Il messaggio arrivato da Teheran è di sfida, mentre sul fronte diplomatico continua il difficile tentativo di evitare una nuova escalation. Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema iraniana, ha promesso che la vendetta per la morte del padre Ali Khamenei «deve certamente essere compiuta». Parole pronunciate in un messaggio scritto diffuso dai media iraniani in occasione dei funerali e della sepoltura dell’ex leader, ucciso nei raid condotti da Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio.«La vendetta è un desiderio della nostra nazione e deve certamente essere compiuta», ha scritto Mojtaba Khamenei, aggiungendo: «Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre, per mano di questi criminali e disonorevoli assassini». Nel messaggio la Guida suprema ha anche sostenuto che esisterebbe una lista di responsabili destinati a «pagare per i loro crimini».Sul piano diplomatico, intanto, resta aperto il canale dei contatti sull’asse Washington-Teheran, ma con molte incognite. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato in Oman per discutere della situazione nello Stretto di Hormuz e dei meccanismi necessari a garantire il transito delle navi. In un primo momento era stata annunciata la possibile presenza di una delegazione statunitense ai colloqui, ma successivamente un funzionario del Qatar ha riferito alla Cbs che gli Stati Uniti non parteciperanno agli incontri.La giornata era iniziata con indiscrezioni su un possibile nuovo round negoziale con la presenza di rappresentanti americani guidati dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. L’ipotesi è però tramontata nel corso della giornata. A Muscat, capitale dell’Oman, sono invece presenti i rappresentanti iraniani e i mediatori qatarioti, impegnati nel tentativo di trovare un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.Proprio il passaggio marittimo è diventato uno dei nodi principali della crisi. Gli Stati Uniti chiedono a Teheran una dichiarazione pubblica che confermi l’apertura dello Stretto e l’impegno a non colpire più le navi mercantili. L’Iran, attraverso Araghchi, ha rivendicato il rispetto del cessate il fuoco raggiunto con Washington e ha accusato gli americani di non aver fatto altrettanto.«Finora l’Iran ha mantenuto la parola data, a differenza del cosiddetto Segretario del Tesoro statunitense che sta violando il paragrafo 9 del Memorandum d’intesa», ha scritto il ministro degli Esteri iraniano su X. «Non può esserci rispetto se non è reciproco», ha aggiunto.Secondo quanto riferito da alcuni funzionari statunitensi alla Cbs News, Teheran avrebbe ammesso in privato che gli attacchi contro alcune navi nello Stretto di Hormuz sarebbero stati opera di «un gruppo di estremisti fuori controllo» che avrebbe messo in difficoltà il percorso negoziale. «Loro sono tornati al tavolo delle trattative e hanno detto: abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore. Continuiamo a parlare», hanno riferito le fonti americane.La ricostruzione, tuttavia, non rappresenta una posizione ufficiale di Teheran. Washington continua a sostenere che le navi siano state colpite per una questione legata agli accordi sullo Stretto e al traffico nella rotta meridionale lungo la costa dell’Oman.Anche sul fronte del dossier nucleare prevale la cautela. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump considera sempre più difficile raggiungere un accordo con l’Iran. Un funzionario americano citato dal quotidiano ha spiegato che senza una dichiarazione iraniana sull’apertura dello Stretto e sulla fine degli attacchi alle navi potrebbero esserci «gravi conseguenze».A rendere ancora più teso il clima sono arrivate anche le parole del presidente Donald Trump, che su Truth ha evocato una possibile risposta militare nel caso di un attentato contro di lui. «Mille missili sono pronti a colpire l’Iran», ha scritto il presidente americano, aggiungendo che gli ordini sarebbero già stati impartiti e che l’esercito statunitense sarebbe pronto a «decimare e distruggere» aree del Paese.Nel frattempo, il ministero della Salute iraniano ha comunicato il bilancio degli attacchi americani di mercoledì e giovedì: 17 morti e 115 feriti in sei città del Paese. Teheran ha inoltre riferito di alcune esplosioni nell’est della provincia di Teheran, attribuite dai media statali allo smaltimento controllato di munizioni.La partita diplomatica resta dunque sospesa tra accuse reciproche e tentativi di mediazione. L’Oman torna a essere il punto di incontro per cercare un’intesa sullo Stretto di Hormuz, ma le dichiarazioni delle ultime ore mostrano quanto il margine per un accordo tra Stati Uniti e Iran rimanga ristretto.L'articolo Iran-Usa, tregua a rischio: Khamenei promette vendetta proviene da La Verità.