Legge elettorale, l’infinita trattativa del centrodestra sulle preferenze. E Forza Italia ora frena anche sui fuorisede

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La riunione degli sherpa della maggioranza, convocata questo pomeriggio, 8 luglio, in via della Scrofa, non sembra essere bastata a sciogliere i nodi sulla riforma della legge elettorale, che si appresta ad arrivare in Aula la prossima settimana dopo i rinvii. Il termine per gli emendamenti è ora fissato a lunedì 13 luglio, ma nel centrodestra sulle preferenze — e non solo — ancora si tratta. La proposta messa sul tavolo dal partito della premier, in prima linea per la reintroduzione delle preferenze, prevede un sistema misto: capilista bloccati e preferenze per gli altri candidati. Una soluzione che non convince gli alleati, pronti ad aprire un nuovo fronte anche sul voto fuorisede.Il nodo delle preferenzeDa Forza Italia, paradossalmente, si starebbe meditando un rilancio nella trattativa, forti della difficoltà di portare a casa l’emendamento una volta al voto in Aula e della contrarietà dell’alleato leghista: «Questo sistema dei capilista bloccati non ci convince. Se invece si facesse tutto con le preferenze, allora potremmo ragionare meglio», spiegano ad Open, sollevando dubbi anche sulla fattibilità dell’emendamento unitario per introdurre il voto fuorisede, che da FdI davano quasi per fatto.Per gli azzurri sarebbe meglio che il testo rimanesse così com’è nel Bignami Bis, oppure che si valutasse una riforma vera e piena delle preferenze. Uno scenario che si scontra con la freddezza del Carroccio, scettico all’idea di cambiare di nuovo il testo. In Fratelli d’Italia, però, sul punto non arretrano e rivendicano coerenza: «Quando fu approvato il Rosatellum, Fratelli d’Italia presentò emendamenti sia per introdurre le preferenze sia per introdurre il modello con capolista bloccato e preferenze sotto. Furono bocciati sia dalla maggioranza che dalle opposizioni, ma noi votammo a favore».Il voto fuorisedeAl braccio di ferro sulle preferenze potrebbe incrociarsi adesso anche quello sul voto ai fuorisede. È l’altro dossier aperto e rimasto fuori dal testo. Fratelli d’Italia vorrebbe provare a chiudere anche su questo fronte. Nel partito si ragiona su un meccanismo in particolare: il cittadino che diventa fuorisede dovrebbe comunicarlo al Comune in cui vive entro una finestra temporale lontana dalla campagna elettorale, e comunque entro il 31 dicembre. A quel punto verrebbe inserito in un elenco stabile, riceverebbe l’indicazione del seggio nel Comune di domicilio e voterebbe sulla scheda del luogo che lo ospita. «L’idea è slegare tutto dalla strumentalità delle elezioni», spiegano da FdI. «Diventi fuorisede, lo dichiari, e da lì voti dove vivi. Abbiamo pronto un testo che stiamo valutando con gli alleati, ci sono buone speranze».Il problema è che il meccanismo può incidere sulla distribuzione territoriale dei voti, soprattutto in un sistema proporzionale fondato sui collegi. La preoccupazione che si sarebbe fatta largo tra i leghisti nei giorni scorsi, poi smentita dal segretario e vicepremier Matteo Salvini, che sui social si è dichiarato a favore del voto fuorisede, è uno spostamento di elettori dal Sud al Nord tale da alterare il peso dei collegi settentrionali. In FdI minimizzano: «I numeri reali non sono quelli evocati nel dibattito pubblico. Alle Europee e ai referendum le adesioni sono state limitate. Anche se alle politiche votasse più gente, parliamo di numeri distribuiti su aree vaste, difficilmente in grado di cambiare l’esito».Le garanzie chieste da Forza ItaliaA spegnere gli entusiasmi ora però sono gli azzurri, che confidano ad Open: «Idealmente siamo d’accordo a garantire, se possibile, il voto fuorisede. Ma deve essere un voto regolare e svolto nel miglior modo possibile». Il riferimento è alle “macchie d’ombra” emerse, secondo FI, nelle precedenti sperimentazioni e più in generale ai timori legati alla tenuta delle procedure elettorali: «Se poi cominciano a uscire problemi, come quelli emersi sul voto estero e sul tema dei brogli, allora serve capire se ci sono i presupposti tecnici. La volontà c’è», si scherma un azzurro di peso, «ma bisogna vedere anche cosa dice il Viminale», vero arbitro tecnico della partita.Una soluzione alternativa sarebbe allestire seggi speciali, come già avvenuto per le Europee. Ma lì le circoscrizioni erano cinque; alle politiche la macchina sarebbe molto più complessa, con decine di collegi proporzionali alla Camera e al Senato. «Con i seggi speciali il ministero dell’Interno potrebbe dire che la gestione è troppo complicata», è il dubbio che serpeggia in FdI, «per questo bisogna trovare il meccanismo più sicuro».La via d’uscita per sbloccare la partita potrebbe essere quindi demandare al Viminale le soluzioni operative. Ma per ora l’intesa su un emendamento unitario ancora non c’è. «Siamo più contrari che favorevoli in questo momento», frenano da Forza Italia, «a meno che non si trovino garanzie e correttivi per assicurare la regolarità del voto». Dopo le preferenze, ecco un’altra mina sulla strada della riforma.L'articolo Legge elettorale, l’infinita trattativa del centrodestra sulle preferenze. E Forza Italia ora frena anche sui fuorisede proviene da Open.