Per chi lavora in un’azienda privata, negli ultimi trent’anni l’età media di pensionamento è aumentata di oltre 7 anni. A rivelarlo è il Rapporto annuale dell’Inps. Se nel 1995 si andava mediamente in pensione a 57 anni e 7 mesi d’età, oggi si è passati a 64 anni e 10 mesi. L’aumento è particolarmente evidente per chi accede alla pensione di vecchiaia, la cui età media si colloca stabilmente intorno ai 67 anni a partire dal 2020. Le pensioni anticipate, invece, seguono una dinamica più irregolare: dopo il massimo osservato nel 2020, pari a 62,1 anni, l’età media si attesta a 61,7 anni nel 2025.L’impatto della legge Fornero e di Quota 100Il principale elemento di discontinuità degli ultimi 30 anni, neanche a dirlo, sono le novità introdotte nel 2011 con la legge Fornero. L’innalzamento dei requisiti contributivi e il superamento della precedente pensione di anzianità hanno determinato un aumento visibile dell’età media. Piccola inversione di tendenza solo tra il 2019 e il 2021, per via dell’introduzione di Quota 100, che ha consentito l’uscita dal mondo del lavoro con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Con il superamento di Quota 100 e il passaggio a misure con platee più contenute, come Quota 102 e Quota 103, le serie sono tornate nuovamente a salire.L’Inps boccia l’assegno unico: «Meglio bonus nidi e smart working»Nel rapporto annuale dell’Inps spunta anche un commento alle varie misure di welfare e ai relativi impatti sul mondo del lavoro. L’istituto, in particolare, boccia alcuni incentivi come l’assegno unico e il bonus natalità, che possono anche contribuire a far aumentare le nascite, ma «rischiano di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro se non accompagnati da interventi complementari». Per sostenere l’occupazione femminile e ridurre le difficoltà legate alla cura dei figli, l’Inps suggerisce di puntare su altri strumenti. Due su tutti: il bonus asilo nido e il lavoro da remoto.Un lavoratore su sette è stranieroPer quanto riguarda la composizione del mercato del lavoro, i dati Inps mostrano che tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra Ue sono cresciuti di oltre il 35%. Il risultato è che oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero. «Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche. Esso evidenzia come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con percorsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare», ha spiegato Gabriele Fava, presidente dell’Inps.Foto copertina: ANSA/Federico Perruolo | Il presidente dell’Inps, Gabriele FavaL'articolo L’Inps boccia assegno unico e bonus natalità: «Frenano il lavoro femminile. Meglio bonus nido e smart working» proviene da Open.