Non c’è solo l’aver scelto una vittima “a caso”. Non c’è solo il periodo di detenzione nel Regno Unito. Non c’è solo quell’essere sparito nel nulla per settimane, senza che i genitori manco lo cercassero. Ora dal passato (e dal presente) di Lamin Saidilly, l’attentatore che a Milano ha accoltellato il povero Gerardo Pastore la cui unica colpa era quella di prendere un caffè al bar La Giada di via Capecelatro, spunta una fotografia di un fedele musulmano inginocchiato a pregare Allah con al fianco un mitra.Lo riporta Repubblica, che mostra la foto del profilo WhatsApp di Saidilly il giorno dopo il suo silenzio di fronte al Gip (che oggi, con ogni probabilità, confermerà la detenzione a San Vittore in attesa del processo per tentato omicidio aggravato dai futili motivi). Nelle perquisizioni a casa del padre, inoltre, chi indaga ha trovato anche una copia del Corano e bigliettini manoscritti con l’esplicita volontà di “compiere azioni violente”. Saidilly, da quando era tornato a Conegliano Veneto, era passato anche dal centro islamico Masjid As-Salam. Nelle carceri inglesi (dove era finito per rapina) aveva raccolto anche provvedimenti disciplinari e si era guadagnato l’espulsione nel 2025. Poi il ritorno in Italia, quindi il folle attacco col coltello. Ben 22 fendenti brutali. Senza un perché.Il pm Elio Ramondini, che coordina l’indagine gli agenti diretti da Serafina Di Vuolo, scava insomma nel passato del gambiano per capire se si sia ispirato ai “lupi solitari”. Al momento gli elementi raccolti non fanno ancora propendere verso l’accusa di terrorismo, ma la pista non viene esclusa. Nessuno lo ha sentito urlare “Allah Akbar”, come spesso accade. Ma questo può anche non significare nulla. A inquietare sono quei biglietti in cui, scrive la Digos di Treviso, “l’estensore manifesta la volontà di compiere gesti violenti anche con l’uso di coltelli e lame”.Nell’ultimo mese Lamin ha smesso di lavorare dopo un diverbio con il capo. È rientrato a Conegliano, abitava col padre senza però – pare – partecipare alle spese. “Il primo luglio sera gli ho chiesto di mostrarmi quanti soldi aveva sul conto — ha spiegato il padre a chi indaga — e lui se n’è andato. Ma non è mai stato in cura e non ha mai dato segni di radicalizzazione. Frequentava l’associazione islamica e poi pregavamo insieme in casa”.L'articolo Lamin Saidilly, c’è l’islam dietro l’atacco? Spuntano la foto col mitra e strani bigliettini proviene da Nicolaporro.it.