Lavitola davanti ai pm: “Non sono stato io”. Ecco la tesi difensiva

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Il 4 luglio 2026, Valter Lavitola è stato convocato presso la Procura di Roma in merito all’indagine sull’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 fuori dall’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia. Lavitola, imprenditore, è ritenuto dai magistrati il presunto mandante del gesto. Durante l’interrogatorio, svoltosi nell’ufficio del procuratore Francesco Lo Voi, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee. “Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente”, avrebbe dichiarato.Le posizioni di Lavitola e del suo difensoreL’imprenditore ha espresso sorpresa e sconcerto per l’accusa di aver orchestrato l’attentato, affermando che tra lui e Ranucci vi sarebbe un rapporto di “fraternità”. Lavitola ha anche fornito spiegazioni sulla sua presenza nella zona dell’abitazione del giornalista circa un mese prima dell’evento, precisando che si recava frequentemente a trovare Ranucci per motivi personali.L’avvocato difensore di Lavitola, Sergio Cola, ha ribadito l’amicizia tra i due, dichiarando che il suo assistito è “sconvolto” per le accuse che gli sono state rivolte. “Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente”, ha aggiunto.Indagini in corso e dichiarazioni sulle accuseSecondo la Procura, le perquisizioni effettuate lo stesso 4 luglio hanno portato al sequestro di telefoni e computer di Lavitola, che verranno analizzati per identificare possibili elementi utili all’inchiesta. Durante l’interrogatorio, Lavitola ha escluso qualsiasi coinvolgimento diretto o indiretto con il presunto intermediario Gomes Clesio Tavares, sostenendo che l’uomo è spesso in Camerun per attività commerciali, come documentabile dai suoi spostamenti. In merito alla sua presenza sul luogo dell’attentato circa un mese prima dei fatti, l’indagato ha sostenuto che spesso “andava lì a trovare Ranucci”.Il ruolo di Sigfrido Ranucci e le parole di Paolo CorsiniSigfrido Ranucci, noto conduttore di Report, è al momento considerato parte lesa nel caso. Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, ha commentato la vicenda definendola “inquietante” e ha sottolineato il necessario confine tra i giornalisti e le loro fonti. Corsini ha anche precisato che il programma Report continuerà ad essere trasmesso nei palinsesti Rai, indipendentemente dal coinvolgimento di Ranucci.Corsini ha aggiunto: “La bomba potrebbe essere stata vera o farlocca, ma l’evento resta grave. Aspettiamo i risultati dell’indagine per capire meglio cosa sia successo”. Salvo poi smentire di aver rilasciato quella intervista.Gli sviluppi delle indaginiGli inquirenti stanno esaminando i materiali sequestrati a Lavitola per comprendere se vi siano prove che possano confermare il suo ruolo come mandante dell’attentato. La Procura di Roma prosegue con l’analisi e le verifiche legate al caso, cercando riscontri utili a chiarire i dettagli del gesto esplosivo avvenuto alle porte della casa del giornalista.L'articolo Lavitola davanti ai pm: “Non sono stato io”. Ecco la tesi difensiva proviene da Nicolaporro.it.