I sogni di una transizione indolore e trainata esclusivamente dalle fonti intermittenti di energia si scontrano, ancora una volta, con la dura realtà dei numeri. Il rapporto 2025 dell’Energy Institute sui trend dell’energia mondiale fotografa una realtà inequivocabile, in cui i consumi energetici globali continuano a crescere senza sosta, registrando un aumento dell’1,7 per cento nell’ultimo anno. Questa dinamica, alimentata dallo sviluppo economico dei paesi emergenti, dimostra che la fame di energia del pianeta non è destinata a placarsi.A trainare questa impennata è soprattutto la domanda di elettricità, salita del 3% a causa dell’elettrificazione dei consumi tradizionali e dell’esplosione dei data center legati all’intelligenza artificiale. Queste infrastrutture digitali hanno bruciato da sole ben 788 Terawattora nel mondo, una cifra che doppia abbondantemente l’intero consumo elettrico dell’Italia. Di fronte a questa imponente richiesta di potenza, affidarsi unicamente a eolico e solare è un azzardo che l’Occidente industrializzato non può permettersi.Il record dei combustibili fossiliLa narrativa dominante celebra la crescita delle rinnovabili, ma i dati strutturali raccontano una storia molto diversa. L’elettricità copre appena il 20 per cento dei consumi energetici globali, mentre il restante 80% dell’energia primaria è saldamente nelle mani dei combustibili fossili. Gli analisti dell’Energy Institute non parlano infatti di sostituzione delle fonti, bensì di un fenomeno di pura addizione energetica, in cui le nuove tecnologie verdi si limitano ad affiancare il petrolio, il gas e il carbone per tentare di soddisfare la nuova domanda, senza scalzare i vecchi pilastri.Nel corso del 2025, i consumi in valore assoluto di petrolio, carbone e gas hanno battuto ogni record precedente, raggiungendo un nuovo picco storico. Questo significa che, nonostante gli enormi investimenti miliardari nel settore dell’eolico e del fotovoltaico, le emissioni totali di gas serra sono aumentate ancora dell’1 per cento. La decarbonizzazione basata sull’intermittenza è un vicolo cieco, poiché le economie moderne esigono un’erogazione di energia costante, sicura e a prezzi competitivi, un profilo che solo le fonti programmabili possono garantire.Leggi anche:Arriva il nucleare? Via libera alla Camera: cosa succede oraIl campo largo salta in aria sul nucleareElettricità meno tassata del gas: il piano Ue riapre la partita del nucleareIl monopolio cinese sulle tecnologie verdiUn altro fattore critico che dovrebbe allarmare i decisori politici occidentali è la distribuzione geografica della filiera tecnologica legata alla transizione. La Cina esercita un quasi-monopolio assoluto, avendo installato più solare di Stati Uniti ed Europa messi insieme e controllando oltre la metà della produzione mondiale di batterie. Per l’Occidente, legarsi a doppio filo a questa catena del valore non significa affatto conquistare l’indipendenza energetica, ma soltanto sostituire la vecchia dipendenza geopolitica dai produttori di idrocarburi con una nuova sottomissione industriale verso Pechino.A ciò si aggiunge il drammatico problema delle infrastrutture di distribuzione. L’integrazione di milioni di impianti rinnovabili, per loro natura parzialmente prevedibili, sta mettendo a dura prova le reti elettriche, provocando parziali blackout locali durante i picchi estivi di domanda. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha calcolato che gli investimenti necessari per adeguare i sistemi di trasmissione mondiali ammonterebbero a decine di migliaia di miliardi, cifre astronomiche che rischiano di trasformare la rete nel vero e proprio collo di bottiglia della transizione.Il ritorno del nucleare come unica scelta razionalePer uscire da questa trappola economica e geopolitica, lo sviluppo dell’energia nucleare emerge come una necessità matematica per l’Occidente, l’unica in grado di coniugare l’abbattimento delle emissioni con la stabilità delle forniture industriali. I segnali globali indicano che i mercati più dinamici si stanno già muovendo in questa direzione, con l’area dell’Asia-Pacifico e i paesi del Golfo che guidano la costruzione di nuovi reattori. Sebbene gli Stati Uniti mantengano il primato della produzione mondiale, la Cina sta recuperando terreno a ritmi forzati anche in questo comparto basato sulla stabilità della potenza erogata.La lezione storica degli shock petroliferi ci ricorda che la vera sovranità energetica si ottiene diversificando verso fonti ad alta densità e scientificamente affidabili. L’Occidente non può permettersi il lusso di deindustrializzarsi inseguendo l’utopia di un sistema energetico alimentato da sole rinnovabili e condizionato dal meteo. Integrare il nucleare nel mix energetico non è più una scelta ideologica, ma l’unico approccio pragmatico e liberista per garantire l’efficienza dei mercati, la competitività delle imprese e la sicurezza strategica delle nazioni libere.Enrico Foscarini, 9 luglio 2026L'articolo Energia: ecco perché il nucleare è necessario proviene da Nicolaporro.it.