Israele, il presidente Herzog grazia il soldato che uccise un palestinese ferito a Hebron: l’esercito era contrario

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GERUSALEMME — Il presidente israeliano Isaac Herzog ha graziato Elor Azaria. È il soldato che nel marzo 2016, a Hebron, sparò alla testa di un palestinese ferito e disarmato, steso a terra da undici minuti. La firma è arrivata sabato, alla vigilia dello Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione che comincia domenica sera.È una grazia simbolica, non una scarcerazione: Azaria ha finito di scontare la pena nel 2018, e il provvedimento si limita ad abbreviare i tempi di cancellazione del suo casellario giudiziario. Ma il peso politico è tutt’altro che simbolico. Il capo di stato maggiore, tenente generale Eyal Zamir, si era opposto per iscritto insieme ad altri alti ufficiali: Azaria, ha scritto in una lettera al ministro della Difesa, «si è astenuto dall’esprimere rimorso e dall’assumersi la responsabilità delle sue azioni, anche a un decennio dalla condanna».La richiesta di grazia era partita in luglio proprio dal ministro della Difesa, Israel Katz. L’ufficio presidenziale ha motivato la decisione con «il trascorrere del tempo, il completamento della pena e il rimorso espresso», precisando che la grazia «non costituisce una rivalutazione del caso» e che Azaria — vent’anni al momento della condanna — deve poter «aprire un nuovo capitolo della sua vita». Katz ha esultato: decisione «giusta, umana e degna», che «manda un messaggio importante ai soldati e alle loro famiglie: non abbandoniamo i nostri combattenti».Il rimorso, però, è il punto dolente. Nell’istanza Azaria ha «espresso il suo dispiacere» e ha definito lo sparo un «errore operativo». Ma nella prima intervista dopo la scarcerazione aveva detto altro: «Agirei esattamente allo stesso modo, perché è così che dovevo agire».Undici minuti a HebronPer capire bisogna tornare al 24 marzo 2016. A Hebron, città della Cisgiordania occupata, il palestinese Abdel Fattah al-Sharif accoltella e ferisce un soldato israeliano; viene colpito dai militari e resta a terra, disarmato e gravemente ferito. Undici minuti dopo Azaria, medico da combattimento della brigata Kfir, gli si avvicina e gli spara alla testa. Un video girato con un telefono cellulare riprende tutto, ricorda l’Associated Press, e fa il giro del mondo.Il processo spaccò Israele. I vertici militari vollero il procedimento — caso rarissimo di condanna per un’azione letale sul campo — mentre larga parte dell’opinione pubblica, in piena stagione di accoltellamenti, stava col soldato e manifestava fuori dal tribunale. Le divisioni costarono il posto all’allora ministro della Difesa Moshe Yaalon. La sentenza: omicidio colposo, 18 mesi ridotti a 14, contro i 3-5 anni chiesti dall’accusa. Azaria ne scontò nove. L’ufficio Onu per i diritti umani parlò di pena «eccessivamente mite» che rischiava di «rafforzare la cultura dell’impunità»; nel 2024 l’amministrazione Biden gli vietò l’ingresso negli Stati Uniti citando un’«uccisione extragiudiziale».Le reazioni di sabato dicono che partita si sta giocando: la grazia è un messaggio ai soldati impegnati sul campo, e un trofeo per la destra al governo. Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale ed esponente dell’estrema destra, ha detto che «cancellare la fedina penale di chi ha ucciso un terrorista» lo «emoziona» — e ha subito chiesto a Herzog, riferisce l’agenzia France Presse, una grazia analoga per il premier Benjamin Netanyahu, sotto processo per corruzione.Il casellario di Azaria si avvia a tornare pulito. Ma la frattura che il suo caso aprì dieci anni fa — tra l’etica dichiarata dell’esercito e un Paese che applaudiva quello sparo — la grazia di Herzog non la chiude. Semmai la certifica.