del bar, rappresenta proprio “quell’ettichetta” che rischia di oscurare la persona; pertanto, a tutti i clienti viene chiesto di andare oltre i pregiudizi e le categorie, per incontrare gli individui, ognuno con la sua storia, con la propria personalità e il loro percorso.Anche se il BarBIP è di recente apertura, la sua storia ha radici lontane. Agli inizi degli anni 80, in un gruppo di amici, tra cui c’era un ragazzo con disabilità, nato nella Parrocchia di Santa Maria del Rosario di Milano, progressivamente entrano sempre più persone fino a diventare una comunità. L’impegno della stessa è sempre stato un work in progress rivolto a promuovere una reale autonomia delle persone disabili. Nel tempo, l’attenzione si è concentrata sull’inserimento lavorativo, tematica molto discussa dalle Istituzioni e dall’opinione pubblica, ma, dal punto di vista pratico, le opportunità sono frammentarie, limitate e poco valorizzanti. In tale scenario poco rassicurante, BarBIP si pone come una realtà economica concreta, aperta al pubblico e integrata nella vita del quartiere. I ragazzi con disabilità che lavorano nel locale, infatti, hanno ognuno un ruolo attivo e non marginale, accolgono i clienti, prendono gli ordini, servono ai tavoli, imparando e sviluppando competenze che le possono essere utili anche in altri contesti lavorativi. Lo sforzo maggiore è rivolto a far si che il bar non sia un luogo di separazione, ma aperto a tutti, concepito come un punto di incontro dove la normalità delle relazioni di tutti i giorni contribuisca a superare gli stereotipi e le distanze. I clienti che entrano per bere un caffè, non trovano una narrazione costruita intorno alla disabilità, ma semplicemente persone che lavorano.Particolare è anche la sua connotazione economica. BarBIP, essendo una cooperativa sociale, senza fini di lucro, tutti gli introiti vengono utilizzati per la stessa progettualità: ampliare le attività della cooperativa, finanziare percorsi formativi, e supportare altre iniziative.A “InVisibili” una delle ragazze che lavora al BarBiP ha raccontato: “Mi chiamo Maria, ho 22 anni e ho iniziato a lavorare in questo bar a maggio. È la mia prima esperienza lavorativa: non avevo mai provato a lavorare in un bar prima d’ora, ma mi sto trovando davvero bene sia con i colleghi che con i clienti. In questo periodo ho già imparato a fare molte cose: a preparare il caffè, a prendere le ordinazioni con il palmare, a portare i vassoi ai tavoli e anche a sparecchiare. L’ambiente qui è tranquillo e sono davvero felice di questa nuova esperienza“.