Altro che patogeni esotici: il West Nile virus è ancora in crescita in Italia. L’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità segnala quasi 600 casi al 9 settembre – per la precisione 594, contro i 521 nel report precedente – di cui 306 nella forma neuroinvasiva, con 79 province coinvolte e 41 morti (uno in un caso importato dall’estero). Ormai sempre più spesso questa arbovirosi è protagonista delle cronache locali, mentre salgono contagi, isolamenti e ricoveri. “Il nostro Paese ormai detiene il primato europeo per numero di infezioni e ampiezza geografica, probabilmente anche a causa dei cambiamenti cimatici e delle rotte migratorie degli uccelli, che sono il serbatoio del West Nile virus”, dice a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus Bio-Medico. West Nile tra clima e geografia“La forte diffusione di questo virus in Italia – aggiunge lo specialista – non è casuale ma è strettamente collegata a fattori climatici, ecologici e geografici: il West Nile Virus è ormai considerato endemico in Italia dal 2008. Il fatto è che nel nostro Paese ormai c’è un habitat ideale per gli uccelli selvatici, che hanno scelto località per svernare e riprodursi stabilmente anno dopo anno. La presenza di specchi d’acqua, risaie e fiumi agevola la coesistenza tra le popolazioni di uccelli serbatoio e le zanzare. Inoltre l’innalzamento delle temperature medie estive (stabilmente sopra i 25°C) e l’alternanza di piogge intense a periodi di caldo-umido accelerano drasticamente il ciclo riproduttivo di questi insetti e lo sviluppo biologico del virus al loro interno”.Il ruolo delle zanzare e degli animali nel ciclo del West Nile virusL’Italia “possiede uno dei sistemi di sorveglianza veterinaria e medica più rigorosi ed efficienti d’Europa, ma il West Nile virus circola oramai stabilmente nel nostro Paese. E le zanzare vettrici pungendo animali o uomini trasmettono la malattia”, riflette Ciccozzi, che ha parlato di West Nile anche a ‘Elisir’ su Rai3.Il fatto è che in questa malattia intervengono più specie: gli insetti, ma anche uccessi e cavalli. “L’uomo e il cavallo – spiega – sono considerati ospiti ‘a fondo cieco’: questo significa che la quantità di virus che circola nel loro sangue è troppo bassa per infettare una zanzara che dovesse pungerli. Di conseguenza, la catena di trasmissione si ferma e non può esserci un contagio da uomo a zanzara, né da uomo a uomo tramite contatto diretto”. I sintomi Quanto ai sintomi e agli effetti dell’infezione, “nella stragrande maggioranza delle persone passa del tutto inosservata, in altri casi possono manifestarsi diversi livelli di gravità: da una comune sindrome pseudo-influenzale che dura pochi giorni, si va a una forma grave o neuro-invasiva (meno dell’1%dei casi). Il West Nile colpisce più duramente soprattutto anziani e soggetti fragili o immunodepressi: il virus attacca il sistema nervoso centrale causando meningite, encefalite o paralisi flaccida”. La novità dell’estate 2026 per Ciccozzi riguarda soprattutto la distribuzione geografica dei casi: “Da Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte ormai il West Nile virus si sta progressivamente estendendo anche alle regioni del Centro e del Sud Italia, a causa delle temperature favorevoli alla proliferazione delle zanzare”. Questo articolo West Nile in Italia, la geografia di un virus da quasi 600 casi proviene da LaPresse