Elly Schlein ha un problema. Anzi, più di uno. Il primo si chiama sondaggi. Il secondo si chiama Giuseppe Conte. Il terzo, forse il più grave, si chiama Pd. Perché l’ultimo sondaggio dell’Istituto Ixè, arrivato come una secchiata d’acqua gelida sulla vigilia del Nazareno, racconta una cosa piuttosto semplice: il Partito democratico continua a perdere terreno. In tre mesi è passato dal 23,4% al 21,4%. Due punti secchi lasciati per strada. Non proprio un dettaglio per un partito che dovrebbe guidare l’opposizione, rappresentare il perno del centrosinistra e prepararsi, almeno nelle intenzioni, a sfidare Giorgia Meloni per Palazzo Chigi.Certo, anche Fratelli d’Italia arretra. Il partito della premier scende al 27,5%, perdendo lo 0,9%. Ma la differenza è evidente: Meloni perde meno di un punto e resta ampiamente prima. Schlein ne perde due e vede restringersi la distanza dagli alleati. Il Movimento 5 Stelle, infatti, cala appena dello 0,1%, passando dal 12,9% al 12,8%. Alleanza Verdi e Sinistra, invece, cresce: dal 6,9% al 7,1%. Tradotto: nel centrosinistra il Pd arretra, i grillini tengono e la sinistra più radicale avanza. E questo, per Schlein, è il vero campanello d’allarme.La coalizione nel suo complesso può anche non andare male. Anzi, numericamente può persino apparire competitiva rispetto al centrodestra. Ma il punto politico è un altro: chi comanda lì dentro? Perché se il Pd perde peso, se Conte resta stabile e se Bonelli-Fratoianni crescono, il baricentro si sposta inevitabilmente a sinistra. E il partito che dovrebbe fare da architrave finisce per diventare un inquilino tra gli altri.È qui che si misura la debolezza della leadership di Schlein. La segretaria dem non riesce a convincere fino in fondo i suoi, fatica a parlare ai moderati, inquieta i riformisti e, per tenere insieme il cosiddetto campo largo, è costretta a digerire tutto. I diktat degli alleati, le fughe in avanti, le sparate ideologiche. Anche quando arrivano da Giuseppe Conte.Il leader del Movimento 5 Stelle ha detto: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti”. Una frase che, nel pieno della guerra in Ucraina e con Mosca che continua a bombardare, ha fatto saltare sulla sedia Carlo Calenda: “Lo dice mentre i russi bombardano tutti i giorni l’Ucraina”. Poi l’affondo diretto al Pd: “Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?”.Domanda scomoda, ma inevitabile. Perché Schlein può davvero permettersi di tacere? Può il Pd, partito che vorrebbe presentarsi come forza europeista, occidentale e di governo, continuare a far finta di nulla quando il suo principale alleato accarezza tesi che sembrano strizzare l’occhio alla propaganda putiniana?Il punto non è solo l’Ucraina. Il punto è la credibilità. Un conto è fare opposizione. Altro conto è mettere insieme tutto e il contrario di tutto pur di costruire un’alleanza elettorale. Un giorno europeisti, il giorno dopo ambigui sulla Russia. Un giorno riformisti, il giorno dopo massimalisti. Un giorno governo responsabile, il giorno dopo comitato permanente del “no”.E in mezzo c’è Schlein, che dovrebbe guidare e invece spesso sembra inseguire. Insegue Conte, insegue Avs, insegue le sensibilità interne del Pd, insegue il mito del campo largo. Ma più insegue, più il Pd perde centralità. E più il Pd perde centralità, più la leadership della segretaria appare fragile.Non a caso i riformisti sono in allarme. Per loro il sondaggio Ixè non è soltanto una fotografia numerica, ma un segnale politico: il Pd sta smettendo di essere il baricentro naturale del centrosinistra. E se la distanza con il Movimento 5 Stelle si accorcia, la domanda diventa brutale: perché Conte dovrebbe accettare la leadership di Schlein? E perché gli elettori moderati dovrebbero fidarsi di una coalizione in cui la linea la dettano i più radicali?Il paradosso è tutto qui. Schlein voleva rifondare il Pd, ma rischia di consegnarlo a un ruolo subalterno. Voleva allargare il campo, ma il campo si sta allargando a sinistra. Voleva unire l’opposizione, ma per farlo deve ingoiare ogni posizione degli alleati, anche quelle più imbarazzanti. Leggi anche:Che ridere il Campo Largo contestato: c’è sempre uno più comunista che ti rompe li cojoniEcco perché al Nazareno il sondaggio Ixè pesa più di quanto si voglia ammettere. Non dice soltanto che il Pd ha perso due punti. Dice che Schlein non è riuscita, almeno finora, a trasformare la sua leadership in una proposta politica capace di attrarre nuovi consensi. Dice che il partito arretra mentre gli alleati condizionano la linea. Dice che il campo largo può forse sommare voti, ma rischia di sottrarre identità al Pd. Settembre, con le eventuali primarie, non è poi così lontano. E se questi numeri dovessero consolidarsi, la domanda non sarebbe più soltanto quanto vale il Partito democratico. Ma quanto vale davvero la leadership di Elly.Massimo Balsamo, 9 luglio 2026L'articolo Psicodramma Schlein: l’ultimo sondaggio fa tremare il Nazareno proviene da Nicolaporro.it.