Arabia Saudita, Washington autorizza la possibile vendita di 48 F-35 per 24,3 miliardi di dollari

Wait 5 sec.

Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato una possibile fornitura all’Arabia Saudita di 48 cacciabombardieri F-35A, 49 motori F135, apparecchiature di comunicazione, ricambi, addestramento e assistenza logistica, per un valore massimo stimato di 24,3 miliardi di dollari. Il Congresso è stato informato dell’operazione, che non rappresenta tuttavia ancora un contratto definitivo e potrebbe subire modifiche durante i successivi negoziati.Il valore complessivo della fornitura non corrisponde al semplice costo dei 48 velivoli, poiché comprende motori, sistemi informatici, manutenzione, addestramento, ricambi e assistenza pluriennale. L’eventuale acquisto inserirebbe quindi l’aeronautica saudita nell’intero sistema logistico e tecnologico statunitense legato all’F-35.Il caccia dispone di capacità avanzate nella riduzione della visibilità radar, nell’integrazione dei sensori e nella condivisione delle informazioni, caratteristiche che ne aumentano l’efficacia contro difese antiaeree evolute. Il programma presenta tuttavia costi elevati e problemi di disponibilità operativa, manutenzione e aggiornamento.Rapporti dell’Ufficio di controllo del Congresso americano hanno evidenziato negli ultimi anni ritardi nelle consegne e aumenti dei costi. Nel 2024 nessuna delle tre versioni dell’F-35 aveva raggiunto gli obiettivi previsti di disponibilità, mentre tutti i 110 velivoli consegnati durante l’anno erano arrivati in ritardo, mediamente di 238 giorni. Anche il programma di ammodernamento Blocco 4 ha accumulato ritardi e maggiori costi.Per l’Arabia Saudita gli F-35 rappresenterebbero soprattutto uno strumento per operazioni ad alta intensità contro obiettivi protetti e sistemi antiaerei avanzati. Il loro impiego contro piccoli droni Houthi sarebbe invece poco conveniente dal punto di vista economico, considerando il costo operativo dei velivoli e degli armamenti. La protezione di raffinerie, oleodotti, aeroporti e basi richiede soprattutto una difesa aerea multilivello e intercettori meno costosi.La fornitura rafforzerebbe inoltre la dipendenza saudita dall’apparato militare industriale statunitense. Aggiornamenti informatici, manutenzione specializzata, pezzi di ricambio, integrazione degli armamenti e parte del supporto operativo rimarrebbero legati agli Stati Uniti. Washington conserverebbe così una significativa capacità di condizionamento sulla disponibilità della flotta nel lungo periodo.Un altro dossier riguarda Israele, finora unico utilizzatore dell’F-35 in Medio Oriente. Gli Stati Uniti sono tenuti a considerare il mantenimento della superiorità militare qualitativa israeliana e l’eventuale vendita a Riad potrebbe quindi prevedere configurazioni e capacità differenti. Israele conserverebbe comunque il vantaggio derivante dall’esperienza operativa accumulata e dall’integrazione dei propri sistemi nazionali.Washington guarda inoltre ai rapporti tra Arabia Saudita e Cina, per il rischio che tecnologie sensibili possano essere esposte attraverso infrastrutture, apparecchiature o personale cinese presente nel regno.L’operazione avrebbe infine un rilevante impatto industriale negli Stati Uniti, generando commesse per Lockheed Martin, Pratt & Whitney e numerose aziende della filiera, alle quali si aggiungerebbero negli anni manutenzione, aggiornamenti, ricambi e addestramento.La possibile vendita dei 48 F-35 assume quindi una dimensione strategica che supera il semplice rafforzamento dell’aeronautica saudita. Riad aumenterebbe le proprie capacità nelle operazioni contro avversari dotati di difese avanzate, mentre Washington consoliderebbe contemporaneamente la propria influenza militare e tecnologica sulla sicurezza dell’Arabia Saudita e del Golfo.