MOSCA — Sulla scheda manca un nome. Jabloko, il partito liberale fondato nei primi anni Novanta, unico fra quelli registrati a chiedere apertamente il cessate il fuoco in Ucraina, non compare fra le dieci formazioni in corsa: ad agosto la Corte suprema ne ha ordinato la cancellazione, motivando fra l’altro che opporsi alla guerra equivale a mettere in discussione l’integrità territoriale della Russia. Restano suoi candidati solo in una manciata di collegi uninominali.È il dettaglio che riassume le elezioni aperte oggi in Russia. Da venerdì a domenica — tre giorni di voto, formula introdotta col Covid e mai più abbandonata — 111 milioni di elettori rinnovano i 450 seggi della Duma di Stato, la camera bassa: metà con liste proporzionali, metà in collegi uninominali. È il primo voto parlamentare dall’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, riferisce l’Associated Press, e si tiene anche nei territori ucraini annessi illegalmente; in 33 regioni è ammesso il voto elettronico da remoto, che copre da solo 48 milioni di aventi diritto.Il caso Jabloko svela il meccanismo generale. Il ricorso alla Corte suprema lo ha presentato il leader di Rodina, unico deputato del suo partito e volto noto della televisione di Stato per gli attacchi all’Occidente. In tutto 32 esponenti di Jabloko sono stati esclusi dalla corsa con strumenti giuridici vari, quasi tutti introdotti dopo il 2022. Il resto dell’opposizione è fuori gioco da tempo: Aleksej Navalnyj è morto in carcere nel febbraio 2024, e Boris Nadeždin — il liberale che tentò di sfidare Putin alle presidenziali del 2024 — ha lasciato il Paese il mese scorso temendo l’arresto, dopo la designazione ad «agente straniero». I dieci partiti sulla scheda sostengono tutti, in gradi diversi, le politiche del Cremlino.La lista di LavrovRussia Unita, che nel 2021 ottenne il 49,8% e 324 seggi, oltre due terzi dell’aula, si presenta con una lista guidata dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov, 76 anni e da 22 alla guida della diplomazia, e dal sindaco di Mosca Sergej Sobjanin; al terzo posto un corrispondente di guerra ferito gravemente da un drone ucraino. Alla presidenza del partito siede Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza. Sobjanin, contrario alla mobilitazione generale, ha fissato la linea: «Distruggere un’economia normale significa distruggere il Paese nel suo insieme».Perfino i comunisti, storica «opposizione di sistema», marciano compatti. Il loro capo da oltre trent’anni, l’82enne Gennadij Zjuganov, lo ha detto il mese scorso sovrintendendo a una spedizione di forniture militari al fronte: «Ci atteniamo rigorosamente alle direttive del presidente Putin».Il voto arriva in un momento difficile. Quattro anni e mezzo di guerra, la recessione, i redditi fermi; gli sciami di droni ucraini hanno colpito raffinerie e snodi logistici, provocando una crisi dei carburanti e danneggiando i magazzini di Wildberries, l’Amazon russa. Le voci di una nuova mobilitazione sono state smentite dalle autorità. Ma il Moscow Times, testata indipendente in esilio ad Amsterdam, scrive che metà dei russi definisce «teso» il clima politico e che alle regioni sarebbero arrivate indicazioni precise: alta affluenza e vittoria di Russia Unita.Il risultato, insomma, non è in discussione; in gioco è la sua verosimiglianza. Stime indipendenti collocano il consenso reale del partito del potere non oltre il 35%, per alcuni sotto il 30. Gli osservatori in esilio punteranno a documentare le divergenze fra i verbali cartacei e il voto elettronico. E l’analista britannico Mark Galeotti azzarda una previsione: «A Russia Unita potrebbe essere consentito di scivolare un po’», quel tanto che basta ad avvicinare i numeri dichiarati a quelli veri.