RAMALLAH — La caccia all’uomo è durata poche ore e si è chiusa nel posto meno adatto a nascondersi: un letto d’ospedale. L’attentatore che domenica mattina ha ucciso un israeliano di 30 anni a Neve Tzuf, insediamento ebraico a nord di Ramallah, nella Cisgiordania occupata, è stato catturato dai soldati in una clinica della stessa Ramallah, la città che ospita il governo dell’Autorità nazionale palestinese. «I soldati hanno catturato il terrorista che ha compiuto l’attacco», ha annunciato l’esercito: un militare lo aveva ferito sul posto. Perché un ospedale? Perché l’uomo, colpito in fuga, cercava cure nell’unica città vicina dove la sanità non è israeliana. E l’esercito lo ha seguito fin lì, con i blindati davanti all’ingresso.L’agguato è avvenuto poche ore prima dello Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, la festa più solenne del calendario ebraico, che comincia al tramonto di domenica. L’attentatore ha sparato da un’auto e poi è scappato a piedi, riferisce l’Associated Press citando la polizia. La vittima è morta al Beilinson Hospital di Petah Tikva, nel centro di Israele. Era un colono, ha detto il presidente del consiglio che rappresenta gli israeliani degli insediamenti. Meno di un’ora dopo, a un incrocio vicino a Jenin, nel nord del territorio, i soldati hanno ucciso un palestinese che secondo l’esercito tentava di lanciare l’auto contro di loro: il ministero della Salute palestinese lo ha identificato come Sami Zwaideh, 32 anni. Un secondo uomo a bordo è ricercato.La versione palestinese dell’arresto differisce nei toni, non nella sostanza. La Wafa, l’agenzia ufficiale dell’Autorità palestinese, parla di un raid nell’H-Clinic Specialized Hospital e di un ferito prelevato direttamente dal letto; testimonianze raccolte sul posto riferiscono di medici e infermieri minacciati dai militari. Per l’esercito è l’epilogo di un’operazione riuscita. Per i palestinesi, l’ennesima violazione di uno spazio che dovrebbe restare fuori dalla guerra.La chiusura dei villaggiIl capo di stato maggiore, il tenente generale Eyal Zamir, è arrivato sul luogo dell’attacco in mattinata. «L’esercito è in massima allerta, schierato e pronto, con soldati rinforzati in tutti i settori», ha detto. Poi la misura che i palestinesi conoscono bene: «Imporremo la chiusura del villaggio e condurremo indagini, attraverso le quali arriveremo a chiunque abbia aiutato il terrorista». Nel pomeriggio molti posti di blocco della zona erano chiusi o rallentati dalle perquisizioni dei veicoli; i palestinesi denunciano raid in diversi villaggi e decine di arresti. Già prima dell’agguato i soldati avevano circondato Al-Mughayyir, villaggio della stessa area, per una vasta operazione definita antiterrorismo: almeno 28 i fermati secondo fonti ufficiali palestinesi.Il premier Benjamin Netanyahu ha parlato di «attacco omicida» e ha alzato il tiro: «Nessun terrorista è immune, né lo sono quelli che li hanno aiutati. Faremo i conti con tutti loro: a Gaza, in Libano e in Giudea e Samaria», il nome biblico con cui Israele chiama la Cisgiordania. Il messaggio, in realtà, non è per Ramallah: mettendo in fila i tre fronti, il premier incasella un agguato di provincia dentro un’unica guerra regionale — la cornice che da mesi copre operazioni sempre più ampie nel territorio.I numeri dicono che, in Cisgiordania, quella guerra non si è mai fermata. Dall’inizio del conflitto di Gaza oltre 1.100 palestinesi sono stati uccisi da soldati o coloni israeliani, secondo il conteggio dell’AFP su dati del ministero della Salute palestinese; almeno 49 israeliani, tra civili e forze di sicurezza, sono morti nello stesso periodo in attacchi palestinesi o durante operazioni militari, stando ai dati israeliani. Nel territorio, occupato dal 1967, vivono oltre 500.000 israeliani in insediamenti illegali per il diritto internazionale, in mezzo a circa 3 milioni di palestinesi.Gli attacchi dei coloni estremisti contro i villaggi sono cresciuti in modo esponenziale, incoraggiati dai ministri ultranazionalisti del governo; ogni agguato palestinese porta a sua volta chiusure, arresti di massa e nuove incursioni. Il digiuno comincia stasera con i villaggi attorno a Ramallah sigillati e i posti di blocco chiusi: il giorno del perdono, quest’anno, si apre sotto assedio.