L’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale mostra crepe sempre più profonde, dalla contestazione della supremazia occidentale al disimpegno americano dall’Europa, dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente alla crisi degli organismi multilaterali. A questi scenari si sommano elementi trasversali che ne amplificano gli effetti, come le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale, capaci di ridefinire rapporti di forza tra Stati e strumenti di guerra ibrida, o l’evoluzione delle organizzazioni criminali, sempre più simili a holding transnazionali capaci di sfruttare i vuoti lasciati da un diritto internazionale spesso in affanno. Su questi temi si è confrontato il panel di apertura della seconda edizione del Festival della Sicurezza, organizzato dalla Fondazione Vittorio Occorsio e tenutasi a Cagliari venerdì 18 settembre.Ad aprire i lavori è stato Lorenzo Guerini, presidente del Copasir ed ex Ministro della Difesa, con un’analisi ampia dello scenario globale. Secondo Guerini, la crisi attuale non nasce dai singoli conflitti in corso, ma dalla contestazione dell’ordine occidentale che ha retto il mondo negli ultimi trent’anni: “Non sono le guerre con le quali ci confrontiamo che hanno determinato la lacerazione dell’ordine, è la contestazione di quell’ordine e della sua capacità di contenimento delle crisi”. Guerini ha collegato questa frattura al progressivo disimpegno americano dall’Europa — un processo che, ha ricordato, precede Trump e affonda le radici già nelle amministrazioni Obama — e alla componente tecnologica come “amplificatore” delle crisi geopolitiche. Sul fronte Ucraina ha invitato alla prudenza nella lettura degli incidenti di confine (“gli incidenti devono rimanere incidenti”), pur ribadendo le “altissime” responsabilità russe nel conflitto. Ha definito “senza senso” la guerra lanciata da Trump contro l’Iran, priva a suo dire di una strategia di uscita, e ha richiamato l’attenzione sull’instabilità in Yemen e sul ruolo crescente dell’Africa nella cosiddetta “guerra ibrida”.La professoressa Francesca Ippolito, docente di Diritto internazionale all’Università di Cagliari, ha offerto una lettura giuridica della stessa crisi, distinguendo tre “grammatiche” del diritto internazionale: quella della cooperazione (particolarmente solida, ad esempio nel commercio e negli investimenti), quella della responsabilità (che permette di qualificare le violazioni anche quando non riesce a prevenirle) e quella della prevenzione, che ha definito “la più deficitaria”. Ha portato l’esempio degli asset della banca centrale russa — oltre 200 miliardi di euro bloccati presso Euroclear dal 2022 ma non confiscati — come segno di un diritto che “fatica a stare al passo” con l’urgenza politica.Nel suo intervento il generale Carlo Zontilli, vice direttore dell’Aise, ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale con toni al tempo stesso pragmatici e ottimisti. “L’intelligenza artificiale, se la vogliamo semplificare, è un moltiplicatore di capacità”, ha spiegato, sottolineando come serva a discriminare, tra un volume di dati “sempre più inimmaginabile”, quelli davvero rilevanti per il decisore. Zontilli ha ricordato l’adozione da parte della Nato del Maven Smart System e ha collegato le recenti richieste di regolamentazione avanzate dai grandi player del settore (comprese le posizioni di Anthropic) a una consapevolezza ormai condivisa: “Il problema non è soltanto intelligenza artificiale sì o no […] l’importante è avere intelligenza artificiale che consenta un’indipendenza del Paese da altri” ha detto Zontilli, rivendicando poi per l’Italia un ruolo di apripista, dalla Dichiarazione di Trento del G7 2024 fino ai progetti nazionali per un modello linguistico europeo e per le “gigafactory” di data center, chiudendo con un messaggio di fiducia nelle capacità industriali del Paese.Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, ha introdotto il concetto di “mafia silente”, legato a quella che la Dia chiama “strategia della sommersione”: “La violenza fa paura, desta l’arme, e quindi con meno violenza, con meno paura è più facile fare affari […] dove non scorre il sangue cala l’attenzione”. Ha citato il dato Europol secondo cui l’86% delle reti criminali più pericolose in Europa si serve di strutture di imprese legali, e le oltre 162mila segnalazioni di operazioni sospette registrate dall’Uif, di cui circa una su otto riconducibile alla criminalità organizzata. Il passaggio più netto è arrivato sul tema dei porti, definiti “il luogo in cui la geopolitica e la criminalità organizzata si danno appuntamento”: ha ricordato le 419 tonnellate di cocaina sequestrate nel 2023 negli Stati dell’Unione (oltre 100 solo ad Anversa) e più di 500 tonnellate nel solo porto di Gioia Tauro nel 2025, evidenziando il legame ormai strutturato tra ‘ndrangheta e cartelli latinoamericani, in particolare il Primeiro Comando da Capital brasiliano. Ha annunciato che la Commissione si recherà in missione alla Tripla Frontera, un passaggio definito una prima assoluta per un organismo parlamentare italiano. Sulla natura della minaccia contemporanea, la sintesi di Colosimo è stata netta: “Il confine tra sicurezza interna e sicurezza esterna […] non esiste più”.Nella parte conclusiva dell’incontro, sollecitati sul tema della strumentalizzazione politica della sicurezza nazionale, sia Guerini sia Colosimo hanno insistito sulla necessità di responsabilità condivisa tra maggioranza e opposizione. Guerini ha citato la legge 124/2007 sull’intelligence come esempio di “confronto convergente” tra le forze politiche, mentre Colosimo ha richiamato l’esperienza della Commissione Antimafia, dove “su alcuni temi poi alla fine l’unanimità c’è”, pur riconoscendo la difficoltà di comunicarlo all’opinione pubblica in un’epoca dominata dalla sintesi social. Il panel si è chiuso con l’invito, condiviso da entrambi i presidenti, a “volare un po’ più alti” nel dibattito pubblico su temi che riguardano la tenuta democratica del Paese.