Milano, i rider si ribellano all’ordinanza anti caldo: «Senza consegne come arriviamo a fine mese?»

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A Milano, l’ordinanza che impone la sospensione delle consegne in bici nelle ore più calde della giornata ha incontrato la resistenza proprio di chi vorrebbe tutelare: i rider. Le nuove regole approvate dalla giunta di Beppe Sala sono entrate in vigore ieri, mercoledì 8 luglio, quando nel capoluogo lombardo il termometro ha toccato i 38 gradi. Una temperatura ben sopra le medie stagionali e, soprattutto, pericolosa per chi è costretto a lavorare sotto il sole tutto il giorno.Cosa prevede l’ordinanzaL’ordinanza del Comune di Milano impone la sospensione automatica delle consegne in bici, oppure il rallentamento dell’algoritmo che assegna gli ordini ai ciclofattorini, nelle ore più calde della giornata, ossia dalle 12.30 alle 16. Il problema è che per molti rider questa novità non rappresenta un passo in avanti. Chi lavora per piattaforme come Deliveroo e Glovo, che pagano i propri fattorini a cottimo, non lavorare significa non portare a casa uno stipendio.La protesta dei rider: «Ho una famiglia da mantenere»«Se non consegniamo, non mangiamo. Non possiamo perdere quattro ore di lavoro durante il picco giornaliero delle consegne. Ho moglie e figli da mantenere in Etiopia, durante il periodo estivo la città si svuota ed è già difficile riuscire ad arrivare a 500 euro di stipendio», racconta Jamal, un rider, al Corriere. L’ordinanza di Palazzo Marino, inoltre, impone ai committenti di dotare i fattorini di abbigliamento idoneo per il caldo e mettere a disposizione acqua potabile fresca. Eppure, quelle prescrizioni sembrano destinate a rimanere carta straccia. «L’acqua me la compro da solo, con l’azienda non abbiamo contatti», spiega Enver, un altro rider.La protesta dei sindacatiNei ristoranti e fast food del centro città, a girare sono soprattutto i rider dotati di scooter o automobile e quindi non interessati dalle restrizioni dell’ordinanza anti caldo. «Lavorare con queste temperature è disumano, ma la soluzione non può essere lasciare i lavoratori senza stipendio», commenta Elena Lott, dell’Unione sindacale di base. E intanto, senza ammortizzatori sociali o un contratto che li inquadri come dipendenti subordinati, i rider sono costretti a scegliere se morire di caldo o di fame.Foto copertina: ANSA/Paolo SalmoiragoL'articolo Milano, i rider si ribellano all’ordinanza anti caldo: «Senza consegne come arriviamo a fine mese?» proviene da Open.