Da domani il panorama della circolazione stradale in Italia subisce una profonda trasformazione, segnando un punto di rottura atteso da decenni. Non si tratta di una modifica ai limiti di velocità, bensì di una radicale redistribuzione della legittimità degli strumenti di controllo. Il panorama nazionale vedrà lo spegnimento immediato di una quota significativa di autovelox, privati improvvisamente del pilastro giuridico necessario a trasformare la rilevazione in una sanzione pecuniaria. Per decenni i cittadini hanno subito una pressione costante, giustificata da una retorica securitaria che confonde la prevenzione con la punizione automatica. Lo spegnimento di ben 1.204 apparecchi su un totale di 4.060 rappresenta una boccata d’ossigeno contro l’iper-regolamentazione che mira a ingabbiare la mobilità individuale dietro il paravento della sicurezza collettiva.Le reazioni del mondo burocratico e delle associazioni abituate a invocare lo Stato balia per ogni aspetto della vita quotidiana non si sono fatte attendere, manifestando il solito riflesso pavloviano di chi vorrebbe imporre il casco anche per camminare sul marciapiede. Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci, ha lanciato l’allarme sottolineando che «alle 00.01, senza che cambi un solo limite, 2.856 apparecchi potranno continuare a fare multe e 1.204 andranno spenti». Questa dichiarazione mette a nudo una realtà lampante, ovvero che molti dispositivi hanno operato per anni in un limbo normativo, privi di una reale omologazione e sorretti soltanto da semplici approvazioni ministeriali. Il cittadino è stato così esposto a un meccanismo sanzionatorio privo di solide basi legali, una stortura che la stessa Corte di Cassazione ha censurato ripetutamente a partire dall’ordinanza numero 10505 del 2024.La burocrazia si inceppa e il cittadino si riappropria del giudizioIl ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha cercato di fare ordine pubblicando un censimento aggiornato al 10 luglio, salvando provvisorietà e prototipi attraverso l’Allegato B del nuovo decreto. Tuttavia, il riconoscimento d’ufficio non cancella la debolezza intrinseca di un sistema che ha confuso per trentaquattro anni l’approvazione con l’omologazione formale. La novità odierna costringe ogni nuovo prototipo a superare verifiche stringenti e tarature annuali pena l’immediata disattivazione. La vera notizia politica risiede nella parziale liberazione degli automobilisti da una tassa impropria che ha alimentato le casse dei comuni, nonostante i tentativi di minimizzare l’impatto economico di tali balzelli. La fine dell’automatismo sanzionatorio restituisce centralità all’individuo, ricordandoci che la sicurezza non nasce dall’occhio elettronico di un algoritmo ma dalla capacità di giudizio di chi si trova alla guida.Leggi anche:Autovelox, incassi giù ma nuovi record nei piccoli ComuniRivoluzione autovelox, vietati sotto i 50 km/h: come cambiano le multeLe ombre denunciate dai sostenitori del controllo a tappeto si concentrano soprattutto sulla disattivazione dei sistemi Tutor lungo tratte autostradali storiche delle arterie A1, A4, A13, A14 e A16. Gli oppositori del provvedimento brandiscono statistiche sui tassi di mortalità e incidenti stradali nel tentativo di dimostrare che solo la minaccia della sanzione può garantire l’ordine pubblico. Stefano Guarnieri, presidente dell’associazione intitolata a Lorenzo Guarnieri, ha ricordato come questi sistemi abbiano salvato vite umane, mentre Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, ha parlato di una «deregulation improvvisa, anche perché il Tutor è percepito dai guidatori come più equo: misura la velocità media lungo un tratto, non in un solo istante». Questo modo di ragionare presuppone che l’automobilista sia un eterno minore d’età, incapace di regolare la propria velocità in base alle condizioni della strada se non sotto la minaccia di un castigo economico per mezzo degli autovelox. Ove mancano i divieti e le gabbie elettroniche, spetta all’individuo dimostrare la propria maturità attraverso l’autodisciplina.La certezza del diritto contro l’illusione dello Stato guardianoL’argomentazione secondo cui la riduzione dei controlli automatici provocherà un aumento della violenza degli impatti autostradali trascura il principio fondamentale secondo cui la libertà coincide intrinsecamente con la responsabilità personale. I dati sui fine settimana del primo semestre del 2026, che registrano un incremento delle vittime da 643 a 658 a parità di incidenti mortali, vengono strumentalizzati per invocare una presenza ancora più pervasiva dello Stato sulle strade. La realtà giuridica si rivela ben diversa, poiché il decreto ministeriale tenta di sanare un vuoto normativo con un atto amministrativo che rischia di scontrarsi nuovamente con il principio di legalità. Il professor Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze, ha chiarito la portata del contenzioso futuro affermando che «un decreto non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge: farlo significherebbe violare il principio di legalità e quello della prevalenza delle fontes di rango primario sui regolamenti e sugli atti amministrativi».La battaglia legale è dunque tutt’altro che conclusa e le associazioni dei consumatori sono già pronte a impugnare i verbali emessi sulla base del nuovo testo ministeriale. Secondo Ferrara, l’evoluzione procedurale imporrà ai guidatori di contestare la disposizione del decreto insieme alla singola sanzione, confermando che le sanzioni strutturalmente illegittime continueranno a essere annullate dai giudici in linea con l’orientamento della Cassazione. Il tentativo di difendere lo status quo descrivendo la tesi degli autovelox come strumenti di finanziamento comunale alla stregua di bancomat come una menzogna, si scontra con la percezione quotidiana di milioni di lavoratori. La vera sicurezza stradale si costruisce investendo sulla qualità delle infrastrutture e sull’educazione alla responsabilità, non moltiplicando i limiti e i divieti nati per ingabbiare i cittadini e limitarne l’autonomia.Enrico Foscarini, 11 luglio 2026L'articolo Autovelox spenti: stop alle multe, museruola al controllo statale proviene da Nicolaporro.it.