ATTO DI FORZA

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Quattro partite, quattro vittorie. La Roma passa anche sul campo del Torino, vince 2-0 all’Olimpico Grande Torino e continua a guardare tutti dall’alto insieme all’Inter. Ma stavolta, più ancora del risultato, conta il modo. Perché quella di Gasperini non è più soltanto una squadra che vince: è una squadra che comincia a sapere perché vince.Anche contro i granata la Roma ha comandato. Ha tenuto il pallone, ha schiacciato a lungo il Torino nella propria trequarti, ha imposto una superiorità tecnica e fisica evidente e ha concesso pochissimo. Non ha avuto bisogno di una prestazione scintillante o di un assalto continuo: le sono bastati controllo, maturità e la qualità dei suoi uomini migliori. Prima Malen nel finale del primo tempo, poi Pisilli nel recupero hanno trasformato in gol una superiorità che si era vista per gran parte della partita.Ed è proprio questo il dato che impressiona di più. La Roma oggi sa vincere senza dover necessariamente giocare la partita perfetta. Sa aspettare, sa accelerare quando serve, sa proteggersi e soprattutto sa cambiare interpreti senza smarrire la propria identità. A Torino Gasperini ha dovuto fare i conti con imprevisti tutt’altro che banali. Ndicka fuori per il virus influenzale accusato alla vigilia, Wesley indisponibile, Koné inizialmente in panchina dopo i problemi al ginocchio dei giorni scorsi. Tre giocatori che, in condizioni normali, appartengono all’ossatura della squadra. Eppure la Roma non ha dato l’impressione di perdere peso.Anzi. La prestazione di Leonardo Balerdi è forse il manifesto più bello della serata. Chiamato a sostituire Ndicka, l’argentino ha giocato con una personalità impressionante: aggressivo in marcatura, forte nel gioco aereo, rapido nelle coperture in campo aperto e sempre dentro la partita. Tutto si può dire di Balerdi, tranne che sia un semplice rincalzo. E questa, per una squadra chiamata a giocare campionato e Champions, è una notizia enorme.Lo stesso vale per De Roon, entrato nella ripresa e subito perfettamente dentro il meccanismo. Esperienza, letture, ordine: un giocatore gasperiniano fino al midollo. Lulli ha confermato ancora una volta di poter stare a questo livello, mentre Molina, utilizzato sulla corsia sinistra al posto di Wesley, ha dato il suo contributo senza creare scompensi. È qui che si misura la crescita rispetto al passato. Per anni la Roma ha avuto bisogno dei suoi titolarissimi per mantenere un certo livello. Oggi, invece, comincia ad avere una rosa nella quale le alternative non sembrano più corpi estranei. Entrano, giocano, tengono la squadra dentro la partita. E in una stagione lunga questo può fare una differenza gigantesca.Poi, naturalmente, esistono i campioni. E finché la Roma potrà contare sul talento di Paulo Dybala e sulla potenza realizzativa di Donyell Malen, sognare qualcosa di importante non sarà vietato. Dybala continua ad essere il giocatore capace di trasformare una partita normale in qualcosa di diverso con una giocata, un passaggio, un’intuizione. Malen, invece, dà alla Roma quello che per troppo tempo è mancato: un attaccante che sente la porta e trasforma in gol il lavoro della squadra.Non serve esagerare, però. L’Inter resta più forte. Ha più qualità complessiva, maggiore profondità e parte inevitabilmente davanti a tutti nella corsa allo scudetto. Ma la Roma si è conquistata con determinazione il diritto di presentarsi al confronto diretto senza complessi e senza la sensazione di dover semplicemente limitare i danni. Sabato all’Olimpico arriveranno proprio i nerazzurri. Roma e Inter si presenteranno allo scontro diretto a punteggio pieno, ed è difficile immaginare un modo migliore per misurare realmente le ambizioni della squadra di Gasperini. Non sarà una sentenza sul campionato, sarebbe assurdo pensarlo a settembre. Ma sarà un test magnifico per capire quanto questa Roma possa davvero avvicinarsi alla squadra che resta il riferimento del torneo.Una cosa, intanto, Torino l’ha già raccontata. La Roma è solida, è sana, ha fame e soprattutto sembra convinta di ciò che sta facendo. Non dipende più soltanto dagli undici nomi scritti sulla distinta iniziale e continua a trovare risposte anche da chi parte più indietro. Quattro vittorie consecutive non consegnano titoli e non trasformano automaticamente una squadra in una candidata allo scudetto. Ma autorizzano a guardare un po’ più in alto. E questa Roma, oggi, ha tutto il diritto di provarci.Giallorossi.net | Andrea FioriniL'articolo ATTO DI FORZA proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.