La guerra tra Usa e Iran domina la settimana dei leader all’Onu. Trump esita: «Voglio annientarli o no?»

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NEW YORK — «Voglio entrare e annientarli o no?». La domanda che incombe sulla settimana più affollata della diplomazia mondiale l’ha posta lo stesso Donald Trump, confidando al sito americano Axios che c’è una «grande decisione in arrivo» sull’Iran. Da martedì i leader del pianeta sfileranno al podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite senza sapere se il presidente americano intenda chiudere la guerra o allargarla.Perché il fatto, quest’anno, è senza precedenti recenti: l’alta settimana si apre con gli Stati Uniti in guerra. Il conflitto con l’Iran, cominciato il 28 febbraio dopo i raid americani e israeliani sui siti nucleari del giugno 2025, dura da oltre sei mesi e tiene lo stretto di Hormuz in gran parte chiuso. Eppure giovedì il Dipartimento di Stato — il ministero degli Esteri americano — ha approvato i visti per la «delegazione centrale del regime iraniano»: il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi verranno a New York, con restrizioni di movimento, divieto di comprare beni di lusso e un seguito più piccolo dell’anno scorso.I due nemici parleranno dallo stesso podio? Sì, ma non lo stesso giorno: Trump martedì mattina (il pomeriggio in Italia), subito dopo il Brasile che apre per tradizione; Pezeshkian in una mattinata successiva, nello stesso turno dell’Ucraina. L’ambasciatore Usa all’Onu Mike Waltz anticipa la linea: «Ci aspettiamo che il presidente evidenzi come abbia affrontato di petto problemi complessi», dall’impegno che l’Iran non abbia mai l’arma nucleare al piano di pace in 20 punti per Gaza. Una fonte americana di alto livello è più diretta: «In un modo o nell’altro, ci aspettiamo che il regime iraniano abbandoni la ricerca dell’arma nucleare». Per gli analisti dell’International Crisis Group, Trump proverà a «rilucidare le credenziali di pacificatore difendendo le operazioni militari all’estero» — mentre esperti sostenuti dall’Onu ipotizzano possibili crimini di guerra americani in Iran.Perché ammettere Teheran e respingere, per il secondo anno consecutivo, il presidente palestinese Mahmoud Abbas? Perché Washington sceglie chi vuole in sala: il via libera agli iraniani è arrivato un giorno dopo il no ad Abbas, e il messaggio è che sull’Iran si negozia, sulla Palestina no. La Francia, che questo mese presiede il Consiglio di sicurezza, proverà comunque a rilanciare la soluzione dei due Stati: è l’ultima alta settimana di Emmanuel Macron, il cui mandato scade nel 2027. Benjamin Netanyahu è atteso per una visita lampo, dopo che il sindaco di New York Zohran Mamdani ha ammesso di non poter eseguire il mandato d’arresto della Corte penale internazionale contro il premier israeliano.La successione a GuterresE chi guiderà l’Onu dal 2027? Il secondo mandato di António Guterres scade il 31 dicembre e la corsa animerà i corridoi più dell’aula: «Un processo non molto riuscito finora, non sta emergendo alcun consenso», ammette un diplomatico europeo, mentre due giorni fa si è ritirata l’ex presidente cilena Michelle Bachelet. Il segretario generale uscente consegna intanto all’agenzia France-Presse un bilancio cupissimo: «Quando guardiamo alla guerra Russia-Ucraina e a tutto il Medio Oriente, ogni giorno le cose peggiorano un po’. Non c’è miglioramento da nessuna parte: siamo a serio rischio di esplosione».Poi ci sono le assenze che parlano. Xi Jinping salta l’Assemblea e volerà direttamente a Washington per una visita di Stato («La Cina ha sempre visto l’alta settimana come terreno americano», osserva Daniel Forti, analista dello stesso Crisis Group). Volodymyr Zelensky invece ci sarà, per chiedere agli alleati di non distogliere lo sguardo da Kiev mentre Mosca reagisce agli attacchi dei droni ucraini a lungo raggio contro le sue infrastrutture energetiche.Alla domanda che ha posto a sé stesso, Trump per ora non risponde. La conseguenza è già visibile: da oggi, e per tutta la settimana, strade e marciapiedi attorno al Palazzo di Vetro chiudono a rotazione. New York si blinda, in attesa di sapere che cosa dirà l’uomo che parlerà per secondo, martedì mattina.