Benzina alle stelle, il caro energia piega le imprese. L’Ue chiude a Meloni: «Extraprofitti? Tassateli voi»

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Da Strasburgo – Senza una via d’uscita dalla guerra nel Golfo il costo dell’energia continua a salire in Europa, ed ora per famiglie e imprese è allarme rosso. Ad agosto l’inflazione in Italia è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, ha confermato oggi l’Istat: corsa dei prezzi spinta soprattutto da quelli dei beni energetici, il cui rincaro è arrivato a +17,1%. Non accenna a fermarsi la spirale dei prezzi pure alla pompa. Il prezzo medio per la benzina lungo la rete stradale (self service) è oggi di 2,132 euro al litro, per il diesel di 2,246 euro. In autostrada, secondo i dati del governo, il prezzo medio della benzina sale a 2,222 euro, del diesel a 2,326 euro. E anche per le imprese lo scenario è da incubo. L’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia Guido Guidesi parla di costi «insostenibili» e di rischi concreti per produzione, investimenti e consumi. E per le industrie energivore come quella dell’acciaio, dice una fonte del settore a Open, torna a farsi concreto il rischio di nuove chiusure. Il dilemma di Meloni (e degli altri governi) Uno scenario da incubo per i governi in carica, specie per quelli che nei prossimi mesi dovranno affrontare la forche caudine del voto: l’Italia di Giorgia Meloni, ma pure la Bulgaria, la Francia, la Spagna e la Polonia. A Roma il Consiglio dei ministri sarà chiamato oggi a decidere se prorogare lo sconto generalizzato sulle accise sul diesel (17 centesimi) – sarebbe la sedicesima volta da quando è esplosa la guerra nel Golfo – o varare interventi più mirati. Il dilemma per il governo è sempre lo stesso: dove reperire le risorse per tagliare in maniera più incisiva i costi dell’energia e dei carburanti che gravano sempre più pesantemente su famiglie e imprese. Servono «azioni mirate e immediate a livello europeo a sostegno delle imprese e dei cittadini europei», ha alzato il pressing ieri la premier Giorgia Meloni. Una delle richieste di Roma sarebbe quella di varare una tassazione degli extraprofitti a livello Ue. Ma la Commissione, di fatto, respinge ancora una volta al mittente la richiesta e le pressioni.Lo stop Ue a una tassa comune sugli extraprofitti Da quando è scoppiata la guerra nel Golfo «paghiamo mezzo miliardo al giorno in più per l’energia, senza aver aumentato di una sola goccia l’import», riassume il Commissario Ue al Clima Wopke Hoekstra. Uno scenario da «incubo», ammette Hoekstra, per il semplice fatto che i fattori fondamentali che fanno salire i prezzi sono l’incontro tra la domanda e l’offerta di energia e la situazione in Medio Oriente, tasti che l’Ue non ha strumenti per influenzare. «Non c’è una ricetta magica né una soluzione facile», riflette Hoekstra parlando con alcuni media italiani, tra cui Open. «L’unica via d’uscita è più energia pulita: nucleare, solare, biometano, geotermico etc. Non c’è altra strada». Ma si tratta di misure di medio/lungo periodo, come evidente. Quanto alle società petrolifere, non c’è dubbio che negli ultimi mesi abbiano guadagnato «somme ridicole», mentre i cittadini vanno sempre più in difficoltà. Sugli extraprofitti «stiamo valutando, ma per ora ci pare che si possa intervenire meglio a livello nazionale», dice ancora Hoekstra. E in ogni caso, questa è senza dubbio «la via più breve» se si vuole arrivare a un risultato, considerato che molti altri governi Ue sono profondamente contrari a un’eventuale azione unitaria dell’Ue. Le altre idee della Commissione La stessa presidente della Commissione Ursula von der Leyen, d’altronde, nel discorso dello Stato dell’Unione non ha fornito soluzioni pronte all’emergenza. «Possiamo far scendere i prezzi dell’energia, investire e innovare di più», ha detto von der Leyen. Ma solo con interventi di lungo termine, a partire dall’elettrificazione d’Europa e dall’integrazione delle reti. Un’idea “complementare” l’ha poi lanciata la Commissaria Ue al Mediterraneo Dubravka Šuica. «Le aziende europee investano sempre di più nella produzione di energia rinnovabile nei Paesi del Nordafrica», è l’appello lanciato dalla Commissaria croata, con l’idea di disinnescare in un colpo solo due delle principali fonti di tensione politica in Europa: il costo dell’energia e la (non) integrazione dei migranti.  Aiutiamoli a casa loro (con l’energia) Il ragionamento di Šuica è particolarmente concreto, diretto a spegnere i due fuochi accesi nelle opinioni pubbliche Ue. Da un lato, spiega la Commissaria a un gruppo di media italiani tra cui Open, «nei Paesi del Sud del Mediterraneo si può produrre energia a costi decisamente inferiori (del 40%), il che può aiutare l’Ue a liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili, quelli di Putin in primis». Dall’altra, con investimenti del genere, «creiamo anche nuove abilità e nuovi posti di lavoro lì per i giovani del posto». È, in sostanza, la versione pro-crescita del verbo “Aiutiamoli a casa loro”. Šuica lo dice senza remore: «Vogliamo che stiano lì, e in questo modo affrontiamo anche le cause alla radice delle migrazioni». D’altronde, ricorda la Commissaria croata, anche all’interno della stessa Ue si sta lavorando a un piano per incardinare, accanto alla libertà di circolazione e quindi di espatrio spesso associata all’Ue, l’affermazione del “diritto di restare”. Era stato l’ex premier Enrico Letta a raccomandare il consolidamento del right to stay (nelle proprie città e regioni di provenienza) nel suo rapporto sul futuro del mercato Ue, e ora la Commissione ci sta lavorando. «Vale lo stesso identico concetto anche per i cittadini dei Paesi Sud del Mediterraneo», sottolinea Šuica.I collegamenti da costruire tra Europa e NordAfrica L’appello di Šuica s’inserisce all’interno dell’iniziativa Trans-Mediterranean Renewable Energy and Clean-Tech Cooperation Initiative (T-MED) per creare interconnessioni energetiche tra le due sponde del Mediterraneo. Alcuni progetti sono già in rampa di lancio: per l’Italia, è il caso ad esempio dell’elettrodotto sottomarino ELMED, che dovrebbe collegare la rete elettrica italiana a quella tunisina, beneficiando così in futuro dell’energia prodotta in quel Paese. Un esempio per la Commissione della strada da seguire: per liberare l’Ue dalla dipendenza dai combustibili fossili, e pure per sostenere la crescita delle economie della sponda Sud, facendo crescere lì – piuttosto che in Europa – i lavoratori di domani. In quei Paesi «ci sono vaste risorse e potenzialità, ma spesso mancano le conoscenze per svilupparle e trasformarle in realtà», nota Šuica.Il «sogno» di una Università del Mediterraneo Ciò non significa che la Commissione non voglia accogliere in assoluto giovani provenienti dai Paesi arabi che punteggiano la sponda Sud (e Est del Mediterraneo). Per l’esecutivo Ue resta più che valida la strada delle “Talent Partnerships” per attrarre in Europa giovani professionisti formati. Quanto a chi ancora studia, poi, la Commissione spinge per dar forma sempre più concreta al progetto di una Università del Mediterraneo. Non si tratta, a discapito del nome, di un nuovo ateneo, ma di mettere in rete alcuni di quelli che già esistono sui diversi lati del mare nostrum, così da «connettere giovani delle due sponde del Mediterraneo». Šuica però sa che il vento popolare è quanto meno problematico. «La strada maestra sarebbe quella di ampliare il programma Erasmus, ma è un tema molto delicato politicamente: si vota presto in Francia e altrove e so già le obiezioni se dico “Usiamo fondi Ue per pagare viaggi e permanenze in Europa di studenti da Siria o Tunisia”». Eppure per la Commissione l’idea resta sul tavolo: «Pensiamo sia molto utile, perché verrebbero qui a crescere e studiare e poi tornerebbero nei loro Paesi a metterle a frutto». Chi lo spiega ai leader di Afd o Rassemblement National?L'articolo Benzina alle stelle, il caro energia piega le imprese. L’Ue chiude a Meloni: «Extraprofitti? Tassateli voi» proviene da Open.