700 militari e mezzo miliardo di armi: perché la missione italiana in Arabia è a rischio

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Settecento militari, quattro intercettori Eurofighter, un aereo radar Gulfstream CAEW e un paio di quadrimotori cargo C130J. La missione dell’esercito italiano in Arabia Saudita è stata approvata a inizio marzo con una risoluzione di maggioranza che prevede «il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e anti-missilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali; quanto sopra anche in relazione alla necessità di contrastare una crisi energetica». E oggi sono bersaglio degli Houthi.La missione italiana in Arabia«Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese», ha detto ieri all’Ansa Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’informazione del governo Houthi a Sanaa. «Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi», ha aggiunto. Finora i raid contro l’Arabia Saudita avevano preso di mira principalmente impianti petroliferi e basi militari nel sud del Paese o lungo la costa del Mar Rosso. L’allarme scattato nella notte per una «minaccia aerea ostile» sulla capitale ha aperto un nuovo capitolo nel conflitto.I 700 italianiRepubbica spiega oggi che i 700 militari italiani sono equipaggiati con gli strumenti più moderni dell’arsenale di Roma. Due sono le task force: Arabia dell’Aeronautica e Cerbero dell’Esercito. La componente aerea è tutta in Arabia Saudita. Tutto si trova in una base all’interno dell’aeroporto militare King Fahd. Tra questi c’è il Gulfstream Caew, progettato per garantire «la supremazia informativa»: il radar a scansione elettronica israeliano controlla ogni cosa nel raggio di cinquecento chilometri. Al lavoro anche un sistema di intelligenza artificiale che analizza le tracce e trasmette le informazioni per neutralizzarle.I Samp-TNell’equipaggiamento c’è anche una batteria di missili terra-aria Samp-T Ng dell’Esercito: è l’unica della nuovissima versione che può abbattere pure i missili balistici, consegnata lo scorso inverno. Altri militari e altre armi sono in Kuwait, dove si trova un radar An/Tps 77 mentre una task force anti-drone con il sistema Acus di Leonardo si trova in Bahrain. Negli Emirati c’è lo Skynex, la batteria di cannoni a tiro rapido anti-drone che in Ucraina si è rivelata lo strumento più efficiente nella guerra moderna.Il decreto MissioniUna modifica del decreto Missioni fatta dal centrodestra permette oggi i trasferimenti in Arabia Saudita o in altre nazioni senza bisogno di un passaggio parlamentare a patto che il numero complessivo sia immutato. «La relazione del governo — riportano gli atti delle Camere — segnala che l’escalation in Iran ha determinato la necessità di una progressiva rimodulazione del dispositivo militare e la possibilità di fornire supporto a Paesi alleati e partner». Il 17 giugno — tre mesi dopo lo schieramento sul campo — il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, davanti alle Commissioni parlamentari ha detto: «Con il secondo asse ci riferiamo alla fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani e nello specifico Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar, Bahrein che hanno chiesto supporto per accrescere le loro capacità di difesa aerea e contrasto ai droni».Gli attacchiNelle prime ore di venerdì scorso un assalto ha portato alla distruzione dell’Eurofighter, del valore di 100 milioni di euro. Le schegge hanno sfiorato il Gulfstream CAEW, del valore di mezzo miliardo, senza danneggiarlo. In settimana probbilmente arriverà una riduzione momentanea del personale e il trasferimento a nord dell’aereo radar. I raid sulla capitale seguono quelli denunciati verso la Mecca, e si teme l’escalation da parte dei ribelli che proseguono l’offensiva, forti del loro controllo su zone chiave come la costa che si affaccia sul Mar Rosso. Nei territori contesi gli scontri proseguono tra gli Houthi e le forze governative yemenite: in 24 ore sono stati almeno 48 i morti, 31 dei quali tra le file dei ribelli.La guerra e l’ArabiaNonostante le perdite e i massicci raid, le forze dell’Arabia Saudita sembrano non riuscire a indebolire il gruppo filo-iraniano. Una grana che – almeno per il momento – il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman dovrà provare a risolvere da solo, dopo essersi visto negare il supporto militare da parte di Donald Trump. Il tycoon sembra intenzionato a proseguire sulla via del dialogo con gli Houthi. Prima di tutto, per garantire la protezione dei propri asset nella regione. In secondo luogo, per «vedere se possiamo fare un accordo» che possa dare una minima speranza di ritorno alla stabilità della regione, necessaria anche per gli interessi occidentali. In primis quelli economici. Mentre il prezzo del petrolio è ormai fuori controllo.L'articolo 700 militari e mezzo miliardo di armi: perché la missione italiana in Arabia è a rischio proviene da Open.