Si è tenuta a Cagliari il 18 e 19 settembre, nella Sala Executive dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna al Molo Ichnusa, la seconda edizione del Festival della Sicurezza, promosso dalla Fondazione Vittorio Occorsio ETS e dedicato quest’anno alla sicurezza internazionale. Rappresentanti del Parlamento, dell’intelligence, della magistratura, delle forze di polizia, dell’università, dell’industria della difesa, del sistema bancario e dell’informazione hanno discusso della crisi dell’ordine internazionale, delle minacce ibride, dell’evoluzione delle mafie e della protezione delle infrastrutture strategiche.I lavori sono stati aperti da Giovanni Salvi, presidente del Comitato scientifico della Fondazione, il quale ha ricordato che Vittorio Occorsio ottenne i propri risultati perché seppe mutare il paradigma investigativo, e che un analogo mutamento è oggi richiesto dall’impatto dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie nate nei teatri di guerra sulla sicurezza e sulla stessa giurisdizione. «Per noi la sicurezza è un fatto culturale, che deve andare oltre le divisioni politiche e la propaganda del momento. Occorre una cultura della sicurezza, senza steccati ideologici, perché è in gioco la difesa di ciascuno di noi», ha dichiarato Vittorio Occorsio, co-fondatore della Fondazione, nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dell’assassinio del magistrato. Hanno portato il proprio saluto il procuratore della Repubblica di Cagliari Rodolfo Sabelli, l’assessora regionale dei Trasporti Barbara Manca, in rappresentanza della presidente della Regione, e il sindaco di Cagliari Massimo Zedda.Nell’introdurre il Festival, il generale Luciano Carta, Senior Special Advisor della Fondazione, ha richiamato i circa sessanta conflitti oggi in corso nel mondo e la crisi delle istituzioni multilaterali: «Siamo di fronte alla rottura di un ordine che ci ha accompagnato per ottant’anni», con organizzazioni criminali che nel disordine internazionale trovano spazio per assurgere ad attori strategici.I confini della sicurezzaIl primo panel si è aperto con un contributo video di Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’Unione europea per la regione del Golfo, il quale ha indicato nella libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz un banco di prova per la tenuta del diritto internazionale. Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR, ha descritto un ordine internazionale «lacerato», nel quale la supremazia occidentale non è più riconosciuta e il salto tecnologico opera da amplificatore delle crisi, e ha richiamato l’attenzione sulla disinformazione come componente della guerra cognitiva. «Siamo l’unico Paese del G7 che non si è ancora dotato di una strategia di sicurezza nazionale», ha ricordato, dando conto del confronto che ha condotto all’adozione di un DPCM in materia e indicando nella legge n. 124 del 2007 un esempio di convergenza parlamentare da replicare.Francesca Ippolito, docente di Diritto internazionale all’Università di Cagliari, ha osservato che la minaccia contemporanea è costruita per restare al di sotto della soglia di attivazione degli strumenti giuridici più efficaci, sicché il diritto internazionale, tuttora vitale sul piano della cooperazione e della responsabilità, sconta il maggiore ritardo su quello della prevenzione. Il generale Carlo Zontilli, vicedirettore dell’AISE, ha definito l’intelligenza artificiale un moltiplicatore di capacità ormai irrinunciabile, a condizione che il Paese ne disponga in forme che ne garantiscano l’indipendenza. Antonio Ardituro, sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ha descritto reti criminali nelle quali si sovrappongono componenti mafiose, terroristiche, cibernetiche ed economiche, segnalando la presenza di soggetti che operano per conto di attori statuali ostili, il fenomeno del trasferimento occulto di capitali verso l’estero e la fragilità delle infrastrutture tecnologiche nazionali.«Il confine tra sicurezza interna ed esterna esiste ancora nei nostri organigrammi, ma non esiste più nella realtà», ha affermato Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, per la quale le mafie si muovono ormai come holding e i porti sono il luogo in cui geopolitica e criminalità organizzata si incontrano. Di qui le proposte di rendere interoperabili le banche dati, di estendere la prevenzione amministrativa e collaborativa ai settori tecnologici e strategici e di trattare i porti come infrastruttura di sicurezza nazionale, passando dal controllo fisico a un’intelligence doganale predittiva.Industria della difesa e infrastrutture strategicheNel secondo panel, moderato da Giulio Gambino, Roberta Pinotti, presidente della Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, ha insistito sulla necessità che la produzione di regole tenga il passo della tecnologia, dal cyber allo spazio fino ai fondali, attraverso i quali transita la quasi totalità delle connessioni, e ha presentato il Polo come modello di integrazione fra civile e militare e fra pubblico e privato. Emanuela Trentin (Veolia Italia) ha proposto l’autonomia energetica dei singoli siti sensibili, a partire da ospedali, caserme e basi. Andrea Campora (Leonardo) ha rilevato che il tempo fra la scoperta di una vulnerabilità e il suo sfruttamento si è ridotto da anni a ore, e che alla condivisione delle informazioni deve ormai subentrare la condivisione delle capacità di difesa. Alessandro Ercolani (Rheinmetall Italia) ha posto il tema della capacità produttiva e della scelta fra una difesa realmente europea e una mera somma di difese nazionali. Emilio Gisondi (Defence Tech) ha indicato nella sovranità tecnologica, dalla data intelligence alla crittografia resistente al calcolo quantistico, e in un procurement adeguato ai tempi della minaccia le priorità del settore. Gianluca Di Feo (la Repubblica) ha segnalato la distanza fra la rapidità degli eventi e i tempi del dibattito pubblico e parlamentare.Le guerre ibrideNel terzo panel, moderato da Giuseppe Deiana, Paolo Messa (Atlantic Council) ha proposto di regolamentare, senza vietarla, l’attività dei soggetti che operano in Italia per conto di governi stranieri, oggi priva di disciplina. Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha chiesto strumenti di risposta più agili della «logica del comitato», un partenariato pubblico-privato più strutturato e la tutela in sede dibattimentale delle tecniche impiegate nelle attività sotto copertura in rete. Antonio De Vita, Chief Security Officer di Intesa Sanpaolo, ha illustrato il passaggio a una sicurezza integrata, fisica e cibernetica, concepita sin dalla progettazione dei processi, mentre Claudio Antonelli (Il Sole 24 Ore) ha posto il problema della dipendenza dell’informazione digitale dalle logiche algoritmiche, che la espone alle operazioni di influenza.La seconda giornata è stata dedicata a formazione, etica e leadership nelle istituzioni della sicurezza, con il dialogo fra mons. Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia, e Luigi Zanda.Raccogliendo un invito emerso nel corso dei lavori, la Fondazione Vittorio Occorsio elaborerà un policy paper che sintetizza le analisi e le proposte del Festival e che sarà messo a disposizione delle istituzioni competenti. Le registrazioni integrali delle due giornate sono disponibili sul canale YouTube della Fondazione.Questo articolo Festival della Sicurezza 2026: a Cagliari istituzioni, intelligence, magistratura e industria a confronto sulla sicurezza internazionale proviene da LaPresse