Così la Cina prova a ricucire con Bruxelles

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Deve essere proprio così, la Cina ha paura di perdere l’Europa. Per quanti muscoli e spregiudicatezza abbia mostrato nella sua politica industriale fuori dai confini, sembra proprio che Pechino non possa fare a meno del mercato unico a cielo aperto più grande del mondo. Tutto sembra collimare con quanto affermato, pochi giorni fa, in un’intervista a questo giornale dall’economista e saggista, Carlo Pelanda. Da quando Bruxelles ha alzato la voce, dando tempo fino a ottobre al Dragone per ripianare un deficit commerciale da 360 miliardi, ai piani alti del partito comunista si è mosso qualcosa. D’altronde, con gli Stati Uniti in modalità barricata ormai da tempo, per la Cina è arrivato il momento di lavorare di realismo.E dunque, non stupisce come in questi giorni il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si stia adoperando per provare a ricucire i rapporti con alcuni Paesi membri. Come hanno chiarito dallo stesso staff del capo della diplomazia cinese, Pechino “spera che l’Ue rimanga aperta, eviti una legislazione restrittiva, allenti le limitazioni alle esportazioni di prodotti ad alto valore aggiunto verso la Cina e promuova un saldo commerciale positivo tra Cina e Ue”. Un messaggio che stride con il tono adottato da alcuni funzionari cinesi di fronte al crescente deficit commerciale con il Dragone e soprattutto con le parole del presidente francese Emmanuel Macron che, dopo la sua visita a Pechino a dicembre, ha definito la situazione tra Cina e Ue “una questione di vita o di morte” per l’industria europea.Wang ha compiuto il viaggio in quattro Paesi, tra cui Olanda e Danimarca. “Il viaggio di Wang Yi non mira tanto a risolvere immediatamente le tensioni commerciali tra Ue e Cina, quanto a impedire che si trasformino in una guerra”, ha affermato Zhu Tian, economista e vicepresidente della China Europe International Business School di Shanghai. “I Paesi nordici sono interlocutori utili perché sono economie aperte, ma sono anche attenti alla sicurezza”, ha aggiunto l’esperto. Insomma, per il Dragone è l’ora di tendere la mano, prima che sia troppo tardi.Un atteggiamento dimostrato anche dalle indicazioni giunte, nelle stesse ore della trasferta di Wang Yi, da un altro peso massimo del governo cinese, il ministro del Commercio, Wang Wentao. Per il quale, rivolgendosi all’Olanda, la “Cina auspica che la parte olandese crei un ambiente equo, giusto e prevedibile per le imprese cinesi che investono nei Paesi Bassi e mantenga la stabilità delle catene di approvvigionamento e industriali”. Pechino, dunque, è disposta a rafforzare “la cooperazione con la controparte olandese in settori quali la produzione avanzata, l’innovazione tecnologica, la transizione verde e i servizi moderni”, ha affermato Wang, aggiungendo che il ministero auspica inoltre la promozione di una corretta risoluzione delle controversie che coinvolgono le aziende interessate. Mano tesa.