Perché Crosetto sfida l’Ue con le navi italiane a Bab el-Mandeb

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Non possiamo attendere, l’economia è a rischio. Per questo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dato il via a un piano per scortare le navi italiane che provano ad attraversare Bab el-Mandeb. Un intervento nazionale per garantire il traffico marittimo nello Stretto, bloccato e sotto il controllo degli Houthi. E con un’implicita sfida all’Unione Europea: in zona c’è la missione Aspides per conto dell’Ue. Ma Bruxelles, è l’accusa, ha lasciato sola Roma.Le navi italianeAttualmente una Fremm, la «Carlo Bergamini», è già in zona. «Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini», ha spiegato Crosetto. «Abbiamo le capacità per proteggere quel passaggio», sostiene il ministro. La Bergamini e la Caio Duilio hanno respinto nei mesi scorsi gli attacchi dei ribelli dello Yemen. Aspides è stata varata nel 2024 proprio per difendere i commerci navali nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Hormuz è fondamentale per il passaggio di gas e petrolio. Bab el-Mandeb lo è altrettanto per tutte le merci destinate all’Italia — alimentari, minerali, materie prime — e in caso di blocco armato i portacontainer sarebbero costretti a circumnavigare l’Africa.AspidesLa Stampa spiega che dietro la mossa del governo c’è una polemica sottesa con l’Ue. Il ministro ha sventolato quello che a via XX Settembre chiamano «il vessillo dell’amarezza». Aspides è diventata una missione vuota. Oggi ci sono solo la fregata italiana Bergamini, la francese Provence, la greca Hydra e un cacciamine belga. Il comando è del Commodoro greco Vasileios Gryparis e la bandiera dei Ventisette. Sulla Bergamini ci sono 160 militari, missili Aster 15/30, sistemi antinave ed elicotteri per la sorveglianza. Oggi la fregata deve proteggere le navi europee esposte alla minaccia di droni e missili. Domani potrebbe ricevere il mandato di proteggere solo i cargo italiani.Il generale CamporiniCrosetto potrebbe portare la missione davanti alle Camere, chiedere l’autorizzazione e fissare con precisione il perimetro dell’intervento. Anche se questo richiederebbe tempo. A La Stampa il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della difesa, parla di una «necessità indubitabile». «Perché, come ben detto dal ministro, buona parte della nostra economia dipende da quella rotta commerciale. L’Italia, non dimentichiamolo, è un’economia di trasformazione: importiamo materie prime, le lavoriamo, le rivendiamo nel mondo». «Con lo Stretto di Hormuz bloccato e lo Stretto di Bab El-Mandeb semi-bloccato, il Mediterraneo centrale è tagliato fuori e non solo avremmo un contraccolpo sugli approvvigionamenti, con tutto quel che sappiamo dell’inflazione, ma i nostri porti ne sarebbero strangolati. Le conseguenze economiche per noi potrebbero essere drammatiche. La necessità di protezione è indubitabile».Il problema con l’UeSu Aspides Camporini dice che è «una missione nata nel 2024, che all’inizio ha funzionato egregiamente. Ne facevano parte quattro marinerie: italiana, greca, francese, tedesca. Dopodiché, con il calare della tensione qualcuno si è stufato e se n’è andato via. Mi risulta che al momento siano presenti in area solo poche navi, di cui la principale è una fregata italiana. E questo evidentemente è un problema. Per ottenere una risposta collettiva bisognerebbe (e non dubito che verrà fatto) attivare tutta una catena decisionale che però ha i suoi tempi, lunghi e inaccettabili. Quindi la decisione di prendere un’iniziativa nazionale per proteggere navi italiane, come leggo nel tweet di Guido Crosetto, risponde a un’esigenza strategica del nostro paese che non può aspettare i tempi fin troppo lunghi del Consiglio europeo».Ci difendiamo da soliDietro la decisione c’è una presa d’atto: «Beh, siamo rimasti soli e allora ci difendiamo da soli. Il disappunto lo leggo tra le righe anche io, quando un’esigenza di sicurezza delle rotte commerciali che è comunque europea, ma più in particolare italiana, non riceve la necessaria attenzione dagli altri». E quindi: «Il tweet del ministro mi sembra chiarissimo. Parla espressamente di una protezione da parte della nostra Marina militare rivolta alle navi mercantili italiane. E quindi direi che, fintanto che l’Unione europea o chi per lei non si riattiva (e questo è il lavoro politico da incrementare), noi operiamo secondo direttive nazionali, perché non possiamo aspettare i tempi lunghi di questo lavoro politico».I rischiMilitarmente parlando invece «c’è in effetti il rischio di essere coinvolti in lanci di ordigni vari. Le navi italiane che presumibilmente possono essere impiegate, però, dispongono di sistemi di protezione di ottimo livello per sé stesse e per i convogli a cui verrebbero affiancate. Contro i droni, sono molto efficaci le artiglierie di bordo: sono molto avanzate dal punto di vista del tiro, con proiettili che hanno un sistema di guida, e hanno un costo ragionevole. Non il costo di un missile, per intenderci. E garantiscono una grande precisione». «Contro i missili, le nostre navi a bordo hanno missili di tipo Aster 15 e Aster 30, gli stessi utilizzati nel sistema italo-francese Samp/t, che sono molto buoni, ma sono anche molto pochi. Purtroppo questo bisogna dirlo: le scorte di questi missili sono scarse, alcuni sono stati dati all’Ucraina per incrementare le loro difese aeree, e certamente le scorte dovranno essere riadeguate. Bisognerà vedere quale sarà la risposta della nostra industria».L'articolo Perché Crosetto sfida l’Ue con le navi italiane a Bab el-Mandeb proviene da Open.