EKURHULENI — Elizabeth Moselakgomo, per tutti «Tsontso», 38 anni, era uscita a correre la mattina del 9 settembre. Non è più tornata. L’allarme lo ha dato la figlia di otto anni. Tre giorni dopo il suo corpo è stato trovato a Rhodesfield, quartiere di Kempton Park: seminuda, coperta di lividi, racconta il Washington Post.La sua storia ha dato un volto a una serie che spaventa il Sudafrica: nove donne uccise da luglio a Ekurhuleni, metropoli industriale a est di Johannesburg. L’ultima è stata trovata giovedì mattina a Dawn Park, vicino a un cantiere, da un passante: una trentenne non identificata, una ferita da taglio al fianco e la gola recisa, ha riferito all’Associated Press il commissario provinciale di polizia Fred Kekana.Il quadro è di una uniformità che gela. Sette località — Kempton Park da sola conta cinque corpi, poi Olifantsfontein, Kwa-Thema, Dawn Park —, vittime tra i 20 e i 38 anni, quasi tutte nude o seminude, tutte con lividi evidenti. Cinque ritrovamenti in una sola settimana. Il 14 settembre la polizia ha diramato un avviso pubblico parlando di «somiglianze preoccupanti».Un solo assassino, dunque? È la domanda che tutti si fanno, ma la polizia per ora tiene i nove fascicoli separati: nessun legame accertato, ha detto la commissaria nazionale facente funzione, che assicura specialisti al lavoro «24 ore su 24». Un uomo è stato arrestato per il primo caso — una donna di 37 anni trovata il 15 luglio a Kempton Park, legata con dei cavi — ma non è stato collegato agli altri. Intanto è nato un gruppo investigativo speciale, le pattuglie sono state rafforzate, la taglia è di 400 mila rand, poco meno di 20 mila euro. In divisa nessuno pronuncia la parola serial killer; ma è quella, ormai, che corre per le strade di Ekurhuleni.«Am I next?»Perché nel frattempo la paura è diventata piazza. Il 16 settembre i residenti hanno presidiato il commissariato di Kempton Park con i cartelli «Enough is Enough», basta così. Lo stesso giorno a Città del Capo decine di donne si sono presentate con la bocca sigillata dal nastro adesivo e impronte rosse dipinte sul volto: «Am I next?», tocca a me la prossima volta? Giovedì un corteo, in prevalenza donne vestite di nero, ha attraversato Ekurhuleni. «Le donne sono terrorizzate», dice Sabrina Walter, fondatrice della ong Women For Change: «Qui cambiamo il modo di vivere da anni, solo per sopravvivere».La politica ha reagito. Il presidente Cyril Ramaphosa ha ordinato la priorità assoluta sui fascicoli — «non sarà lasciato nulla di intentato» — e il ministro della Polizia ad interim ha chiesto a chi sa di farsi avanti. Ma i numeri dicono che Ekurhuleni è la punta di un fenomeno enorme: tra aprile e giugno di quest’anno in Sudafrica sono state uccise 569 donne e denunciati 9.201 stupri, in soli tre mesi. Il Paese ha uno dei tassi registrati di violenza sulle donne più alti del mondo, e le attiviste ricordano che la dichiarazione della violenza di genere come crisi nazionale non si è mai tradotta in un piano di protezione.Dietro i numeri, i nomi. Dineo Motapane, 38 anni, trovata nuda a Kwa-Thema (lascia una bimba di due anni). Gracious Nkomo, 28, lungo la statale R21. Itumeleng Kekana, a Pomona, che lascia una figlia di 14 anni. E Tsontso, la donna uscita a correre una mattina di settembre: sua figlia di otto anni aspetta ancora che qualcuno le dica chi è stato — e se è stato uno solo.