E c’è chi fa il tifo per riempirci di immigrati

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È troppo facile, e sbagliato, sostenere che siano solo progressisti e attivisti di sinistra a spingere per l’apertura delle frontiere e l’ingresso di migliaia di stranieri. Purtroppo la realtà mostra che esiste un intero sistema politico-economico interessato a mantenere in piedi il meccanismo mortifero dell’immigrazione di massa. E sono rappresentanti di questo sistema a vari livelli a tentare ogni volta di propagandare i benefici degli ingressi senza limite.Una delle scuse più utilizzate e più difficili da scrostare dalla mente degli italiani è che gli immigrati ci servano per mandare avanti la nostra economia. Lo ha ribadito l’Osservatorio generale sul lavoro del Veneto, in un report che il Corriere della Sera ha ripreso con grande soddisfazione. «Se la crescita economica dovesse proseguire ai ritmi attuali (cioè quasi nulli), tra quattro anni in Veneto mancheranno all’appello 189.000 lavoratori», scrive il quotidiano di via Solferino. «Se invece la corsa accelererà, anche di poco, la lacuna si allargherà fino a sfiorare quota 300.000. E per salvare la baracca sarà necessario far lavorare gli over 65 o far arrivare altri immigrati. Domanda: come si concilia tutto questo con la remigrazione, vessillo agitato quotidianamente dall’ex generale Vannacci e nelle cui vele soffia il vento del consenso elettorale? Insomma, se qualcuno vuole vedere con i suoi occhi una delle lacerazioni del tessuto sociale italiano, può dare un’occhiata a Nordest per accorgersi di uno strappo ben difficile da rammendare».In realtà, basta leggere meglio per rendersi conto che gli scenari sono appena più complicati. Ovvero: «Con una domanda di manodopera pari a quella del 2025 nel 2030 mancheranno 189.000 lavoratori. In uno scenario di crescita (1% annuo) si arriverà a un fabbisogno di 299.000 persone. Ci sono poi altre due prospettive, quella di un calo moderato (ma il gap resterebbe di 79.000 lavoratori) o più marcato, laddove la bilancia si rovescia e si registrerebbe un surplus di 31.000 unità. Ma è evidente che nessuno si augura le ultime due evoluzioni».Già, è evidente che nessuno si augura il peggio. Ma è evidente pure la strumentalità dell’allarme sulla mancanza di lavoratori che viene immediatamente tradotta nella richiesta di più stranieri. È la solita tiritera: ci servono i migranti per raccogliere i pomodori, per fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare… Per demolire questa argomentazione basterebbe farne notare il profondo razzismo, che trasuda dalla concezione secondo cui gli stranieri sarebbero braccia o schiena da soma immediatamente disponibili per svolgere compiti ingrati. Oppure, ancora più efficacemente, si potrebbe rimarcare che il vero problema è, al massimo, l’inverno demografico che ci affligge e di cui la mentalità progressista è una delle maggiori cause. È alla denatalità che andrebbe posto rimedio, semmai, ma si preferisce – di nuovo con atteggiamento degno del razzismo positivista ottocentesco – sostenere che sia giusto approfittare del kindergarten africano, che è a portata di mano (Emma Bonino disse proprio così, non molto tempo fa).Esiste tuttavia anche una risposta più cinica ma efficace alle balle sinistrorse sul vuoto di lavoratori da colmare. Il fatto è che la tesi espressa dal Corriere basandosi sui dati del Veneto si basa su una mistificazione clamorosa. Suggerisce che l’arrivo di lavoratori immigrati sia collegato agli sbarchi. E non potrebbe esserci niente di più falso. Gli stranieri irregolari che giungono sulle coste italiane e vengono inseriti nel sistema di accoglienza non sono la risposta alla mancanza di impiegati, dato che la grandissima parte non conosce nemmeno l’italiano e non ha le competenze richieste dal nostro sistema produttivo. In teoria, i richiedenti asilo potrebbero già ora cercarsi un lavoro dopo sessanta giorni dalla presentazione della domanda di accoglienza. Ma è da dimostrare che effettivamente lo facciano, dato che non esistono statistiche ufficiali in merito. Se si conta poi che la maggioranza delle richieste di asilo viene respinta, risulta chiaro che in realtà chi entra irregolarmente non è utile alla causa. Gli unici che davvero vengono impiegati sono coloro che beneficiano del decreto flussi, che in parte arrivano appositamente per vie legali e in parte sono irregolari che vengono sistemati sfruttando una normativa che servirebbe ad altri scopi.Ci sarebbe poi da ricordare che la parola «immigrato» non significa nulla. L’immigrato come categoria o classe non esiste, è una invenzione della sinistra. Ci sono enormi differenze, infatti, tra gli stranieri in base alla nazionalità. Il sito ufficiale governativo Integrazionemigranti spiega che «il gap di genere in alcune comunità è altissimo (il tasso di occupazione tra gli egiziani in Italia è 76%, tra le egiziane 4%)» e che esistono «forti divari tra comunità (tra i filippini il tasso di occupazione è dell’82%, tra i tunisini è al 43%)». Quindi non tutti lavorano allo stesso modo. Importare irregolari significa dunque farsi di carico di persone che non lavoreranno mai o che comunque, prima di lavorare, dovrebbero apprendere l’uso della lingua, poi ottenere qualche tipo di competenza e solo dopo sperare di rendersi utili. Vale la pena poi di citare un recente report di Mediobanca in cui si legge: «Le aziende tendono ad approfittare della forza lavoro degli immigrati per ridurre i costi e aumentare i profitti, generando inefficienze ed effetti negativi a lungo termine sulla crescita della produttività». Risultato: «Un aumento dell’1% nella quota di immigrati extra-Ue si traduce in una diminuzione media della produttività del lavoro di circa 0,5 punti percentuali». Tutto questo, ovviamente, al netto delle conseguenze negative, cioè senza considerare che tra coloro che entrano irregolarmente vi sono anche parecchi delinquenti o soggetti che mai e poi mai metterebbero piede in una fabbrica.Certo, qualcuno potrebbe dire che basterebbe regolarizzare tutti subito e spendere milioni in formazione per risolvere il problema. In effetti sarebbe interessante provarci: che cosa mai potrebbe andare storto, dopo tutto?L'articolo E c’è chi fa il tifo per riempirci di immigrati proviene da La Verità.