Sigfrido Ranucci ha depositato al Tribunale del Lavoro di Roma un ricorso urgente con cui chiede che venga ordinato alla Rai di revocare il provvedimento del 28 agosto 2026 che lo ha rimosso dalla conduzione di Report e ordini la reintegrazione del giornalista. Il collegio difensivo dei giuslavoristi che assiste Ranucci è composto dal professor Franco Focareta, il professor Franco Scarpelli e l’avvocato Stefano Rossi. I legali del lavoro operano all’interno del più ampio team difensivo dello Studio DEVITALAW coordinati dal professor Roberto De Vita. La richiesta della difesa di Ranucci arriva in un momento decisivoNel ricorso si domanda al Tribunale di Roma di ordinare l’immediato reintegro come autore e conduttore del programma d’inchiesta di Rai 3. La richiesta arriva in un momento decisivo: il 27 settembre Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre nuove collocazioni professionali proposte dall’azienda, mentre l’8 novembre è prevista la partenza della nuova stagione di Report. Per questo i legali sostengono la necessità di un intervento immediato del giudice. Nel ricorso viene contestata la legittimità delle motivazioni indicate dalla Rai, giudicate prive di qualsiasi riferimento a fatti concreti. Secondo la difesa, espressioni come “obiettiva situazione di incompatibilità”, “continue pressioni” e “percezioni di opacità, commistione e interferenze” sarebbero rimaste del tutto generiche e non accompagnate da elementi oggettivi o documenti idonei a giustificare la rimozione del giornalista. I difensori affermano inoltre di aver chiesto formalmente all’azienda di conoscere gli atti e le circostanze posti alla base di valutazioni così gravi sulla credibilità e sull’indipendenza professionale di Ranucci, senza ottenere ulteriori chiarimenti né documentazione.Sigfrido Ranucci, Roma, 8 settembre 2026 (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)L’atto ricostruisce anche il contesto politico che avrebbe preceduto la decisione aziendale, richiamando le numerose prese di posizione pubbliche di esponenti politici e istituzionali che avevano invocato l’allontanamento del conduttore. Per i legali, la successione temporale di tali interventi e la genericità delle motivazioni della Rai costituiscono un quadro indiziario idoneo a prospettare un possibile carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e convinzioni personali, in violazione dei principi costituzionali, del contratto di servizio Rai, del Codice etico aziendale e dell’European Media Freedom Act. “Non si chiede al giudice di entrare nelle scelte editoriali della RAI. Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione. È una questione che riguarda Sigfrido Ranucci, ma riguarda anche il confine che deve esistere, in una democrazia, tra il potere politico e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo d’inchiesta”, ha dichiarato l’avvocato Roberto De Vita. Questo articolo Ranucci, chiesto il reintegro alla guida di Report proviene da LaPresse