La New York di Mamdani cancella gli italiani

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Alla fine ci sono riusciti. Non a cancellare Little Italy dalle strade di New York, perché Mulberry Street è ancora lì, con le sue bandiere tricolori, i ristoranti, le feste patronali e la memoria di milioni di italiani. Ma dalla mappa sì. Dalla narrazione ufficiale sì. E, nell’epoca in cui l’identità passa prima dai simboli che dalla realtà, il messaggio è chiarissimo. L’amministrazione del sindaco socialista Zohran Mamdani ha promosso una serie di illustrazioni dedicate alle cosiddette “enclave degli immigrati”. Ci sono Little Haiti, Little Manila, Little Palestine, Little Yemen, Little Dominican Republic, Little Africa, Little Mexico. Persino Little Tibet. Manca però Little Italy. E insieme agli italiani spariscono anche gli storici quartieri ebraici e irlandesi.La spiegazione ufficiale è di quelle che ormai conosciamo a memoria. Non sarebbe una lista completa, spiegano dal municipio. Il progetto sarebbe nato nel 2023, sotto Eric Adams, e il criterio utilizzato riguarderebbe la presenza attuale di immigrati nati all’estero, non il peso storico delle varie comunità. Peccato che questa giustificazione finisca per confermare il problema. Perché se il criterio diventa esclusivamente il presente, allora si cancella deliberatamente la memoria di chi quella città l’ha costruita. Come se il contributo di una comunità smettesse di esistere nel momento in cui i suoi figli e nipoti sono diventati cittadini americani a tutti gli effetti.Ed è esattamente questo che ha fatto infuriare gli italoamericani. “Non è un errore d’ufficio. È una cancellazione culturale”, ha denunciato Mike Crispi, presidente della Italian American Civil Rights League. Parole dure, ma difficili da liquidare come semplice vittimismo. Perché Little Italy non è un quartiere qualsiasi. È il luogo dove migliaia di italiani arrivati senza nulla hanno costruito negozi, aperto imprese, fondato famiglie, edificato chiese e contribuito a trasformare New York nella metropoli che conosciamo oggi. È un simbolo della più grande emigrazione italiana della storia.La consigliera repubblicana Joann Ariola ha colto perfettamente il punto: “Sono riusciti a inserire Little Tibet, ma non l’originale Little Italy?”. Una domanda che vale più di cento comunicati stampa. Ancora più significativa è la protesta arrivata anche dalla comunità ebraica. La scrittrice Avital Chizhik-Goldschmidt ha osservato con sarcasmo come il Comune sia riuscito a disegnare ogni enclave possibile, dimenticandosi però di rappresentare una delle comunità che hanno maggiormente segnato la storia della città. Non è una questione di cartografia. È politica culturale.Il punto è che nella gerarchia identitaria della sinistra contemporanea esistono minoranze considerate “giuste” e altre considerate ormai troppo integrate per meritare riconoscimento. Se sei il simbolo dell’immigrazione del presente vieni celebrato. Se rappresenti quella del passato, soprattutto se europea, improvvisamente diventi invisibile. È il paradosso del multiculturalismo progressista. Esalta l’immigrazione, ma dimentica gli immigrati che hanno avuto successo. Perché italiani, irlandesi ed ebrei non rientrano più nella categoria delle vittime da valorizzare, bensì in quella delle comunità considerate parte del “sistema”. E così la loro storia diventa sacrificabile.Fa sorridere, poi, il tentativo di liquidare tutto come un semplice progetto illustrativo. Nessuno sostiene che quelle tavole siano una carta amministrativa. Ma proprio perché sono uno strumento simbolico, la scelta di chi includere e chi escludere assume un peso enorme. I simboli servono a raccontare una città. E se una comunità sparisce dal racconto, prima o poi rischia di sparire anche dalla memoria collettiva.Gli italoamericani lo hanno capito perfettamente. “La nostra cultura va bene per le foto, il nostro cibo va bene per le raccolte fondi, i nostri quartieri vanno bene per il turismo. Ma quando arriva il momento di riconoscere gli italoamericani, ci cancellano“, ha denunciato ancora Crispi. Difficile dargli torto. Perché Little Italy non è soltanto una meta per turisti in cerca di cannoli e ristoranti. È il monumento vivente al sacrificio di milioni di emigranti italiani che passarono da Ellis Island, spesso dopo controlli severissimi e con il rischio concreto di essere rispediti indietro se non giudicati idonei. Leggi anche:Mamdani è già game overOggi quella storia sembra dare quasi fastidio. Ricorda che esisteva un’immigrazione fatta di lavoro, integrazione e rispetto delle regole. Una narrazione poco compatibile con certa retorica progressista che preferisce raccontare il presente dimenticando il passato. Little Italy, però, continua a essere lì. Nonostante le mappe, le omissioni e le mode ideologiche del momento. E forse è proprio questo che dà più fastidio a chi vorrebbe riscrivere la storia a colpi di illustrazioni.Massimo Balsamo, 10 luglio 2026L'articolo La New York di Mamdani cancella gli italiani proviene da Nicolaporro.it.