La Nato affida al generale tedesco Breuer il vertice militare: «Pronti a un attacco russo sotto falsa bandiera»

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BRUXELLES — «Pronta». Con una parola sola l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato — il massimo organo militare dell’Alleanza, che riunisce i capi di stato maggiore dei 32 Paesi membri —, ha descritto la postura atlantica davanti all’ipotesi di un attacco russo «sotto falsa bandiera»: un’operazione costruita ad arte per addossare ad altri la responsabilità del primo colpo. Lo riferisce Politico.Nello stesso giorno, gli stessi capi di stato maggiore hanno designato il generale tedesco Carsten Breuer alla presidenza del Comitato: sarà lui a succedere a Cavo Dragone, in carica dal gennaio 2025. Nella corsa Breuer ha battuto la canadese Jennie Carignan (prima donna alla guida delle forze armate di Ottawa). E da Mosca, quasi in contemporanea, il presidente russo Vladimir Putin ha rovesciato il quadro: è l’Europa, ha accusato, che si sta «preparando alla guerra».Che cosa fa, in concreto, il presidente del Comitato militare? Non comanda truppe: è il primo consigliere militare del segretario generale e del Consiglio atlantico, l’organo politico dell’Alleanza. Ma è la voce che traduce in linguaggio operativo le scelte dei governi. Ed è per questo che la designazione di un tedesco pesa: mai come oggi Berlino, primo contribuente europeo alla difesa comune, ha rivendicato un posto al centro dell’architettura militare atlantica.Breuer, del resto, non è un generale qualunque. Generalinspekteur della Bundeswehr — l’equivalente del nostro capo di stato maggiore della Difesa — dal marzo 2023, ha costruito la sua linea pubblica attorno a un aggettivo che in Germania ha rotto un tabù: kriegstüchtig, «capace di combattere una guerra». Con una scadenza precisa: il 2029, l’anno entro il quale, secondo lui, le forze armate tedesche devono essere pronte a reggere un confronto con la Russia.L’accusa di PutinSull’altro fronte, Putin ha scelto lo stesso giorno per rilanciare il suo argomento preferito: non è Mosca a minacciare, sono gli europei che riarmano e «si preparano alla guerra». Un copione collaudato, che accompagna da anni ogni passo dell’Alleanza — dall’allargamento a Finlandia e Svezia all’aumento delle spese militari — e che serve anzitutto al pubblico interno russo.Ma è proprio la simmetria a fare notizia. Le due dichiarazioni si specchiano e si alimentano a vicenda: Mosca indica il riarmo europeo come prova dell’aggressività altrui, Bruxelles indica la minaccia russa come ragione del riarmo. L’avvertimento di Cavo Dragone, in questa partita, ha una funzione precisa: dire in anticipo «sappiamo che cosa potreste fare» toglie a un’eventuale provocazione sotto falsa bandiera il suo ingrediente essenziale, la sorpresa. Il bersaglio del messaggio non era il pubblico di Bruxelles: era il Cremlino.Resta il calendario, che fa da giudice tra i due racconti. Se l’Europa si stesse davvero «preparando alla guerra», come sostiene Putin, non affiderebbe una data così lontana alla propria prontezza. Il 2029 fissato da Breuer dice il contrario: l’Alleanza non si sente pronta oggi, e ha appena messo al proprio vertice militare l’uomo che lo ripete da tre anni. Alla Germania che per decenni ha fatto del disarmo una bandiera tocca ora il compito opposto. Anche questo, a Mosca, è un messaggio.