GUIDONIA – L’uomo dietro il campione europeo

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di Claudia Serena PauselliGentile, educato, umile. Caratteristiche che, a un primo sguardo, potrebbero sembrare lontane dall’immaginario che comunemente associamo a un guerriero. Eppure, come in ogni bella storia, esistono le eccezioni. Luca D’Ortenzi ne è la dimostrazione.Campione d’Europa dallo scorso 23 maggio, Luca racchiude quelle qualità che lo rendono il ragazzo della porta accanto, l’amico che tutti vorremmo avere e il figlio che ogni genitore desidererebbe. Forse proprio per questa sua autenticità viene talvolta sottovalutato sul ring, dove invece ha dimostrato con determinazione che si può mettere al tappeto un avversario senza rinunciare alla propria umiltà. Si può essere guerrieri e, allo stesso tempo, veri gentleman nell’animo.La prima volta che ho assistito a un incontro di pugilato è stata anche la prima volta che ho visto combattere Luca. Ed è stata un’esperienza che mi ha colpito profondamente.Nel pugilato c’è anche una componente di spettacolo: gli ingressi sul ring, la musica, il modo in cui ogni atleta sceglie di presentarsi al pubblico, accompagnato dal proprio team. Molti entrano mostrando il lato più aggressivo, quasi a voler intimorire l’avversario.The Gentleman, invece, no.A colpirmi è stata la sua compostezza. È salito sul ring senza il bisogno di ostentare, lasciando che fossero i suoi dritti a parlare per lui.Luca D’Ortenzi durante il match che gli ha consegnato il titolo europeo dei pesi mediomassimi. Fotogramma tratto da immagini gentilmente concesse da MDProd.È nato quasi come un colpo di fulmine il suo amore per il pugilato. Un amore che, contrariamente a quanto spesso raccontano il cinema e l’immaginario collettivo, non nasce dal bisogno di riscattare un’esistenza difficile o di sfogare rabbia e frustrazione.Luca D’Ortenzi non è diventato un pugile per fuggire da qualcosa. È cresciuto all’interno di una famiglia serena ed equilibrata e, ancora oggi, la sua forza non nasce da un desiderio di rivalsa, ma dagli affetti che lo accompagnano ogni giorno. Sua moglie, sua figlia, il rapporto con i genitori e il legame con il suo team rappresentano il suo punto di equilibrio, quella base solida su cui ha costruito il campione che è diventato.Anche il rapporto con il suo coach va oltre quello tra allenatore e atleta: è un legame fondato sulla fiducia reciproca, elemento che Luca considera fondamentale nel suo percorso.Un altro aspetto che mi ha colpito riguarda il modo in cui affronta la pressione psicologica prima di un incontro. Mi aspettavo di trovare tensione, paura o agitazione. Invece ho scoperto una tranquillità quasi disarmante. Luca racconta di non avere paura prima di salire sul ring, perché sa di aver dato tutto durante la preparazione. Quando arriva il momento di combattere, entra sul ring con la consapevolezza di aver fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità. Ed è proprio questa certezza a renderlo mentalmente una roccia.Guardando al futuro, le sue ambizioni sono chiare. Il titolo europeo non rappresenta un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso che guarda ancora più in alto.Alla fine dell’intervista mi è tornata in mente la domanda con cui avevo deciso di iniziare: è nato prima il gentleman o il guerriero?La risposta, almeno per come l’ho conosciuto, sembra essere una sola: è nato prima il gentleman. Ed è proprio quella gentilezza, unita alla disciplina, all’umiltà e alla determinazione, ad aver dato vita al guerriero che oggi è diventato campione d’Europa.L'articolo GUIDONIA – L’uomo dietro il campione europeo proviene da Tiburno Tv.