Qui si colpisce la gente a caso. Ma non vi viene in mente niente? Proprio niente? Davvero niente?Modena. Maggio 2026. Salim El Koudri, 31 anni, origini marocchine, si lancia sulla folla con la sua autovettura a cento all’ora, in via Emilia. È un sabato pomeriggio. E il centro a quell’ora è particolarmente affollato. Colpisce chiunque gli capiti a tiro. Falciando le persone come fossero birilli. Così. A caso. Tu. Tu. Tu. Lui a bordo della sua vettura decide chi deve vivere e chi deve morire. Chi deve perdere le gambe. Chi no. Finisce la sua corsa contro la vetrina di un negozio. Pochi giorni dopo si scopre che ce l’aveva con i cristiani. Perché gli stavano negando il lavoro. Nella casella di posta elettronica dell’università, vengono trovate delle mail dove riversava il suo odio. “Bast*rdi cristiani di me*da voi e il vostro cristo lo br*cio”.Milano. Luglio 2026. Lamin Saidilly – origine si può dire? Gambiane. Ah no giusto, vi diranno che vive in Veneto – con una lama di 20 centimetri sferra venti coltellate a un uomo di 55 anni che stava bevendo il caffè seduto tranquillamente in un bar. La vittima non conosceva l’aggressore.Anche qui a caso. Anche qui il reo decide chi deve vivere e chi deve morire. Tu sì. Tu no. Tu sì. Tu no. Il pm gli contesta il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, in quanto sarebbe uscito in strada per “cagionare la morte” della prima persona che potesse essere facile bersaglio. Come quell’altro. Anche quell’altro si era messo alla guida, puntando una via affollata del centro, con l’intento di colpire chiunque gli capitasse a tiro. Senza motivo. Per carità, non che ci sia un motivo per colpire qualcuno.Ma è quel “a caso” che dovrebbe farci rabbrividire. Che dovrebbe farci balzare tutti sulla sedia, mentre l’Italia dorme. È quel “a caso” che dovrebbe farci fare uno scatto, che dovrebbe terrorizzarci tutti, perché quando qualcuno colpisce a caso, nessuno è escluso. Non c’è motivo. Non c’è spiegazione. Non è un regolamento di conti. Non c’è nessuno spazio socio temporale che ci illuda di poterlo scampare. Siamo tutti coinvolti. Episodi così, sono sempre più. Scivolano via, come passano i servizi sul meteo. Se ne parla per alcuni giorni, e poi torna tutto come prima. Chi prova a parlarne, a lanciare allarmi, viene epitetato come razzista, xenofobo, falso allarmista, sensazionalista. Chi invece se ne sta ipocritamente zitto, viene elogiato, quasi premiato, come se incarnasse lo spirito del “bravo cittadino”, perché cerca di capire le ragioni che possono condurre gli uomini così nel baratro. Come se stare zitti, fosse un dovere morale. Chi invece racconta i fatti, è solo uno che vuole l’attenzione del pubblico per suscitare scalpore. E la narrazione diventa una colpa.No. Non c’è nessun scalpore da suscitare. Parla la realtà delle cose. Non c’è nessuna ragione da comprendere in un gesto del genere. Non c’è nessuna ragione da giustificare in una persona che si scaglia con l’auto a gran velocità sulle persone. Così come non c’è alcuna giustificazione per una persona che sferra venti coltellate a un uomo mentre beve il caffè, perché a prima vista non gli sta simpatico.Quando l’hanno preso, Lamin Saidilly ha detto: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”. Qui nessuno ce l’ha con gli immigrati, ma passare anche da fessi, questo no. È quel “mi sono divertito” che fa inorridire. E quel “appena esco” che suona come uno schiaffo. Un ceffone al Paese che lo accolto. Perché qui sta tutta l’impunità che continua a farsi strada lungo le pieghe, le piaghe e i cavilli della giustizia.Volete altri esempi? Sharon Verzeni. Uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, Bergamo. Per questo omicidio è stato condannato Moussa Sangare, trentunenne di origini maliane nato in Italia, e fermato circa un mese dopo. Anche lui aveva colpito a caso. Aveva dichiarato di aver scelto la vittima in modo del tutto casuale e di aver agito per “provare un’emozione forte” o “per noia”. A Sharon – che ormai era morta, povera – i perbenisti le contestarono che non avrebbe dovuto trovarsi di notte per strada da sola.Al signor Gerardo, di Milano, invece, cosa contestiamo? Che non doveva andare a bere il caffè la mattina in un bar di San Siro?Serenella Bettin, 7 luglio 2026L'articolo Stranieri che colpiscono “a caso”. È questo che ci fa rabbrividire proviene da Nicolaporro.it.