CI SIAMO QUASI

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Resta l’amaro in bocca, inevitabilmente. Quando vai all’intervallo avanti 2-0 contro l’Inter, dopo aver giocato probabilmente i migliori 45 minuti dell’era Gasperini, il pareggio finale non può lasciare completamente soddisfatti. Ma dentro il 2-2 dell’Olimpico c’è anche una notizia molto più importante del risultato: questa Roma può davvero giocarsela con la squadra più forte del campionato.Il primo tempo è stato una dichiarazione d’intenti. Intensità, coraggio, aggressività, qualità. La Roma ha affrontato l’Inter senza complessi, andando a prenderla alta e costringendola spesso a rincorrere. E considerando il valore dell’avversario, probabilmente non si vedevano da tempo quarantacinque minuti romanisti di questo livello.A illuminare l’Olimpico è stato soprattutto Manu Koné. Proprio lui, il centrocampista che nelle ultime sessioni di mercato era stato ripetutamente accostato all’Inter. Due gol, prima il destro di controbalzo dentro l’area, poi il sinistro sotto la traversa da distanza ravvicinata. Una doppietta che per qualche minuto ha trasformato lo stadio in una pentola a pressione. Il 2-0 all’intervallo non raccontava neppure completamente ciò che si era visto. Perché la Roma aveva rischiato qualcosa, inevitabile contro una squadra di questo livello, ma aveva anche dato la sensazione di poter trovare il terzo gol con un pizzico di lucidità in più negli ultimi metri.Poi arriva la seconda partita. Quella che comincia praticamente insieme alla ripresa, quando Lautaro Martinez riapre immediatamente tutto sfruttando al meglio un errore di Mancini sulla trequarti avversaria. Ed è lì che l’Inter torna a essere l’Inter: una squadra che non muore mai, abituata alle rimonte e capace di sentire l’odore della paura appena l’avversario concede qualcosa.La Roma comincia a perdere lo smalto del primo tempo. Il gol a inizio frazione, l’ennesimo incassato in questo avvio stagionale, toglie certezze. Le energie diminuiscono, gli spazi aumentano e il pallone resta con maggiore continuità tra i piedi dei nerazzurri. Gasperini prova a intervenire dalla panchina, ma stavolta la gestione dei cambi lascia qualche interrogativo. Balerdi, ancora una volta tra i migliori, è costretto a uscire per un crampo. Ma nel corso della ripresa lasciano il campo anche Mancini ed Hermoso e la Roma finisce per cambiare completamente il proprio pacchetto difensivo. Una rivoluzione che assorbe inevitabilmente sostituzioni che forse sarebbero servite altrove, soprattutto per restituire freschezza e imprevedibilità a centrocampo e davanti.Eppure la palla per chiuderla arriva comunque. Malen, meno brillante rispetto alle ultime uscite ma sempre pericoloso, si gira splendidamente dentro l’area e calcia praticamente a colpo sicuro. Martinez salva la porta col volto, in maniera tanto efficace quanto fortunosa. Sarebbe stato il 3-1. Poco dopo arriva invece il 2-2. Ancora Lautaro. Ancora un movimento e una conclusione da attaccante di razza purissima. È questo il livello dei grandi giocatori: puoi contenerli per una partita intera, ma basta concedere mezzo metro e ti presentano il conto.Il discorso vale anche per Paulo Dybala, nel bene e nel male. La Joya è stata ancora una volta il cervello offensivo della Roma. Quando il pallone passa dai suoi piedi succede quasi sempre qualcosa: assist, aperture, filtranti, giocate che trasformano un’azione normale in una situazione pericolosa. È stato uno dei giocatori più trascinanti della serata. Ma continua a mancargli maledettamente il gol. Anche contro l’Inter ha avuto un paio di occasioni nelle quali il suo sinistro avrebbe potuto mettere la firma definitiva sulla partita. Non è successo. E per un giocatore con il suo talento comincia a essere l’unico vero neo di un periodo altrimenti straordinario.È facile allora guardare il 2-2 soltanto attraverso ciò che è sfuggito. Il doppio vantaggio, l’occasione di Malen, una partita che sembrava nelle mani della Roma. Sarebbe però un errore dimenticare da dove arrivava questa squadra. La Roma di oggi è nettamente più forte, più profonda e più consapevole di quella della scorsa stagione. Quando ha tutti a disposizione possiede calciatori capaci di decidere le partite: Malen lo ha dimostrato nelle ultime settimane, Koné lo ha fatto stasera, Dybala continua a farlo attraverso il gioco. E dietro Gasperini può ormai cambiare interpreti senza mettere a repentaglio il livello della squadra.Il primo tempo contro l’Inter è probabilmente la prova più convincente di questa crescita. Perché un conto è dominare un avversario inferiore, un altro è mettere sotto per lunghi tratti la squadra campione d’Italia. Alla vigilia un pareggio contro l’Inter non sarebbe stato certo un risultato da disprezzare. Dopo essere stati avanti 2-0, invece, sembra quasi una mezza occasione persa. Le due cose possono convivere.La Roma resta in testa insieme ai nerazzurri (e alla Lazio, la sorpresa di questo avvio di stagione) dopo quattro vittorie e questo pareggio. Adesso arriveranno tre settimane lunghissime prima di un nuovo ciclo che alzerà ancora l’asticella tra campionato e Champions League. E alla ripresa ci sarà subito il Como di Fabregas, una delle squadre che insieme proprio a Roma e Inter ha impressionato maggiormente in questo avvio.Gasperini ripete che per parlare davvero di obiettivi bisognerà aspettare. Ha ragione. Ma una risposta, stasera, la Roma l’ha già data: non sappiamo ancora se potrà restare lassù fino alla fine, ma adesso sappiamo che contro chi lassù vive da anni può giocare alla pari. Ed è forse questo, più del punto conquistato, il vero risultato di Roma-Inter.Giallorossi.net | Andrea FioriniL'articolo CI SIAMO QUASI proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.