Brasile. Aumentano le esportazioni di petrolio verso la Cina

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Con la chiusura dello Stretto di Hormuz, in molti si aspettavano una crisi energetica paragonabile a quella che nel 1973 paralizzò l’economia mondiale. Questo, tuttavia, non è avvenuto, perché il mercato dell’energia si è adattato rapidamente, riducendo le conseguenze negative dell’interruzione delle forniture di petrolio dal Medio Oriente.Le ragioni di questo adattamento sono numerose e una di queste è legata all’emergere di fornitori alternativi, che consentono ai Paesi consumatori di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di petrolio e gas.Gli esempi in tal senso sono diversi. Tra questi vi è l’accordo firmato dall’India con l’Algeria per la fornitura di gas da cucina, che ha permesso al Paese nordafricano di trovare un nuovo importante cliente per le proprie esportazioni energetiche.Un altro Paese che sta beneficiando della chiusura dello Stretto di Hormuz è il Brasile.Da alcuni mesi il gigante sudamericano ha aumentato le esportazioni di petrolio verso la Cina, tanto che il loro valore nella prima metà del 2026 ha raggiunto i 15 miliardi di dollari. Una cifra destinata probabilmente ad aumentare, considerando che la Cina potrebbe assorbire una parte consistente dell’incremento record della produzione petrolifera brasiliana.Lo sviluppo dell’industria petrolifera brasiliana ha conosciuto una svolta nel 2006, quando nell’Oceano Atlantico furono scoperti importanti giacimenti offshore.Inizialmente il loro sfruttamento si rivelò particolarmente complesso, poiché le riserve si trovavano al di sotto di spessi strati di sale. L’innovazione tecnologica ha tuttavia facilitato l’estrazione di questo petrolio, mentre il recente aumento dei prezzi ha contribuito a renderne più redditizio lo sfruttamento.Altri giacimenti sono stati individuati in prossimità della foce del Rio delle Amazzoni e il governo brasiliano punta a portare la produzione a 4 milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2030, fornendo così un importante contributo alla crescita dell’economia del Paese.L’espansione della produzione brasiliana ha attirato l’attenzione di Pechino, che vede nel Brasile un importante fornitore alternativo, capace di compensare almeno in parte le interruzioni delle forniture provocate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.Non è quindi da escludere che nei prossimi anni il gigante sudamericano possa assumere un peso sempre maggiore nell’approvvigionamento energetico cinese, riducendo progressivamente la dipendenza di Pechino dai produttori del Medio Oriente.