Ci sono sfide e sfide. Alcune possono essere affrontate con una programmazione più morbida, per quanto complesse, altre nevessitano dirisposte non solo efficaci ma anche molto rapide, come AI e difesa. Per cui l’Europa deve copiere uno sforzo titanico, sia per recuperare terreno rispetto ad altri competitors molto più avanti, sia per azionare le leve corrette e risolvere le criticità in atto. Una macro linea guida è emersa in occasione del discorso pronunciato dal presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo di Strasburgo. “Ultranazionalisti e russi vogliono frantumare l’Europa. Avanti con il sostegno all’Ucraina, Ceuta è Europa. Stop social sotto i 13 anni”.Quale prosperità, quale indipendenzaPunto di partenza del lungo discorso è da ritorvare in un termine molto ampio, ma che però in questo particolare momento geopolitico e storico assume un peso specifico diverso: prosperità. Era in voga come chimera nel dopoguerra, quando il Vecchio continente si rialzava dalle macerie, ed è un obiettivo adesso dinanzi alla crisi energetica, al macro tema dell’apprivvigionamento non solo di gas e petrolio, ma di quelle materie prime che sono ossigeno puro per comparti strategici, come difesa, infrastrutture, automotive.“Ora sta emergendo un’Europa più forte e indipendente, un’Europa che sta garantendo la propria prosperità. Un’Europa che si sta affrancando dalla dipendenza tossica dai combustibili fossili russi; che è diventata la maggiore potenza commerciale del pianeta; che sta trasformando la propria politica industriale pur preservando il nostro modello sociale unico. È un’Europa più capace che mai di difendersi. Un’Europa che ha radicalmente rinnovato il proprio approccio alla sicurezza interna e che, solo negli ultimi cinque anni, ha aumentato la spesa per la difesa di quasi l’80%”.La sua tesi è che costruire un’Europa indipendente e capace di agire vuol dire assicurare che il destino dell’Europa resti nelle mani degli europei. Di qui il bivio: lavorare per avere un’Europa forte e indipendente, capace di difendere i propri valori sulla scena mondiale grazie allideale europeo, oppure permetterere che le democrazie vengano minate da intermediari e marionette al servizio di regimi autoritari? Che si tratti di ultranazionalisti o antieuropeisti, di interferenze russe o di disinformazione, i nomi possono cambiare, ma l’obiettivo resta lo stesso: “disprezzano i nostri valori e vogliono infrangere la nostra unità europea. Reagiamo dunque a tutto questo e battiamoci insieme per il nostro ideale europeo”.Lo stato dell’economia in UeIl tasso di disoccupazione, praticamente quasi ai minimi storici, è anticamera per aprire il vaso di pandora dell’economia, zavorrata da oggettive difficoltà come le crisi internazionali, i licenziamenti da parte dei grandi marchi automobilisitici tedeschi, le incertezze industriali legate al nodo batterie. Von der Leyen chiede “scelte di bilancio chiare per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, tutelando al contempo gli investimenti”, con la priorità individuata nel rilancio dell’economia europea. Ma on che modo e soprattutto in quali termini? La premessa del numero uno della commissione è analitica: ovvero ricorda che disponiamo di un mercato vasto, di un’industria e di servizi di eccellenza, di ingenti risparmi e di una delle principali valute al mondo. “Eppure, continuiamo a frammentare capitali, reti e potere d’acquisto. Ecco perché, al momento del nostro insediamento, abbiamo varato un piano ambizioso: costruire un’economia in cui l’innovazione e l’energia circolino liberamente oltre i confini nazionali; in cui le imprese possano competere e crescere in tutta Europa e i risparmi finanzino il nostro futuro. È questa la logica alla base dei rapporti Draghi e Letta. E insieme stiamo passando dalle parole ai fatti”.Il riferimento è alla cosiddetta tabella di marcia “Un’Europa, un mercato” per stimolare il completamento della riforma entro la fine del prossimo anno. “Nell’economia odierna, la rapidità è fondamentale. Un permesso o un modulo, un allacciamento alla rete o una decisione di finanziamento: tutto ciò può determinare dove verrà effettuato un investimento o dove verranno creati posti di lavoro. Dobbiamo agire con molta più celerità. Per questo presenteremo proposte volte ad accelerare ulteriormente le procedure di autorizzazione”, ha detto. Non solo velocità, serve al contempo ridurre drasticamente gli oneri amministrativi che frenano le imprese e le Pmi, con un taglio di circa 17 miliardi di euro l’anno.L’energia, croce e deliziaQuando la Russia ha interrotto le forniture di gas, ha sottolineato Von der Leyen, “abbiamo reagito con fermezza, oggi i nostri approvvigionamenti sono più diversificati e abbiamo investito nelle nostre fonti di energia pulita: rinnovabili e nucleare. Poi è arrivata la chiusura dello Stretto di Hormuz. E ancora una volta abbiamo toccato con mano, amaramente, il costo della nostra dipendenza generale dai combustibili fossili d’importazione”. Dall’inizio del conflitto, i combustibili fossili importati ci sono costati 90 miliardi di euro in più. Senza che venisse aggiunta nemmeno una molecola di energia. A questo punto la strada è una: puntare con decisione su un’energia pulita, accessibile e prodotta in casa, ovvero rinnovabili, nucleare, biometano grantendo un approccio tecnologicamente neutrale, ma garantendo all’Ue l’indipendenza. E propone, al fine di raggiungere questa indipendenza, di elettrificare l’Europa con l’obiettivo di raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040. In questo modo, l’Europa potrebbe ridurre di 260 miliardi di euro all’anno la spesa per l’importazione di combustibili fossili. Il gancio con lo stato di salute delle imprese continentali è fisiologico: se quelle europee non competeranno su un piano di parità allora il problema resterà irrisolto.La Cina e l’Ue: criticità e decisioniIl deficit commerciale dell’Ue con la Cina è ormai di un miliardo di euro al giorno, giunto quindi a quello che la numero uno della Commissione definosce “un punto critico”. Sull’uscio della casa Europa si vede chiara la deindustrializzazione dei cuori industriali. Per cui il dialogo con la Cina, ha aggiunto, serve per riequilibrare gli scambi commerciali. “Ma questo dialogo deve ora portare a risultati concreti. La debolezza della domanda interna cinese implica che la Cina ha bisogno anche del nostro mercato europeo. È dunque nel nostro comune interesse collaborare per trovare soluzioni. Voglio essere chiara: utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare le nostre relazioni. Le parole sono importanti, ma i fatti lo sono ancora di più”.Ma non c’è sviluppo credibile senza una riflessione, altrettanto credibile, sulle terre rare: per oltre l’80% l’Ue dipende dalla Cina. Dunque cosa fare? “Nessun Paese può farcela da solo – ha proposto. Dobbiamo quindi pensare in grande. Per questo istituiremo una nuova Società europea per le materie prime critiche. Ci aiuterà ad acquisire e stoccare ciò di cui abbiamo bisogno: per auto elettriche, chip e batterie, tecnologie pulite e difesa. E molto altro ancora”.Quale AI per il futuro europeo?Il secondo punto di svolta del nostro tempo è l’intelligenza artificiale, che sta rapidamente diventando un elemento fondamentale per economia e sicurezza. “La posizione dell’Europa è chiara. Vogliamo sfruttare al meglio l’IA per migliorare la nostra società, la nostra qualità della vita e la nostra produttività. Sono ottimista sul fatto che l’IA abbia il potenziale di portare benefici all’umanità, a patto di gestirla nel modo giusto. Tuttavia, come ogni nuova tecnologia potente, l’IA comporta un equilibrio tra opportunità e rischi. Senza affrontare questi rischi, non riusciremo mai a sfruttare appieno le potenzialità dell’IA. Man mano che i modelli di frontiera diventano più avanzati, questi rischi emergono con maggiore chiarezza”.L’obiettivo dell’Ue è di unire le forze su aspetti quali la valutazione e la verifica dei modelli, i sistemi di allerta precoce, la sicurezza dell’IA, oltre che potenziare massicciamente la capacità di calcolo. “Limitando i rischi dell’IA, possiamo massimizzarne i benefici”, con riferimento alle gigafactory e alla sovranità tecnologica. Ma la prossima tappa sarà creare quel valore che l’IA non ha ancora generato, ha rimarcato, portandola dallo schermo all’economia reale e alla società: nelle fabbriche, nei reparti ospedalieri, nell’agricoltura di precisione, nelle reti energetiche, nella guida autonoma e nella difesa. È qui che risiede il vero valore, ed è qui che l’Europa gode di grandi vantaggi.Le nuove coalizioni globali per tutelare le democrazieSpazio, poi, ad uno dei principali temi sulle agende di tutti i Paesi: i partenariati e le coalizioni globali a tutela di ciò che Von der Leyen cerchia in rosso, ovvero resilienza e democrazie. Per questa ragione ha invitato il primo ministro del Canada, Mark Carney, anche perché, ha sottolineato, grazie al Ceta lo scambio di merci è cresciuto del 75% in meno di un decennio. “Ciò dimostra la forza dei nostri accordi commerciali. Guardiamo al mondo con gli stessi occhi: dall’intelligenza artificiale al cambiamento climatico, dall’Artico alla geopolitica. E abbiamo agito uniti: sulla questione dell’Ucraina, sulla difesa, sulle materie prime e sulle catene di approvvigionamento”.Il passo successivo tocca pace e minacce: la guerra russa all’Ucraina è il principale elemento critico: “Le minacce ibride che l’Europa deve affrontare sono sempre meno ibride e sempre meno semplici minacce. Attacchi informatici o sabotaggi, incendi dolosi o incursioni di droni: fenomeni in costante escalation. Di conseguenza, man mano che cresce il livello della minaccia, deve crescere anche la capacità di risposta dell’Europa”.Dunque la nuova strategia europea per la sicurezza deve, nelle intenzioni di Von der Leyen, far recuperare terreno ad una Ue che non ha tenuto il passo con la nuova realtà. “I nostri sistemi sono stati concepiti per un mondo diverso. Si basano su tentativi, mossi da buone intenzioni, di raggiungere consenso e compromesso. Dobbiamo però chiederci se siano ancora adeguati allo scopo”.Ha quindi proposto un manuale d’azione contro le minacce ibride, un consenso sulle modalità di risposta a determinati incidenti, un “Articolo 4” europeo, un protocollo di sicurezza per le emergenze, un formato che riunisca i leader per affrontare la sicurezza del continente, coinvolgendo partner quali Ucraina, Regno Unito, Norvegia, Canada e altri, nuovi progetti congiunti dove investire risorse europee “come mai prima d’ora”, che porteranno maggiori commesse per l’industria europea, maggiore interoperabilità e maggiori economie di scala.Un approccio a un livello superiore: FreyjaMa non basta, perché secondo Von der Leyen servono le cosiddette “capacità abilitanti strategiche”, ovvero risorse di supporto critiche e di moltiplicatori di forza per una difesa che sia credibile: dalla difesa aerea e missilistica al trasporto strategico e al rifornimento in volo; dallo spazio al cyberspazio. “Solo unendo le forze l’Europa dispone della massa critica necessaria per realizzarli. Ecco perché posso annunciare un nuovo strumento europeo per le capacità strategiche abilitanti, pienamente allineato con la Nato. Perché solo una postura di difesa europea forte e credibile garantirà la nostra sicurezza”. Quindi l’Ue svilupperà, insieme all’Ucraina, un sistema di difesa missilistica accessibile e modulare: si chiamerà Freyja, in grado di mescolare l’esperienza di combattimento e la capacità innovativa dell’Ucraina alla leadership tecnologica dell’Europa. E, naturalmente, alla nostra considerevole capacità produttiva.Parla italiano il nuovo patto di migrazio e asiloNegli ultimi due anni in Ue c’è stata una riduzione del 55% degli arrivi irregolari. E un ulteriore calo del 35% quest’anno. “Si tratta di progressi concreti”, ha aggiunto, certa che l’Europa abbia bisogno dei mezzi per proteggere i propri confini in ogni momento, in particolare negli scenari in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati. “Ecco perché proporremo un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze”, solo in presenza di criteri rigorosamente definiti, uno strumento con cui l’Ue offre questo messaggio: Ovvero: “Rispetteremo sempre i nostri valori e i diritti fondamentali, ma non scenderemo mai a compromessi sulla protezione dei nostri confini. Siamo noi europei a decidere chi può venire nella nostra Unione e a quali condizioni, non i contrabbandieri e i trafficanti”.