Turchia. Trump riapre agli F-35, Ankara torna al centro della strategia americana

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di Giuseppe Gagliano – La possibile riammissione della Turchia nel programma degli F-35 segna un’importante svolta nei rapporti tra Washington e Ankara e riflette un mutamento degli equilibri strategici all’interno della Nato e nel Medio Oriente. Donald Trump ha annunciato la revoca delle sanzioni contro la Turchia, lasciando intendere che il ritorno di Ankara nel programma dei caccia di quinta generazione è ormai una concreta opzione politica.La scelta risponde a precise esigenze geopolitiche degli Stati Uniti. La Turchia è considerata un alleato indispensabile nel Mar Nero, grazie al controllo degli stretti, in Medio Oriente per il suo ruolo in Siria e Iraq e nel Mediterraneo orientale, dove incide sulle rotte energetiche e sulle dinamiche di sicurezza regionali.La crisi tra i due Paesi era esplosa nel 2020 dopo l’acquisto da parte di Ankara dei sistemi missilistici russi S-400, decisione che aveva portato all’esclusione della Turchia dal programma F-35 e all’imposizione di sanzioni americane. Oggi Trump punta a superare quella frattura, anche se resta l’ostacolo del Congresso, che mantiene il divieto di vendita finché gli S-400 resteranno operativi.Sul piano militare, gli F-35 rafforzerebbero sensibilmente le capacità operative turche, integrando Ankara in una rete avanzata di comando, sorveglianza e guerra elettronica. Proprio questo scenario suscita la forte opposizione di Israele, che teme di perdere l’esclusività tecnologica di cui ha goduto finora nella regione.Il confronto tra il governo israeliano e quello turco si è ulteriormente irrigidito. Il premier Benjamin Netanyahu considera la Turchia di Recep Tayyip Erdogan un avversario politico, mentre Ankara continua ad accusare Israele per la sua politica nei confronti dei palestinesi. In questo contesto, la questione degli F-35 assume un valore che va ben oltre quello militare, diventando un indicatore delle priorità strategiche degli Stati Uniti.La partita coinvolge anche interessi economici di primo piano. Il rientro della Turchia nel programma consentirebbe la riattivazione della sua partecipazione alla filiera industriale del velivolo e consoliderebbe i rapporti tra le industrie della difesa dei due Paesi. Per Washington significherebbe inoltre ridurre il rischio che Ankara rafforzi ulteriormente la cooperazione militare con Russia e Cina.Trump ha inoltre apprezzato la posizione turca durante il recente confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran, sottolineando come Ankara non abbia ostacolato la strategia americana. Un elemento che conferma come l’attuale amministrazione privilegi una valutazione pragmatica degli alleati basata sulla loro utilità strategica piuttosto che sulla fedeltà politica.La vicenda dimostra come la Nato sia sempre più un’alleanza caratterizzata da interessi divergenti e negoziati continui. Gli Stati Uniti cercano di recuperare la Turchia senza compromettere il rapporto con Israele, mentre Ankara punta a ottenere tecnologia occidentale preservando la propria autonomia strategica, confermandosi uno degli attori più influenti nello scenario euroasiatico e mediorientale.