La libertà a fumetti, contro i dogmi del potere

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recensione a cura di Alessandro VitaleUna piccola, luminosa e grande perla è comparsa in questi giorni nell’editoria di lingua italiana: “Liberalismo in comics. Viaggio nella storia delle idee di libertà”, di Sandro Scoppa e Angela Fidone, Tramedoro e Confedilizia Edizioni.La particolarità di questo libro è di essere un volume chiaro, magnificamente illustrato e dotato di didascalie e dialoghi nella forma stilizzata del fumetto soltanto accennato, capace di raggiungere alte vette nel campo della divulgazione, arte quanto mai difficile soprattutto nel campo delle scienze sociali, politiche e economiche.Il testo racconta in forma sintetica ma efficace, il lungo viaggio attraverso le idee che sono state alla base sia della libertà che della civiltà. Le tavole, disegnate con magistrale tratto delicato e bei colori pastello da Angela Fidone, riescono in poco più di centotrenta pagine a ripercorrere la storia di una visione del mondo dalle radici antiche, imprescindibile per la civiltà nella quale viviamo.La Scuola AustriacaIl viaggio si dipana, seguendo solidi fili logici e storici, dall’antichità classica passando per la civiltà comunale e per la Scuola degli Scolastici di Salamanca, fucina medievale di profondo ragionamento sulla politica e sull’economia, per raggiungere le diverse generazioni della Scuola Austriaca dell’economia, da Menger (che ha sconvolto la scienza economica), a Böhm-Bawerk, a Mises, da Hayek a Rothbard, passando per Popper.Un esito, quello della Scuola Austriaca, che è approdato a risultati scientifici di levatura incomparabile: dalla confutazione della teoria (ancora di Smith e Marx) del valore-lavoro, alla dimostrazione dell’impossibilità del calcolo economico in un’economia “amministrata” e pianificata, alla teoria evolutiva delle istituzioni, a una teoria generale e completa del ciclo economico. I capitoli dedicati alle ragioni della libertà secondo Popper e Hayek, fondate sul fallibilismo e sulla dispersione della conoscenza sono poi di grande fascino.Libertà e civiltà, diritti individuali, governo della legge, tolleranza, libertà di parola e di stampa, pluralismo, economia di mercato come cooperazione volontaria, la società aperta, la limitazione del potere, l’ordine spontaneo e non diretto dall’alto da dominatori e pianificatori con pretese di onniscienza: tutti elementi basilari di una società civile, oggi spesso denigrati e considerati negativamente e con sufficienza da legioni di intellettuali filotirannici.Libertà e civiltà dipendono infatti da quella che erroneamente spesso viene qualificata come una dottrina politica e economica fra le altre, ma che in realtà è prima di tutto un metodo di indagine aperto, sempre più innervato di solida teoria (senza la quale si brancola nell’indefinito) e integrato con la scoperta di alcuni semplici ma determinanti principi base dell’economia e della politica che hanno fatto saltare dottrine inconsistenti e infondate.La libertà modernaIl liberalismo classico, con la sua attenzione centrata sul fatto che nessuno è autorizzato a violare life, liberty and property, è sorto su una base antica, in reazione all’avvento dellla massima concentrazione del potere, in continua e inesorabile espansione, che l’umanità abbia mai conosciuto: lo Stato moderno. È nato per rispondere a forme di dilagante tirannia che in epoche precedenti sarebbero state considerate intollerabili e che invece, grazie a ideologie sempre più potenti, venivano ormai considerate normali.Come ha scritto Carlo Lottieri nella sua prefazione, il liberalismo si è sviluppato come figlio di alcune potenti domande: cosa significa la libertà della persona? Cosa giustifica il fatto che alcuni uomini pretendano di governare gli altri? Quali limiti deve avere il potere di chi governa?Tutti quesiti cruciali, questi, dato che libertà e civiltà sono possibili solo dove il potere è limitato – come innumerevoli opere, prove storiche e ricerche empiriche hanno dimostrato – e la scelta individuale e la cooperazione volontaria, non ostacolate da pretese e imposizioni politico-burocratiche, possono dare frutti spirituali e materiali virtualmente illimitati.Questa visione del mondo, assetata fin dall’inizio di una consistenza scientifica, è stata infatti la base di un’imparagonabile sviluppo delle scienze e del pensiero, nonché di una crescita della ricchezza che ha portato a uno sviluppo economico che non ha paragoni nella storia e che ha consentito a miliardi di persone negli ultimi due secoli di fuoriuscire da quella che è la condizione normale dell’umanità: quella di povertà. Con le sue risposte, il liberalismo ha insomma dato forma alla libertà moderna, seguendo molte direzioni feconde e affascinanti, riprese da generazioni successive di studiosi: cosa che si tende a dimenticare.Teorie bandite nelle universitàIl libro ha il pregio inestimabile di condurre per mano il lettore in un viaggio nel tempo, fornendogli la sensazione, grazie alle splendide immagini di Angela Fidone, di trovarsi nelle aule universitarie nelle quali hanno insegnato giganti delle scienze sociali, premi Nobel per l’economia, economisti e scienziati sociali di altezza siderale – con i quali sembra quasi di poter dialogare standogli accanto o sedendo nei banchi – e soprattutto di assistere “in diretta” a dibattiti cruciali che hanno trasformato le scienze umane.Si tratta inoltre di un’opera di grande valore e al contempo geniale, perché cerca di rendere accessibili, senza banalizzarli o semplificarli eccessivamente, temi complessi ma cruciali, che troppo spesso sono finiti (nel migliore dei casi) relegati a qualche trattato di storia del pensiero economico, di filosofia o di teoria politica e che si cerca invece accuratamente di evitare nei corsi universitari, sempre più proni a ideologie consunte e presentazioni parziali, più comode, convenienti e mainstream, delle scienze sociali e delle loro acquisizioni teoriche.Essendo un capolavoro di divulgazione, questo libro varrebbe nelle scuole e nelle aule universitarie più di migliaia di pagine fitte di trattati di economia e di storia economica, come fa notare Roberta Modugno nella sua postfazione. Sarebbe infatti un toccasana, una ventata di aria fresca contro i fumi mefitici delle dottrine che continuano a glorificare quotidianamente – nonostante tutti i conclamati fallimenti – l’interventismo dello Stato nella società, nell’economia di mercato e nella cooperazione volontaria, che finiscono immancabilmente paralizzate e distrutte sotto il suo peso.Non andrebbe dimenticato che qualche anno fa, in concomitanza con la crisi economico-finanziaria del 2008, in alcune università dell’Europa occidentale e segnatamente in quella di Manchester, ci fu una vera e propria rivolta intellettuale contro la teoria economica mainstream e l’esclusione dall’insegnamento di altre correnti e teorie che hanno fatto la storia del pensiero economico. L’accusa all’economia accademica era quella di essersi trasformata in disciplina non solo utile per accarezzare le pretese di controllo e dominio politico, ma anche totalmente incapace di dire alcunché su fenomeni macroscopici come le crisi cicliche, gravide di terribili conseguenze per interi popoli.In alcune facoltà di economia, soprattutto italiane, è stata addirittura messa al bando la Storia del pensiero economico, probabilmente per impedire che gli studenti vengano a conoscenza del fatto che esistono teorie generali, anche molto potenti in termini esplicativi, che sono l’opposto di quelle (soprattutto keynesiane, nonostante il loro fallimento che ha lasciato strascichi distruttivi nel lungo periodo), che vengono insegnate e che sono presentate nelle accademie come le uniche esistenti e possibili.È prima di tutto il caso della scomoda Scuola Austriaca dell’economia, centrale in questo libro, che descrive e dimostra soprattutto il ruolo devastante dell’interventismo politico e statale nell’economia e nella società.Un manuale di liberalismoLiberalismo in comics, la genesi del quale è descritta in modo affascinante dall’autore Sandro Scoppa nelle sue pagine introduttive, è una perla in quanto inaugura per le scienze sociali un modo originale di comunicazione attraverso le immagini, veicolando le idee attraverso figure reali e in carne ed ossa che hanno fatto la storia del pensiero, delle scoperte e di quelle scienze.La dedica a Javier Milei, presidente dell’Argentina ed economista di solida formazione, che sta tentando (con successi indiscutibili e continui) di fare uscire il suo Paese da una spirale di povertà e crisi permanente, indotte dall’interventismo statale, è quanto mai significativa.A fronte del riemergere evidente di tutta una serie di inquietanti tendenze liberticide nel mondo contemporaneo, dovute ancora una volta al demenziale e illusorio scambio della libertà con la sicurezza (e nonostante le prove storiche e logiche che questo baratto finisce sempre con la distruzione di entrambe, lasciando poi per secoli terra bruciata), un libro come questo è di enorme importanza e utilità.Può infatti aiutare a ripercorrere, – senza uno sforzo intellettuale eccessivo e defatigante o una previa preparazione complessa in economia, filosofia e scienza della politica – un cammino che continua a essere suscettibile di perfezionamento e di elaborazione, proprio in quanto figlio di un metodo aperto e in continua evoluzione.Soprattutto per i giovani, questa tradizione che ha cercato di opporre una resistenza inesausta allo Stato onnipontente e alle sue oligarchie fameliche e parassitarie, ai loro piani demenziali e distruttivi e alla loro prepotenza, questo agile libro potrebbe trasformarsi in un manuale da conslutare e godere con spirito critico e curiosità, fosse anche solo per evadere da un’atmosfera culturale dominata da idee e pregiudizi che si dimostrano ogni giorno di più infondati e devastanti.L'articolo La libertà a fumetti, contro i dogmi del potere proviene da Nicolaporro.it.