“Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare”. Così la ragazza sfregiata in nella giornata di giovedì ha commentato il drammatico episodio che l’ha vista vittima della furia del 27enne algerino, Mohammed Saidi alla banchina della metropolitana di Milano Duomo. Un caso che ha destato forte impressione per la sua brutalità ed ha riaperto il dibattito su immigrazione e sicurezza, soprattutto delle donne. Milano Quotidiano ne ha parlato con Silvia Sardone, europarlamentare leghista da sempre in prima linea su questi temi. L’INTERVISTASardone, che cosa le ha colpito maggiormente di questa aggressione avvenuta nel cuore di Milano?È un’aggressione intollerabile. Mi ha colpito il contesto della violenza: la frase «Cosa guardi? Sono uomo e musulmano» è purtroppo indicativa di un’idea della donna come oggetto che, purtroppo, è comune in molte comunità musulmane. Tutto questo è profondamente incompatibile con i nostri valori e con la nostra visione delle donne. Il fatto che questa aggressione sia stata commessa da un immigrato irregolare è ancora più grave. Per fortuna, con questo Governo sono aumentati moltissimo i rimpatri e vogliamo continuare su questa strada.Se fosse confermata la ricostruzione degli investigatori, ritiene che ci sia anche un elemento di matrice culturale o religiosa da affrontare? Perché?Questo episodio avviene a poca distanza dalla gravissima aggressione del bar di San Siro. Gli inquirenti stanno indagando sul passato di Lamin Saidilly, visto che aveva come foto del profilo WhatsApp un’immagine di un fedele musulmano con un kalashnikov al fianco. Inoltre hanno trovato una copia del Corano a casa e dei manoscritti con esplicita volontà di «compiere azioni violente». Ovviamente bisogna analizzare bene questi episodi, ma attenzione a minimizzare e ridurre tutto a «gesti isolati di folli». Purtroppo, soprattutto nel caso di Piazza Duomo, è evidente il background di stampo religioso in cui la donna deve abbassare lo sguardo e sottomettersi all’uomo. Una visione che combatto da sempre con le mie battaglie nelle istituzioni.Il Comune di Milano ha delle responsabilità sull’accaduto?A Palazzo Marino il tema della sicurezza è considerato, da sempre, un fastidio. La loro considerazione del tema si evidenzia negli anni persi per dotare la Polizia Locale del taser, fino agli assurdi corsi antidiscriminazione. La verità è che la Polizia Locale dovrebbe essere utilizzata maggiormente per attività di controllo del territorio. Beppe Sala e i suoi assessori minimizzano costantemente gli episodi di violenza, anche perché spesso sono collegati a delinquenti stranieri e quindi «rovinano» il loro racconto sull’immigrazione e sul modello Milano d’accoglienza.Quali misure si potrebbero adottare per rendere più sicure le metropolitane e le stazioni?Bus, tram e metrò dovrebbero avere una vigilanza ben più visibile ed efficace, sia da parte della Polizia Locale sia da nuclei di sicurezza del trasporto pubblico che, per esempio, c’erano ai tempi delle amministrazioni di centrodestra. Il Comune non fa assolutamente nulla a riguardo, mentre, per esempio, sulle stazioni ferroviarie sono notevolmente aumentati gli organici di FS Security.Che messaggio vuole mandare alle donne che oggi si sentono meno sicure nel muoversi in città?Le donne devono essere libere di muoversi e, allo stesso tempo, devono essere tutelate dal punto di vista della sicurezza. Le istituzioni, a partire dal Comune di Milano, devono attivarsi per garantire che i quartieri siano più controllati. Tra l’altro ci tengo a ricordare che, mentre il centrodestra lavora per più espulsioni dei delinquenti e più centri per i rimpatri, la sinistra spinge addirittura per chiudere il centro di Via Corelli. Per loro avere criminali stranieri nelle strade evidentemente non rappresenta un problema.L'articolo Sardone: “Ragazza sfregiata, aggressione intollerabile. Ma per Sala avere criminali stranieri per strada non è un problema” proviene da Nicolaporro.it.